(AGENPARL) - Roma, 6 Febbraio 2026 - I nuovi casi di virus Nipah segnalati nel 2026 nello Stato indiano del West Bengal hanno riportato l’attenzione internazionale sul tema degli spillover, il passaggio di agenti patogeni dagli animali all’uomo.
Su questi temi si concentra PestMed Expo, l’evento di riferimento in Italia per il Pest Management e la sanificazione, pensata come piattaforma di confronto tra imprese, ricerca scientifica e istituzioni. Il punto di partenza non è l’allarme, ma la domanda concreta su che cosa si può fare per ridurre il rischio prima che diventi emergenza: prevenzione ambientale, biosicurezza nelle filiere, controllo professionale di infestanti e vettori, igiene e sanificazione come standard industriali misurabili, formazione continua degli operatori.
La manifestazione si svolgerà dall’11 al 13 febbraio nel Padiglione 33 di BolognaFiere.
In questa prospettiva si inserisce l’intervista di Agenparl a Davide Di Domenico, Biologo-Entomologo Ph.D, Referente scientifico ANID, Coordinatore tecnico Ambienti Sani e il dialogo promosso da PestMed Expo: non allarmismo, ma costruzione di strumenti concreti per intercettare i segnali ambientali prima che diventino emergenze sanitarie.
Domanda: Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il virus Nipah rientra tra le malattie che rappresentano il rischio maggiore per la salute pubblica a causa del loro potenziale epidemico e/o dell’assenza o dell’insufficienza delle contromisure. Quali sono le sue caratteristiche biologiche che lo rendono particolarmente pericoloso rispetto ad altri virus zoonotici più noti?
Di Domenico: Premesso che non sono né un virologo, né un veterinario, riferisco le notizie diffuse in letteratura. Il virus Nipah è considerato dall’OMS una delle minacce più serie perché combina un’elevata letalità, la capacità di infettare molte specie animali, la possibilità di trasmissione interumana e l’assenza di cure o vaccini specifici. In Europa, e quindi anche in Italia, il rischio attuale è basso, ma non nullo, perché i movimenti internazionali e i cambiamenti ambientali possono favorire l’arrivo di casi importati.
Caratteristiche biologiche che rendono il virus Nipah particolarmente pericoloso:
Il Nipah henipavirus appartiene alla famiglia Paramyxoviridae, genere Henipavirus, ed è un virus a RNA a singolo filamento negativo.
1. Elevata letalità
• La mortalità varia dal 40% al 75%, secondo l’OMS.
• Questo lo colloca tra i virus zoonotici più letali conosciuti.
2. Ampio spettro di ospiti
• Il serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta (Pteropus).
• Può infettare suini, altri animali domestici e l’uomo, facilitando lo spillover.
3. Trasmissione multipla che aumenta il rischio epidemico.
• Da animale a uomo (pipistrelli → frutti contaminati → suini → uomo).
• Da uomo a uomo, soprattutto in contesti sanitari o familiari.
4. Tropismo per sistema nervoso e respiratorio
• Causa encefalite e grave insufficienza respiratoria, due quadri clinici difficili da trattare.
• L’infezione può evolvere rapidamente.
5. Assenza di contromisure specifiche
• Non esiste un vaccino approvato.
• Le cure sono solo di supporto.
6. Potenziale epidemico legato ai cambiamenti ambientali
• La distruzione degli habitat dei pipistrelli e i cambiamenti climatici aumentano le occasioni di contatto con l’uomo.
Domanda: Quando si parla di spillover si tende a evocare “nuovi virus”. Dal punto di vista scientifico, il vero fattore di rischio oggi è il patogeno in sé o il modo in cui stiamo modificando ambienti e filiere produttive?
Di Domenico: Le attività umane stanno moltiplicando le opportunità di spillover: Deforestazione e perdita di habitat, Allevamenti intensivi, Mercati di fauna selvatica e filiere globali, Cambiamento climatico. Il vero fattore di rischio non è “il virus nuovo”, ma il modo in cui stiamo trasformando gli ecosistemi e industrializzando la produzione animale. I patogeni emergono da sempre; ciò che è cambiato è la frequenza con cui creiamo le condizioni perfette perché emergano e si diffondano.
