(AGENPARL) - Roma, 17 Aprile 2026 - La Bulgaria si prepara a tornare alle urne in un clima di profonda incertezza politica, con elezioni parlamentari anticipate che rappresentano l’ennesimo tentativo di porre fine a una crisi istituzionale che si protrae ormai dal 2021. Domenica, i cittadini di questo Paese balcanico di circa 6,5 milioni di abitanti voteranno per l’ottava volta in cinque anni, un dato che fotografa con chiarezza la difficoltà nel costruire governi stabili e duraturi.
Negli ultimi anni, il sistema politico bulgaro è stato caratterizzato da parlamenti frammentati, coalizioni fragili e governi di breve durata, spesso sostituiti da esecutivi tecnici nominati dalla presidenza. Alla base di questa instabilità vi sono profonde divisioni su temi cruciali come la riforma della giustizia, la lotta alla corruzione, la politica energetica e il posizionamento internazionale del Paese, in particolare rispetto alla guerra tra Russia e Ucraina.
Il voto di domenica riguarderà il rinnovo dell’Assemblea nazionale, composta da 240 seggi, ma difficilmente porterà a una maggioranza chiara. I sondaggi indicano infatti un quadro ancora frammentato, con la possibilità concreta di ulteriori negoziati complessi per la formazione di un governo.
Al centro della scena politica emerge il nuovo partito Bulgaria Progressista, guidato dall’ex presidente Rumen Radev, che secondo le rilevazioni potrebbe ottenere circa il 38% dei voti, pari a oltre 100 seggi. Una performance significativa, ma probabilmente insufficiente per governare da solo, considerando che la soglia per la maggioranza è fissata a 121 seggi.
Radev, ex comandante dell’aeronautica e figura considerata anti-establishment, ha costruito la propria campagna sulla lotta alla corruzione e sul contrasto alle reti oligarchiche che, a suo dire, condizionano profondamente la vita politica ed economica del Paese. La sua retorica ha trovato consenso in una parte dell’elettorato stanca delle dinamiche tradizionali, ma ha anche suscitato preoccupazioni tra gli osservatori occidentali, soprattutto per le sue posizioni più caute sul sostegno militare all’Ucraina e le critiche all’integrazione nell’eurozona.
Le radici della crisi attuale risalgono alle elezioni dell’ottobre 2024, che avevano prodotto un parlamento senza maggioranza e un’affluenza inferiore al 40%. Il partito di centro-destra GERB, guidato dall’ex premier Boyko Borissov, era risultato il più votato con il 26%, ma non era riuscito a formare un governo stabile. Ne era nato un esecutivo di coalizione guidato da Rosen Zhelyazkov, sostenuto anche dai socialisti e da altre forze politiche.
Tuttavia, il governo è stato travolto dalle proteste dopo la proposta di bilancio per il 2026, che prevedeva aumenti fiscali e maggiori contributi sociali. Le manifestazioni hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema della corruzione, con la Bulgaria che continua a figurare tra i Paesi dell’Unione Europea con i livelli più elevati di percezione del fenomeno. A ciò si aggiungono le difficoltà economiche, con il PIL pro capite più basso dell’intero blocco europeo.
Dopo le dimissioni di Zhelyazkov e tre tentativi falliti di formare un nuovo governo, il presidente ha sciolto il parlamento e indetto nuove elezioni, aprendo l’ennesima fase di transizione.
Accanto a Bulgaria Progressista, i sondaggi indicano come seconda forza la coalizione conservatrice GERB-UDF con circa il 20% dei consensi, seguita dall’alleanza riformista filo-occidentale Continua il Cambiamento – Bulgaria Democratica, ferma intorno al 13%. Più indietro il Movimento per i Diritti e le Libertà, rappresentativo delle minoranze etniche, e il partito di estrema destra Revival, in calo rispetto alle precedenti elezioni.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’integrità del processo elettorale. Le elezioni del 2024 erano state parzialmente annullate dalla Corte costituzionale per irregolarità, e anche in vista del voto attuale sono emersi segnali allarmanti. Le autorità hanno segnalato centinaia di casi sospetti di compravendita di voti, con arresti e sequestri di denaro destinato a influenzare il risultato elettorale.
Per contrastare questi fenomeni, sono state introdotte nuove misure di sicurezza, tra cui sistemi di monitoraggio rafforzati e canali dedicati per le segnalazioni. Tuttavia, il numero di denunce di irregolarità è aumentato sensibilmente rispetto al passato, segno di una crescente attenzione ma anche di una persistente vulnerabilità del sistema.
Le urne saranno aperte dalle 7:00 alle 20:00, con possibile estensione di un’ora, mentre i risultati preliminari sono attesi tra la tarda serata di domenica e lunedì.
Il voto rappresenta un passaggio cruciale non solo per la stabilità interna della Bulgaria, ma anche per il suo ruolo nello scenario europeo e internazionale. In gioco non c’è soltanto la formazione di un nuovo governo, ma la direzione futura del Paese, sospeso tra riforme necessarie, tensioni geopolitiche e una crescente domanda di cambiamento da parte dei cittadini.