(AGENPARL) - Roma, 3 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Tue 03 March 2026 Talent Services S.R.L.
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La parità di genere nella filiera universitaria è
un obiettivo vicino o lontano?
Nell’università italiana la presenza femminile è forte nella popolazione studentesca e il personale
tecnico amministrativo, ma si riduce salendo verso i ruoli di docenza accademica e di governo: il
gender gap diventa più marcato dove aumentano responsabilità e potere decisionale.
Oggi:
• le donne sono la maggioranza nella popolazione studentesca (57%) e tra il personale tecnico
amministrativo (61%)
• nella carriera accademica la presenza femminile si riduce: le donne sono il 43% del personale
accademico, e tra i ruoli di docenza ordinaria sono meno di 1 su 3
• il divario è massimo nei ruoli di vertice: solo una donna ricopre la carica rettorale
Dopo aver analizzato nella nota di gennaio il gender gap nelle lauree STEM, mostrando come il divario di
genere sia rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio, ampliamo ora lo sguardo all’intero
sistema universitario. In vista della Giornata internazionale della donna, l’Osservatorio Talents Venture
propone una lettura della parità di genere lungo la filiera universitaria, osservando quattro gruppi di
persone che quotidianamente vivono gli atenei: popolazione studentesca iscritta, personale tecnicoamministrativo (PTA), personale accademico e governance (1).
L’obiettivo è duplice: da un lato ricostruire una fotografia aggiornata degli squilibri di genere nel sistema
universitario (a.a. 2024/25) e della loro evoluzione nell’ultimo decennio accademico (a.a. 2015/162024/25); dall’altro, individuare gli atenei più vicini a un equilibrio di genere attraverso un indicatore
sintetico costruito ad-hoc. (1)
Gli squilibri di genere cambiano con i ruoli
Oggi nel sistema universitario la parità di genere non viene raggiunta in nessuno dei principali gruppi che
compongono l’ateneo: popolazione studentesca, personale tecnico-amministrativo, personale
accademico e governance. Le dinamiche cambiano tuttavia in modo significativo a seconda del ruolo
ricoperto.
Studenti e PTA: una prevalenza femminile, ma non uniforme
Le donne rappresentano il 57% della popolazione studentesca, ma visto più da vicino questo dato
nasconde una forte eterogeneità: la prevalenza femminile è particolarmente marcata nei percorsi
umanistici, mentre nelle aree STEM sono gli uomini a prevalere. I due casi più estremi si osservano nei
corsi dell’area Scienze dell’educazione, dove le donne raggiungono il 93% delle persone iscritte, e
nell’ICT, dove invece rappresentano solo il 17% (Tab.1). Una prevalenza femminile emerge anche tra il
personale tecnico-amministrativo, dove le donne rappresentano il 61% del totale. Anche in questo caso,
però, si osservano differenze significative a seconda dell’ambito di lavoro: nell’area Amministrativa ed
Amministrativo-gestionale la quota femminile sale ulteriormente fino al 73%, mentre scende sotto il 40%
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nella Dirigenza Amministrativa e nei Servizi generali e tecnici (Tab.2). Nel complesso, nella popolazione
studentesca e nel PTA la distanza dalla parità di genere è determinata da una sovra-rappresentazione
femminile.
Tab.1 La quota di donne tra gli iscritti nelle aree disciplinari ISCED-F 2013, a.a. 2024/25
Area disciplinare
Scienze dell’educazione
Arti e discipline umanistiche
Salute e assistenza sociale
Scienze sociali, giornalismo e informazione
Scienze naturali, matematica e statistica
Agricoltura, silvicoltura, pesca e veterinaria
Economia, amministrazione e diritto
Servizi
Ingegneria, industria manifatturiera e costruzioni
Tecnologie dell’informazione e della
comunicazione (ICT)
Totale iscritti
% iscritte sul totale iscritti dell’area
Tab. 2 La quota di donne nelle aree funzionali del Personale tecnico-amministrativo
(PTA), a.a. 2024/25
Area funzionale
Amministrativa ed Amministrativa-gestionale
Biblioteche
Sociosanitaria, Medico-odontoiatrica
Tecnica, Tecnico-scientifica ed Elaborazione dati
Dirigenza amministrativa
Servizi generali e tecnici
Totale PTA
% donne sul totale PTA dell’area
Personale accademico e governance: lo squilibrio si inverte
Lo scenario si inverte quando si considera il personale accademico e, ancor di più, la governance di
ateneo. Tra il personale accademico, infatti, le donne rappresentano complessivamente il 43% del totale,
e la loro presenza diminuisce progressivamente con l’avanzare della carriera. Tra i ruoli di docenza
ordinaria, infatti, le donne sono poco meno di 1 su 3 (29%) (Tab.3). Anche qui emergono forti differenze
disciplinari: in Ingegneria industriale e dell’informazione la componente femminile rappresenta appena il
24% del totale, mentre in Scienze biologiche raggiunge il 60% (Tab.4). La disparità a favore della
componente maschile assume un rilievo ancora maggiore nei ruoli di vertice dell’ateneo. Nel complesso,
nella governance, composta dai principali organi di governance dell’ateneo, le donne ricoprono il 42%
dei ruoli, ma di nuovo lo squilibrio aumenta all’aumentare del livello di responsabilità. Nella direzione
generale la quota femminile si ferma al 28% e si riduce ulteriormente nel ruolo più apicale dell’ateneo:
oggi le rettrici rappresentano solo il 18% del totale (Tab.5).
