(AGENPARL) - Roma, 17 Agosto 2026 - Le relazioni tra Russia e Giappone tornano sotto pressione per la storica disputa territoriale sulle isole del Pacifico nord-occidentale. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore giapponese a Mosca, Akira Muto, dopo le proteste avanzate da Tokyo per la visita del presidente russo Vladimir Putin sull’isola di Etorofu, controllata dalla Russia ma rivendicata dal Giappone.
La vicenda riporta al centro delle relazioni russo-giapponesi una controversia territoriale rimasta irrisolta dalla fine della Seconda guerra mondiale e che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla normalizzazione completa dei rapporti tra Mosca e Tokyo.
Secondo quanto dichiarato da Lavrov durante una conferenza stampa, la decisione di convocare l’ambasciatore è stata presa immediatamente dopo le dichiarazioni di protesta provenienti dal governo giapponese.
Tokyo protesta per la visita di Putin
La reazione giapponese è arrivata dopo la visita effettuata giovedì da Putin sull’isola di Etorofu, conosciuta in Russia come Iturup.
L’isola è la più grande del gruppo di territori che il Giappone definisce Territori del Nord e che la Russia considera invece parte integrante delle Curili meridionali.
La visita ha assunto una forte rilevanza politica anche perché, secondo quanto riferito, si è trattato della prima visita di Putin in una delle isole al centro della disputa territoriale.
La premier giapponese Sanae Takaichi e il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi hanno espresso formalmente la loro protesta, ribadendo la posizione di Tokyo sulla sovranità delle isole.
Mosca ha reagito rapidamente.
Lavrov ha dichiarato di aver chiesto all’ambasciatore Muto di presentarsi al ministero degli Esteri russo per discutere direttamente della questione.
Lavrov: comportamento dell’ambasciata «inaccettabile»
Alla controversia territoriale si è aggiunto però un secondo incidente, questa volta di natura diplomatica e protocollare.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministro russo, l’ambasciata giapponese avrebbe comunicato che Muto non poteva presentarsi al ministero nelle due date proposte da Mosca, venerdì e lunedì.
Lavrov ha reagito duramente, definendo la situazione «completamente inaccettabile» e sostenendo che rappresenterebbe una violazione delle normali procedure diplomatiche.
Il ministro ha anticipato che, quando incontrerà Muto, il confronto non riguarderà esclusivamente la protesta giapponese contro la visita di Putin.
Mosca intende infatti discutere anche del comportamento che, secondo la diplomazia russa, un ambasciatore dovrebbe mantenere nei confronti delle autorità del Paese ospitante.
L’episodio rischia quindi di trasformare una disputa territoriale già estremamente sensibile in una controversia diplomatica più ampia.
Etorofu al centro della disputa
Etorofu costituisce uno dei punti più delicati del contenzioso tra Russia e Giappone.
Tokyo rivendica quattro isole situate a nord-est di Hokkaido: Etorofu, Kunashiri, Shikotan e il gruppo delle Habomai.
Il Giappone sostiene che questi territori facciano parte integrante del proprio territorio nazionale e utilizza ufficialmente l’espressione Territori del Nord.
La Russia esercita invece il controllo effettivo sulle isole e considera la propria sovranità il risultato dell’assetto territoriale determinatosi alla conclusione della Seconda guerra mondiale.
Proprio questa differenza fondamentale nelle rispettive interpretazioni storiche e giuridiche ha impedito per decenni una soluzione definitiva.
Una controversia che risale alla Seconda guerra mondiale
Le origini dell’attuale disputa risalgono agli ultimi giorni del secondo conflitto mondiale.
L’Unione Sovietica entrò in guerra contro il Giappone nell’agosto del 1945 e successivamente occupò le isole oggi contese.
Dopo la guerra, Mosca mantenne il controllo del territorio, mentre Tokyo continuò a rivendicarne la sovranità.
La questione ha avuto una conseguenza diplomatica particolarmente significativa: Russia e Giappone non sono riusciti a concludere un trattato di pace definitivo che risolva formalmente tutte le questioni lasciate aperte dalla Seconda guerra mondiale.
