(AGENPARL) - Roma, 17 Agosto 2026 - La Federazione calcistica scozzese (Scottish FA) ha ritirato il proprio sostegno al presidente della FIFA Gianni Infantino e ha annunciato che non voterà per la sua rielezione alle elezioni previste nel 2027. La decisione rappresenta un nuovo segnale della crescente frattura tra una parte del calcio europeo e l’attuale leadership dell’organismo mondiale.
A confermare la posizione scozzese è stato l’amministratore delegato della Scottish FA, Ian Maxwell, secondo il quale la federazione condivide le preoccupazioni espresse a livello UEFA sulla governance della FIFA.
La presa di posizione arriva dopo settimane di tensioni legate soprattutto al controverso progetto FIFA Forward Enterprise (FFE), successivamente abbandonato. Il piano prevedeva la creazione di una struttura commerciale destinata a gestire importanti attività economiche della FIFA, compresi diritti commerciali e biglietteria delle principali competizioni, con la prospettiva di cedere una quota del capitale a investitori privati.
La Scottish FA si schiera con la UEFA
Maxwell ha spiegato che la posizione della federazione scozzese era già emersa durante il confronto tra le 55 federazioni affiliate alla UEFA.
«La posizione della SFA è stata chiara fin dall’incontro delle 55 federazioni UEFA», ha dichiarato Maxwell alla BBC Sport.
Il dirigente ha sottolineato l’importanza di mantenere una posizione europea comune piuttosto che procedere attraverso iniziative isolate delle singole federazioni.
«Ci siamo allineati alla posizione della UEFA e 55 nazioni sono più forti di una sola voce», ha affermato.
Maxwell ha quindi fatto riferimento alla successiva dichiarazione europea critica nei confronti della gestione della FIFA, spiegando che la Scottish FA ne condivide pienamente il contenuto.
La conseguenza politica è particolarmente significativa: la Scozia non intende sostenere Infantino nella prossima elezione presidenziale FIFA.
Il progetto FIFA Forward Enterprise al centro delle critiche
Uno dei principali elementi alla base dello scontro è stato il progetto FIFA Forward Enterprise.
Secondo il piano discusso, la FIFA avrebbe creato una nuova società incaricata di gestire importanti attività commerciali collegate alle proprie competizioni, compresa la Coppa del Mondo.
Il progetto prevedeva inoltre la possibilità di vendere a un investitore privato una partecipazione pari al 21% della nuova struttura.
L’obiettivo dichiarato dalla FIFA era aumentare il valore delle proprie attività commerciali e, attraverso maggiori entrate, incrementare le risorse disponibili per lo sviluppo del calcio e per le federazioni affiliate.
La proposta ha tuttavia suscitato forti perplessità.
I critici hanno contestato soprattutto l’idea di consentire a investitori privati di acquisire una partecipazione in una struttura collegata ad alcune delle attività economicamente più importanti della FIFA.
La controversia ha assunto rapidamente una dimensione politica all’interno del calcio internazionale.
La FIFA abbandona il piano
Di fronte alle divisioni emerse tra federazioni e confederazioni, Infantino ha infine annunciato che il progetto non sarebbe andato avanti.
Il presidente FIFA ha spiegato che l’iniziativa era stata concepita per rafforzare economicamente le federazioni affiliate, in particolare quelle maggiormente dipendenti dai programmi di sviluppo finanziati dall’organizzazione mondiale.
Infantino ha però riconosciuto che il progetto aveva prodotto divisioni tali da renderne controproducente la prosecuzione.
L’abbandono della FIFA Forward Enterprise non sembra tuttavia aver chiuso la crisi.
Per alcune federazioni europee, la controversia ha infatti sollevato interrogativi più ampi sulla governance, sul processo decisionale e sul rapporto tra la presidenza FIFA e le associazioni nazionali.
Maxwell respinge le accuse di conflitto d’interessi
L’amministratore delegato della Scottish FA ha affrontato anche le domande riguardanti Mike Mulraney, presidente della federazione scozzese e figura coinvolta nelle strutture finanziarie della FIFA.
Maxwell ha respinto l’ipotesi secondo cui la SFA avrebbe evitato in precedenza di criticare pubblicamente Infantino proprio a causa della posizione ricoperta da Mulraney.
La federazione sostiene quindi che il proprio orientamento debba essere interpretato come parte della più ampia posizione assunta dal calcio europeo e non come il risultato di equilibri personali all’interno della FIFA.
Non soltanto la Scozia: cresce il fronte britannico e irlandese
La decisione scozzese non è isolata.
