(AGENPARL) - Roma, 26 Aprile 2026 - 1. L’Atto Primo: L’illusione del tavolo (Venerdì – Sabato)
Il Pakistan si propone come il grande mediatore. Araghchi arriva a Islamabad con un mandato chiaro da Teheran: sondare il terreno per un cessate il fuoco regionale. La delegazione USA (Kushner/Witkoff) è pronta a partire. Sembra l’inizio di una nuova era, ma è solo il posizionamento delle pedine. L’Europa, intanto, non viene nemmeno invitata a sedersi.
2. L’Atto Secondo: Il “No” tattico e il gioco del gatto col topo (Domenica mattina)
Trump rompe gli indugi. Con una mossa da manuale del “The Art of the Deal”, annulla il volo dei suoi inviati. Il motivo? “L’Iran non è serio”. In realtà, è una prova di forza: Trump vuole svuotare il vertice fisico per riportare la trattativa sotto il suo controllo diretto (e telefonico), togliendo al Pakistan il ruolo di protagonista.
3. L’Atto Terzo: Il giallo della “proposta” e il silenzio di Teheran (Domenica pomeriggio)
Qui la melina tocca il picco. Trump dichiara di aver ricevuto una proposta “migliore” proprio grazie al suo rifiuto. Teheran (via IRNA) non smentisce. Perché? Perché a entrambi conviene l’ambiguità:
• A Trump serve per dire ai suoi elettori: “Ho vinto io, hanno ceduto”.
• All’Iran serve per non far fallire il dialogo e mantenere Araghchi al tavolo (che intanto torna a Islamabad per la seconda volta in due giorni).
Conclusioni dell’analisi: Chi vince davvero?
• Il vincitore morale: Trump, che ha dimostrato di poter gestire una crisi mondiale da Mar-a-Lago con un post, rendendo irrilevanti migliaia di chilometri di voli diplomatici.
• Il perdente: L’istituzione del “vertice internazionale”. Islamabad doveva essere la nuova Ginevra, è diventata solo il recapito per la posta di Trump.
• Stasera: Araghchi atterra di nuovo in Pakistan. È una mossa puramente politica. Vuole presidiare il territorio. Se fosse andato a Mosca stasera, avrebbe dato l’idea di una “fuga”. Tornando a Islamabad, dice al mondo: “Io sono qui, dove sono gli americani?”.
• La delegazione: Il fatto che anche i delegati che erano a Teheran tornino a Islamabad stasera conferma che l’Iran vuole mantenere viva la “scenografia” del negoziato in Pakistan, nonostante il vuoto lasciato da Trump.
Attendiamo le mosse successive di controgioco