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Nel complesso, nel passaggio dalla carriera accademica alla leadership di ateneo il divario di genere
persiste a favore della componente maschile e raggiunge uno dei livelli più elevati dell’intero sistema
universitario (Fig.1).
Tab 3. La quota di donne nei diversi ruoli del personale accademico, a.a. 2024/25
Ruolo
Ricercatore a tempo indeterminato
Titolare di assegno di ricerca
Ricercatore a tempo determinato L. 240/2010 tipo A
Ricercatore a tempo determinato L. 79/2022
Prof. II fascia (associato)
Ricercatore a tempo determinato L. 240/2010 tipo B
Prof. I fascia (ordinario)
Totale personale accademico
% donne sul totale personale per ruolo
Tab 4. La quota di donne del personale accademico nelle diverse aree disciplinari, a.a.
2024/25
Area disciplinare
Scienze biologiche
Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
Scienze chimiche
Scienze agrarie e veterinarie
Scienze politiche e sociali
Scienze mediche
Ingegneria civile e Architettura
Scienze giuridiche
Scienze economiche e statistiche
Scienze della terra
Scienze matematiche e informatiche
Scienze fisiche
Ingegneria industriale e dell’informazione
Totale personale accademico
% donne sul totale personale per area
Tab.5 La quota di donne nei ruoli di governance dell’ateneo, a.a. 2024/25
Ruolo
Comitato unico di garanzia
Nucleo di valutazione
Collegio dei revisori dei conti
Senato accademico
Prorettore vicario
Consiglio di amministrazione
Direttore generale
Rettore
Totale governance
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% donne sul totale personale per ruolo
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Fig.1 La quota di donne e di uomini nei gruppi analizzati: iscritti, PTA, docenti e
ricercatori e governance, a.a. 2024/25
Dieci anni di evoluzione: tra segnali positivi e criticità
persistenti
Ma il quadro che abbiamo appena descritto, come è cambiato rispetto a dieci anni fa (a.a. 2015/16)? A
ben vedere, si assiste a un’evoluzione lenta e disomogenea, in cui segnali di miglioramento convivono
con elementi di stagnazione o arretramento. In parole semplici: non emerge nei dati dell’ultimo decennio
un cambio di passo netto verso la parità di genere. (2)
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Tra la popolazione studentesca, la quota di donne è rimasta sostanzialmente stabile (dal 56% al 57%) e le
forti polarizzazioni tra ambiti di studio persistono e in alcuni casi si accentuano. Nell’area Scienze
dell’Educazione la presenza femminile è passata dal 92% degli iscritti al 93%, mentre nell’ICT rimane sotto
il 20%, nonostante un incremento di oltre 4 punti percentuali. Nel personale tecnico-amministrativo la
dinamica è ancora meno favorevole al raggiungimento della parità: la quota di donne è aumentata di 3
punti percentuali (dal 58% al 61%), rafforzando una prevalenza già esistente. Tra il personale accademico,
l’evoluzione nel decennio è andata verso un incremento della presenza femminile (+3 punti percentuali,
dal 40% al 43%). Una evoluzione positiva che riguarda anche i ruoli di docenza di I fascia, per i quali la
quota femminile è passata dal 22% al 29%. I progressi però non sono stati sufficienti a chiudere il divario e
risultano fortemente differenziati tra le discipline. In alcuni ambiti a maggioranza femminile la quota di
donne si è ulteriormente consolidata – Scienze biologiche e Scienze dell’antichità filologico-letterarie e
storico-artistiche – mentre in un ambito caratterizzato da una forte minoranza femminile il divario si è
ulteriormente accentuato: in Scienze matematiche e informatiche le donne sono passate dal 32% al 28%
(Tab.6).
Tab. 6 L’evoluzione della quota di donne nel personale accademico per area
disciplinare, a.a. 2015/16-2024/25
Area disciplinare
Scienze matematiche e informatiche
Scienze della terra
Scienze economiche e statistiche
Scienze fisiche
Scienze dell’antichità, filologicoletterarie e storico-artistiche
Scienze chimiche
Scienze biologiche
Scienze mediche
Scienze giuridiche
Ingegneria industriale e
dell’informazione
Scienze storiche, filosofiche,
pedagogiche e psicologiche
Scienze agrarie e veterinarie
Scienze politiche e sociali
Ingegneria civile e Architettura
Totale personale accademico
% donne sul totale personale per area
2015/16
2024/25
Saldo
(diff. in p.p)
Nel complesso, i dati raccontano una filiera ancora sbilanciata: le donne sono centrali nell’università “che
studia e lavora”, ma restano più rare nell’università “che insegna e decide” e le evoluzioni dell’ultimo
decennio non hanno modificato in modo strutturale gli squilibri presenti e non sempre sono andate
verso una convergenza alla parità.