Anche le federazioni di Inghilterra, Galles e Repubblica d’Irlanda hanno ritirato il proprio sostegno a Infantino in vista delle elezioni FIFA del 2027.
Sta così emergendo un fronte particolarmente critico nelle isole britanniche, inserito in una contestazione europea più ampia.
La situazione potrebbe avere conseguenze significative in vista del prossimo Congresso elettivo della FIFA.
Il presidente della FIFA viene eletto dalle federazioni nazionali affiliate e ogni associazione dispone di un voto. Ciò significa che l’Europa, nonostante il proprio enorme peso economico e sportivo, non può determinare da sola l’esito di un’elezione.
Ed è proprio questo elemento a rendere particolarmente interessante la situazione di Infantino.
Infantino conserva importanti sostegni internazionali
Mentre cresce l’opposizione europea, Infantino continua infatti a disporre di un significativo sostegno in altre regioni del mondo.
Tra i blocchi indicati come favorevoli alla sua leadership figurano federazioni appartenenti alla Confederazione Africana di Calcio (CAF), alla CONMEBOL sudamericana e alla OFC, che rappresenta l’Oceania.
Anche diverse federazioni arabe hanno espresso pubblicamente sostegno al presidente FIFA.
Tra queste figurano Marocco e Qatar, insieme ad altre associazioni nazionali della regione.
Si delinea quindi una situazione nella quale le critiche provenienti da una parte dell’Europa non equivalgono necessariamente a una perdita della maggioranza mondiale.
Perché il voto FIFA è diverso dagli equilibri del calcio europeo
La struttura elettorale della FIFA è fondamentale per comprendere il futuro politico di Infantino.
La FIFA riunisce oltre 200 federazioni nazionali e il principio generale è quello di un’associazione, un voto.
Una grande potenza calcistica europea non dispone quindi formalmente di un peso elettorale superiore a quello di una federazione appartenente a un Paese molto più piccolo.
Questa caratteristica ha storicamente reso Africa, Asia, Caraibi, Oceania e altre regioni determinanti nelle elezioni presidenziali.
Infantino ha costruito una parte importante del proprio consenso proprio attraverso rapporti con federazioni che beneficiano dei programmi FIFA per infrastrutture, sviluppo del calcio giovanile, formazione e sostegno economico.
Per questo motivo, una rivolta europea può rappresentare un serio problema politico e reputazionale senza necessariamente tradursi automaticamente nella sconfitta del presidente.
Una frattura sulla governance del calcio mondiale
Il caso FFE ha comunque evidenziato una divergenza più profonda.
Da una parte, la FIFA sostiene la necessità di aumentare continuamente i ricavi per redistribuire maggiori risorse al calcio mondiale. Dall’altra, i critici chiedono maggiore trasparenza e un maggiore coinvolgimento delle federazioni nelle decisioni che riguardano gli asset commerciali più preziosi dell’organizzazione.
La discussione non riguarda dunque esclusivamente una società commerciale poi accantonata.
Riguarda il modello di gestione della FIFA e il delicato equilibrio tra la necessità di generare miliardi attraverso Coppe del Mondo, sponsorizzazioni, diritti televisivi e biglietteria e la natura istituzionale di una federazione internazionale chiamata a governare lo sport.
Verso un’elezione FIFA del 2027 molto più politica
La decisione della Scottish FA contribuisce infine a trasformare le elezioni FIFA del 2027 in un appuntamento potenzialmente molto più combattuto sul piano politico.
Molto dipenderà dall’eventuale presenza di candidati alternativi credibili e dalla capacità delle federazioni critiche di costruire una coalizione che vada oltre i confini della UEFA.
Senza un’alternativa capace di raccogliere consensi in Africa, Asia, Americhe e Oceania, l’opposizione europea potrebbe avere difficoltà a trasformare il proprio dissenso in un cambiamento ai vertici dell’organizzazione.
Allo stesso tempo, il ritiro del sostegno da parte di un numero crescente di federazioni costituisce un segnale che Infantino non potrà ignorare.
L’abbandono del progetto FIFA Forward Enterprise ha eliminato la causa immediata dello scontro, ma non le questioni politiche emerse durante la controversia.
La scelta della Scozia dimostra proprio questo: la crisi non riguarda più soltanto il destino della FFE, ma la fiducia nella leadership e nel modello decisionale della FIFA.
Il vero banco di prova arriverà nel 2027, quando le dichiarazioni politiche dovranno trasformarsi in voti e si potrà misurare quanto l’opposizione europea a Infantino sia realmente condivisa nel resto del calcio mondiale.
