(AGENPARL) - Roma, 16 Maggio 2026 - Mentre la tensione nello Stretto di Hormuz raggiunge livelli di guardia con nuovi sequestri di navi nelle ultime ore, l’Iran sposta la battaglia sul piano diplomatico ed economico. Intervenendo alla riunione speciale dell’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha lanciato un monito durissimo: la stabilità dei mercati globali e la sicurezza alimentare del pianeta sono in ostaggio dell’“aggressione militare” di Stati Uniti e Israele.
Il Ricatto dell’Energia e dei Fertilizzanti
Iravani ha collegato direttamente gli attacchi alle infrastrutture petrolchimiche iraniane alla crisi delle catene di approvvigionamento. “L’instabilità attuale non nasce dal nulla”, ha dichiarato l’ambasciatore, sottolineando come la distruzione di impianti sensibili stia mettendo a rischio non solo il petrolio, ma anche la produzione globale di fertilizzanti, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’agricoltura mondiale.
Hormuz: “Sovranità non negoziabile”
Il punto più critico del discorso riguarda lo Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito che la normalizzazione del traffico marittimo avverrà solo a due condizioni:
- Cessazione immediata dell’escalation militare.
- Revoca totale del blocco marittimo imposto dagli Stati Uniti.
“La pace non si raggiunge con la pressione”, ha concluso Iravani, scaricando l’intera responsabilità delle conseguenze economiche globali su Washington e sui suoi partner regionali.
Escalation sul campo
Le parole di Iravani arrivano in un momento drammatico. Agenzie di monitoraggio marittimo riportano che, nonostante i tentativi di mediazione “dietro le quinte” menzionati dal Presidente Trump dopo i suoi incontri con Xi Jinping, la Guardia Rivoluzionaria ha intensificato i controlli e i sequestri nel braccio di mare più strategico del mondo. L’Iran sembra voler dimostrare che, senza un accordo che includa il riconoscimento della propria autorità sullo Stretto, il flusso energetico globale rimarrà un’incognita.