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Un indice per confrontare gli atenei: chi è più vicino alla
parità?
Per sintetizzare e confrontare la parità di genere tra atenei, abbiamo costruito un indice di parità di genere
(0-100) basato sulla distanza dall’equilibrio 50/50 nei quattro gruppi analizzati. Lo score valuta in modo
simmetrico gli squilibri: una sovra-rappresentazione femminile è considerata distante dalla parità quanto
una sovra-rappresentazione maschile di pari entità. Più lo score si avvicina a 100, più l’ateneo è vicino a un
equilibrio perfetto di genere lungo l’intera filiera (1).
Nel complesso, lo score medio dei 92 atenei analizzati è pari a 79, e 48 università eguagliano o superano
l’80 (Fig.2). La fascia di eccellenza risulta ancora limitata: solo due atenei superano quota 90, l’Università
degli Studi di Messina (91) e l’Università Napoli Parthenope (90). Analizzando l’indice per dimensione
degli atenei emergono con frequenza, ai vertici delle classifiche, atenei del Sud Italia (Tab.7). Tra gli
atenei piccoli (sotto i 10.000 iscritti) il podio è composto da Sannio, Bra Scienze Gastronomiche e Tuscia.
Nella fascia degli atenei medi guidano la classifica l’Università Napoli Parthenope, seguita da Salento e
Foggia. Nei grandi atenei (20.000 – 59.999 iscritti), invece, troviamo in testa proprio Messina, seguita da
Salerno e dalla telematica UNICUSANO. Infine, tra i mega atenei, in testa si colloca l’Università di Napoli
Federico II, seguita da Padova e Milano.
Fig. 2 La distribuzione degli atenei per score di parità di genere, a.a. 2024/25
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Tab. 7 Gli atenei più vicini alla parità secondo lo score di parità, a.a. 2024/25
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Una fotografia chiara: la sfida è soprattutto nella leadership
Nel complesso, la parità di genere lungo la filiera universitaria resta un obiettivo ancora da raggiungere.
Tra la popolazione studentesca e personale tecnico-amministrativo lo squilibrio è legato a una prevalenza
femminile, mentre nella carriera accademica e nei ruoli di governo il divario si inverte a favore della
componente maschile. Il fatto che alcuni atenei risultino più vicini all’equilibrio indica che la riduzione del
divario è una traiettoria possibile. La sfida, per ciascun ateneo, è individuare i punti in cui il divario si apre
e intervenire in modo mirato sulle transizioni di carriera, definendo obiettivi chiari e risultati monitorabili.
Anticipazione di marzo
La prossima Nota dell’Osservatorio Talents Venture
Sostenibilità: è ancora una priorità?
Tra nuovi corsi e competenze richieste dal mercato del lavoro: quanto è ancora centrale oggi il tema
della sostenibilità nell’offerta formativa degli atenei e nei profili professionali ricercati dalle aziende?
Fonte: Le analisi relative al sistema universitario italiano sono elaborazioni dell’Osservatorio Talents Venture su dati del MUR. I dati
sugli iscritti sono aggiornati al 5 dicembre 2025, mentre quelli relativi ai docenti, al personale tecnico-amministrativo (PTA) e alla
governance sono aggiornati al 23 ottobre 2025.
1) Nota metodologica. Una premessa prima di iniziare: siamo consapevoli dei limiti di sintesi propri di questo indicatore, che non
esaurisce la complessità del tema; l’obiettivo è offrire uno strumento semplice e comparabile per costruire una prima fotografia
orientativa, utile ad avviare analisi più approfondite. Lo score di parità di genere (0–100) misura la distanza dall’equilibrio 50/50 tra
donne e uomini nei gruppi considerati: iscritti, PTA, docenti e ricercatori e governance. Per ciascun gruppo, l’indice calcola lo
scostamento della quota di genere dal 50%: uno sbilanciamento a favore delle donne è considerato distante dalla parità quanto uno
sbilanciamento equivalente a favore degli uomini (es. 60% donne e 40% donne hanno la stessa distanza dalla parità). Lo score
complessivo è ricavato dalla media delle distanze osservate nei gruppi e trasformato in un indicatore su scala 0–100. Per garantire la
comparabilità tra atenei sono esclusi dottorandi e specializzandi, non presenti in modo uniforme in tutte le università. Il PTA
comprende personale a tempo determinato e indeterminato; il personale accademico include i docenti ordinari e associati, i
ricercatori e i titolari di assegni di ricerca. La governance, invece, comprende i principali organi di governance dell’ateneo: Rettore,
Prorettore vicario, Direttore generale, Senato accademico, Consiglio di amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, Nucleo di
valutazione, Comitato unico di garanzia.
2) Per la governance, il dato sul gender gap è disponibile a partire dal 2023; non è quindi possibile effettuare un’analisi
dell’evoluzione nel decennio.
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