(AGENPARL) - Roma, 14 Aprile 2026 - Il transito della petroliera Rich Starry nello Stretto di Hormuz, avvenuto nelle prime ore di martedì 14 aprile, rappresenta il primo superamento fisico del blocco navale totale imposto dall’amministrazione Trump. Al di là del dato di cronaca, l’episodio delinea i limiti operativi della “massima pressione” statunitense in un quadrante ad alta densità di traffico commerciale.
La dinamica dell’attraversamento
L’unità, battente bandiera liberiana ma riconducibile alla proprietà cinese della Shanghai Xuanrun Shipping, ha effettuato una manovra di avvicinamento prudenziale. Dopo aver caricato metanolo presso il porto di Hamriyah, negli Emirati Arabi Uniti, la nave ha testato la risposta della Marina USA con una simulazione di inversione di rotta, per poi procedere verso lo Stretto.
L’assenza di un intervento cinetico (fuoco o abbordaggio) da parte delle unità della Quinta Flotta ha permesso il completamento del transito. Questo fatto stabilisce un precedente: il blocco navale, sebbene dichiarato come “totale”, deve confrontarsi con il dilemma dell’escalation contro asset legati direttamente o indirettamente a Pechino.
Il ruolo degli Emirati e della logistica
Un elemento centrale dell’analisi riguarda la base di partenza. Il carico della Rich Starry è avvenuto negli Emirati Arabi Uniti. Il fatto che un partner strategico degli Stati Uniti abbia consentito le operazioni di carico a una nave già sanzionata dal Tesoro americano indica una divergenza tra gli obiettivi di sicurezza di Washington e le necessità economiche dei porti del Golfo.
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