Nel corso dei decenni si sono susseguiti negoziati, tentativi di compromesso e periodi di relativo disgelo, senza tuttavia arrivare a una soluzione accettabile per entrambe le parti.
Il valore strategico delle isole
La disputa non riguarda soltanto storia e sovranità.
Le isole occupano una posizione strategica tra il Pacifico settentrionale e il Mare di Okhotsk, una zona particolarmente importante per gli interessi militari e marittimi della Russia.
Il territorio circostante presenta inoltre un significativo valore economico, soprattutto per le risorse ittiche e per il controllo delle acque circostanti.
Per Mosca, quindi, le Curili meridionali possiedono una rilevanza strategica che va ben oltre le dimensioni territoriali.
Per Tokyo, invece, la questione continua ad avere un forte valore politico e simbolico, oltre che economico.
La visita di Putin manda un messaggio politico
In questo contesto, la presenza personale del presidente russo sull’isola assume inevitabilmente un significato politico.
Una visita di un capo di Stato in un territorio conteso può essere interpretata come una riaffermazione dell’amministrazione e del controllo esercitati dal Paese che lo governa.
È proprio questo aspetto ad aver provocato la protesta di Tokyo.
Per il governo giapponese, accettare senza reagire una visita presidenziale russa rischierebbe di essere interpretato come un indebolimento della propria posizione sulla sovranità dei Territori del Nord.
Dal punto di vista russo, al contrario, la protesta giapponese viene considerata un’interferenza riguardante territori che Mosca ritiene appartenere alla Federazione Russa.
Rapporti già deteriorati dopo la guerra in Ucraina
L’incidente arriva inoltre in un momento in cui i rapporti tra Russia e Giappone sono già sensibilmente peggiorati.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, Tokyo si è allineata alle principali economie occidentali nell’imposizione di sanzioni contro Mosca.
Il Giappone, pur mantenendo caratteristiche specifiche nella propria politica estera, fa parte del G7 e ha rafforzato negli ultimi anni la cooperazione strategica con Stati Uniti ed Europa.
La Russia ha reagito all’orientamento giapponese ridimensionando le prospettive di dialogo su diverse questioni bilaterali.
La possibilità di raggiungere un accordo sulle isole contese, già estremamente complessa prima della guerra in Ucraina, è diventata così ancora più remota.
Una disputa locale con implicazioni regionali
La nuova tensione deve essere letta anche nel più ampio quadro della sicurezza dell’Asia-Pacifico.
Il Giappone è uno dei principali alleati degli Stati Uniti nella regione e ospita importanti basi militari americane. La Russia, parallelamente, ha approfondito negli ultimi anni la cooperazione strategica con la Cina e rafforzato la propria attenzione militare verso il Pacifico.
In questo scenario, anche una controversia territoriale risalente a oltre ottant’anni fa acquisisce una dimensione geopolitica contemporanea.
Le isole si trovano infatti in una regione nella quale si incrociano gli interessi strategici di Russia, Giappone, Cina e Stati Uniti.
Dialogo sempre più difficile
L’episodio diplomatico legato alla convocazione dell’ambasciatore Muto mostra quanto limitato sia attualmente lo spazio per una distensione.
Mosca considera la visita di Putin una questione interna e respinge le rivendicazioni territoriali giapponesi. Tokyo, invece, non può rinunciare facilmente a protestare senza mettere in discussione una posizione mantenuta per decenni.
La disputa presenta quindi un problema strutturale: qualsiasi gesto effettuato da una delle parti per riaffermare la propria sovranità viene inevitabilmente interpretato dall’altra come una provocazione.
La convocazione dell’ambasciatore giapponese rappresenta l’ultimo capitolo di questa lunga contrapposizione.
E mentre la questione territoriale rimane irrisolta, la visita di Putin a Etorofu dimostra che le isole continuano a essere molto più di un’eredità della Seconda guerra mondiale: restano un punto sensibile negli equilibri politici e strategici dell’Asia-Pacifico.
