
(AGENPARL) - Roma, 16 Maggio 2026 - Intervenendo alla commemorazione ufficiale del 78° anniversario della Nakba presso le Nazioni Unite, l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha lanciato un monito senza precedenti: la solidarietà internazionale è “insufficiente” se non si traduce in azioni concrete contro le politiche espansioniste e il “terrorismo di Stato” del regime occupante.
Il fallimento dei doppi standard
Iravani ha chiesto una “rivalutazione critica” degli approcci diplomatici decennali, definendoli fallimentari. Secondo l’inviato di Teheran, il silenzio della comunità internazionale ha permesso la pulizia etnica e lo spostamento forzato dei civili. “La storia giudicherà chi ha permesso l’ingiustizia attraverso l’indifferenza”, ha dichiarato, sottolineando che la resa non è un’opzione praticabile.
Resistenza come necessità legale
Il passaggio chiave del discorso sposta l’asse della contesa: la ricerca della giustizia non lascia altro percorso che una “resistenza costante”. Per l’Iran, il futuro della Palestina deve essere deciso esclusivamente dal suo popolo, respingendo ogni interferenza di “attori extraregionali” (riferimento chiaro agli USA) che alimentano il militarismo nell’Asia occidentale.