(AGENPARL) - Roma, 10 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Tue 10 March 2026 Giunta regionale approva Schema Disegno di Legge da trasmettere al Consiglio sulle cosiddette Aree Idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili
La Giunta regionale questo pomeriggio ha approvato lo Schema del Disegno di Legge per la individuazione delle superfici e delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Le Regioni in attuazione dell’articolo 11-bis del decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190 devono procedere a questo adempimento imposto dallo Stato.
La norma nazionale ha definito una serie di Aree Idonee (come aree industriali, aree portuali, cave, discariche, aree nei pressi della rete autostradale e molte altre). Posto che le Aree definite dallo Stato non possono essere ridotte dalle Regioni, a queste ultime è imposto l’obbligo di individuare Aree aggiuntive.
La legislazione sulle aree idonee non interviene sulla programmazione, ma si limita a prevedere percorsi semplificati per ottenere le autorizzazioni nel caso di installazioni ricadenti nelle stesse.
La Giunta quindi nello SDL licenziato oggi, ed inviato al Consiglio per l’iter di approvazione, ha dato seguito all’indicazione del legislatore, ma ha inteso limitare tali Aree aggiuntive, nella consapevolezza che la Puglia presenta già un volume di iniziative nel settore considerevole. Basti pensare che tra il 2021 ed il 2025 la Puglia ha autorizzato l’installazione di ben 4.471 MW di nuovi impianti, a fronte dei quali solo 1.700 MW risultano realizzati.
La imponente massa del paniere di interventi autorizzati rispetto al realizzato ha indotto la Giunta ad aggiungere Aree Idonee solo strettamente indispensabili.
Qualche esempio: sono considerate Idonee le aree adiacenti ai centri di elaborazione dati (entro 350 metri) purché la produzione di energia rinnovabile sia asservita unicamente ai medesimi, i siti nella disponibilità di università e parchi tecnologici, le aree retroportuali ma solo per l’autoconsumo, e poche altre.
Sempre in una logica conservativa, e valutando l’enorme massa di impianti che potrebbe essere realizzata se tutte le autorizzazioni andassero a compimento, la Giunta ha inteso introdurre alcune specifiche che puntano a tutelare il paesaggio e l’agricoltura sancendo come interesse pubblico prevalente la conservazione degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità (DOP, IGP, biologico) e delle tradizioni locali. L’articolo 5 infatti detta disposizioni specifiche per le aree agricole, prevedendo che, nel rilascio del provvedimento autorizzatorio, è considerato di interesse pubblico prevalente preservare, in quell’area, la presenza degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità, quali produzioni D.O.P., I.G.P., S.T.G., D.O.C., D.O.C.G., DE.CO., delle produzioni agroalimentari tradizionali (P.A.T.), limitatamente alle superfici agricole effettivamente destinate alla coltura che la denominazione e l’indicazione intendono salvaguardare, nonché i terreni interessati da produzioni con metodo biologico.
Inoltre, nel caso di interventi ricadenti in aree classificate come industriali da PRG/PUG non adeguato al PPTR o in Area di Sviluppo Industriale (ASI) non infrastrutturata e non dotata di Piano esecutivo vigente, comunque utilizzate ai fini agricoli, prevale la matrice paesaggistica del contesto territoriale individuata dal PPTR.
Nell’articolo 8 si introduce la “Consultazione pubblica per i progetti di impianti da fonti rinnovabili” nell’ottica di garantire trasparenza e partecipazione pubblica nei procedimenti autorizzativi regionali, prevedendo incontri informativi tra proponenti, comuni e cittadini. L’obiettivo fondamentale è rafforzare il coinvolgimento della popolazione e l’integrazione delle istanze territoriali nelle decisioni pubbliche su progetti con effetti ambientali e territoriali.
Parallelamente, l’articolo 9 – nella logica di contrastare i cd. sviluppatori – introduce una decisa accelerazione della fase realizzativa, obbligando i proponenti a presentare entro 60 giorni dal rilascio del titolo un cronoprogramma e due fideiussioni specifiche, la cui mancanza determina la decadenza automatica dell’autorizzazione. A completamento di questo intervento, i tempi massimi per ultimare i lavori vengono ridotti da 30 a 18 mesi, con la possibilità di ottenere proroghe limitata esclusivamente a comprovate e documentate cause di forza maggiore, assicurando così che i progetti autorizzati vengano effettivamente messi a terra in tempi rapidi. Nello specifico questo punto mira a sanare le problematiche riscontrate negli anni scorsi nella fase di cantierizzazione, realizzazione e messa in esercizio degli impianti, introducendo strumenti per accelerare la cantierizzazione degli impianti autorizzati e garantire il raggiungimento degli obiettivi energetici regionali.
“Con questo provvedimento, in particolare con l’introduzione dell’articolo 5 – dichiara l’assessora all’Urbanistica e Paesaggio Marina Leuzzi -, abbiamo scelto la tutela del paesaggio e ribadito l’interesse pubblico a salvaguardare il paesaggio agricolo, le produzioni agroalimentari di qualità e quegli elementi identitari del territorio, come la presenza degli ulivi, che ci rende unici. Abbiamo deciso di intervenire a difesa di quelle aree, nei fatti ad uso agricolo o di rilevanza paesaggistica, inserite all’interno di aree zonizzate industriali ma mai attuate, né attuabili se fossero adeguate al PPTR. Aree che ad oggi se non ci fosse il PPTR sarebbero automaticamente definite aree idonee. Senza questo provvedimento, molte di queste aree rischierebbero di non essere salvaguardate, con il rischio di compromettere il territorio faticosamente tutelato dal nostro piano paesaggistico, principio guida che ci deve accompagnare anche nella sfida importante e non più rinviabile della transizione energetica”.
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