(AGENPARL) - Roma, 26 Aprile 2026 - L’Iran non aspetta i tempi di Washington. Mentre Donald Trump ostenta sicurezza e congela l’invio dei suoi mediatori in Pakistan, Abbas Araghchi prosegue senza esitazioni verso il Cremlino. Quella a Mosca non è una visita di cortesia dell’ultimo minuto, ma una missione già in calendario che oggi assume un peso specifico enorme: è la risposta di Teheran all’indifferenza tattica della Casa Bianca.
Se il Pentagono stringe il cappio attorno a Hormuz, Araghchi cerca di blindare le proprie spalle parlando direttamente con Putin. Il segnale è chiaro: l’Iran ha già messo nero su bianco le proprie condizioni attraverso messaggi riservati affidati ai pakistani, chiarendo che su nucleare e navigazione non ci saranno passi indietro. Adesso, il viaggio in Russia serve a trasformare quelle parole in una posizione di forza condivisa. Mentre la diplomazia occidentale resta alla finestra, Teheran stringe i bulloni dell’unico asse che può realmente impensierire i piani americani. La partita non è affatto chiusa, si è solo spostata dove Trump non può controllarla.