Domanda: Prevenzione ambientale, biosicurezza, controllo professionale dei vettori sono concetti ormai condivisi nei convegni, ma quanto sono davvero applicati nelle filiere reali, dal cibo alla logistica, fuori dalle emergenze mediatiche?
Di Domenico: La risposta è che l’applicazione reale è molto disomogenea: esistono settori e aziende che hanno integrato seriamente prevenzione ambientale e biosicurezza, ma nella media delle filiere italiane ed europee l’adozione resta parziale, discontinua e spesso reattiva alle crisi, non strutturale. Spesso vi è assenza di obblighi stringenti: fuori dalle emergenze molte misure restano raccomandazioni e non requisiti vincolanti. Il controllo professionale di insetti, roditori e altri vettori è spesso affidato a interventi spot, non a piani integrati e continuativi.
Domanda: Dal punto di vista entomologico e ambientale, esistono segnali precoci che indicano un aumento del rischio Nipah prima ancora che compaiano casi umani? E questi segnali vengono davvero intercettati dai sistemi di monitoraggio?
Di Domenico: Il virus Nipah non è trasmesso da vettori artropodi (zanzare, zecche, ecc.), quindi non esistono veri e propri segnali entomologici. Il rischio è ambientale ed ecologico, non vettoriale.
Sistemi di monitoraggio ambientale, algoritmi predittivi, sorveglianza genomica avanzata, integrati in un approccio One Health, consentirebbero di rilevare anomalie nei serbatoi animali e nell’ambiente prima che il virus emerga nella popolazione umana.
Domanda: PestMed Expo nasce come luogo di dialogo tra scienza, imprese e istituzioni. Secondo Lei, oggi chi è l’anello più debole di questa catena quando si parla di prevenzione degli spillover: la politica, il sistema produttivo o la cultura del rischio?
Di Domenico: Quando si parla di prevenzione degli spillover, non esiste un unico “colpevole”, ma è innegabile che alcuni anelli della catena siano più fragili di altri. Se devo prendere posizione, e PestMed Expo nasce proprio per stimolare questo tipo di confronto, direi che la cultura del rischio è oggi l’elemento più debole. Perché la cultura del rischio è trasversale: influenza sia le scelte politiche sia quelle produttive. Se la percezione del rischio è bassa, nessun decisore sente davvero l’urgenza di investire in prevenzione. La cultura del rischio è lenta a cambiare: mentre norme e tecnologie possono evolvere rapidamente, i comportamenti collettivi e le abitudini professionali richiedono tempo per trasformarsi. La cultura del rischio è spesso reattiva, non preventiva: ci si muove dopo l’emergenza, non prima, la prevenzione viene percepita come un costo e non come un investimento strategico.
Domanda: Dopo l’esperienza del Covid-19 sappiamo che “agire prima” fa la differenza. Se dovesse indicare delle priorità concrete su cui investire subito per ridurre il rischio di futuri spillover, quali sarebbero e perché?
Di Domenico: Agire prima non è uno slogan: è l’unico modo realistico per evitare che un nuovo spillover diventi la prossima crisi globale. Se dovessi indicare delle priorità concrete, quelle che davvero spostano l’ago della bilancia, punterei su quattro aree strategiche che oggi sono ancora troppo fragili.
1. Sorveglianza integrata su fauna, allevamenti e ambiente
2. Biosicurezza e formazione obbligatoria nelle filiere produttive
3. Ricerca e sviluppo su vaccini, antivirali e diagnostica rapida
4. Comunicazione del rischio e informazione scientifica
Tutte queste priorità hanno un punto in comune: funzionano solo se integrate. La prevenzione degli spillover non è un compito di un singolo settore, ma un ecosistema di responsabilità condivise. E PestMed Expo, con il suo dialogo tra scienza, imprese e istituzioni, è uno dei luoghi dove questo sistema può davvero prendere forma.
