(AGENPARL) - Roma, 30 Dicembre 2025(AGENPARL) – Tue 30 December 2025 Nota stampa a firma di *Adolfo* *Villani* (sindaco di Capua), *Alessandro
Landolfi* (già capogruppo alla Provincia di Caserta), *Franco
Capobianco* (sezione
Pd di Caserta), *Roberto Iavarone* (sezione Pd Sant’Arpino): “Abbiamo
deciso di non partecipare al congresso della Federazione del PD di Caserta.
La fine della lunghissima fase di commissariamento e la ricostruzione degli
organismi dirigenti provinciali sta riproponendo, tra l’altro in modo
esasperato, tutte le ragioni e le contraddizioni che hanno provocato la
gravissima crisi del PD di Terra di Lavoro degli ultimi 10 anni. Un assetto
del partito basato su un assemblaggio di comitati elettorali, ha prodotto
un crollo inaudito di consensi elettorali e di influenza politica ed
istituzionale. Le ultime elezioni regionali hanno segnato il crollo dal
18,84 per cento dei voti del 2015 e dal 17,30 per cento delle regionali del
2020, ad un misero 11,81 per cento, il livello più basso mai toccato dalla
fondazione del PD. Fanno impressione percentuali al di sotto del 10 per
cento in comuni come Maddaloni, Parete, Macerata, storici punti di forza
della sinistra; o percentuali del 6,65% a Castel Volturno, del 7,87 a
Piedimonte, del 5,27 a Marcianise, del 5,03 a Mondragone. Risultati
drammatici che arrivano dopo che il centrosinistra ha perso tutte le
elezioni provinciali che si sono succedute dalla riforma in poi e dopo aver
visto il PD perdere la città di Caserta, passare all’ opposizione in città
fondamentali della provincia come Aversa, Casal di Principe, Marcianise,
Piedimonte, Sessa Aurunca. Dopo una sconfitta così pesante – che non può
essere sottovalutata solo perché inserita in un risultato positivo per la
coalizione ed il PD sul piano regionale – è assurdo aver affidato la regia
della fase precongressuale e l’assetto dell’assemblea provinciale e degli
organismi dirigenti della Federazione, agli otto candidati nella lista
della circoscrizioni di Caserta, sulla base dei voti di preferenza
ottenuti, escludendo da qualsiasi tavolo di confronto il partito delle
città e del territorio. Inconcepibile avviare un congresso senza un
preventivo sforzo adeguato per offrire al dibattito un programma e una
visione del futuro di questa provincia adeguati alla fase di grandi
cambiamenti in atto, senza cioè ripartire da una base programmatica
condivisa, su cui aprire un confronto con la società e avviare una forte
iniziativa politica in grado di rilanciare il partito. In questo modo si
ripropone uno schema che non risolve i problemi del PD ma anzi li aggrava
condannandolo inesorabilmente ad un ulteriore indebolimento politico ed
elettorale. Il PD può risalire la china, ritrovare la forza necessaria per
poter esercitare il ruolo di architrave di una coalizione larga ed
effettivamente alternativa a questa crisi della politica e dei corpi
intermedi. Una crisi che la nostra provincia vive in modo esasperato con un
livello di personalizzazione impressionante – come ha dimostrato lo stesso
voto regionale, sia con i risultati di candidati che sono transitati dallo
schieramento di centrosinistra a quello di centrodestra, portando con loro
decine di migliaia di voti, sia con lo stesso risultato del PD. Ma per
farlo e proporsi come vera alternativa deve partire dal riconoscere che
personalismi ed elettoralismo rappresentano la vera malattia di una
provincia non a caso segnata da localini e trasversalismi esasperati, vere
palle al piede per una provincia tutt’altro che marginale. Una provincia
moderna che esercita con tutti i suoi nuovi sistemi urbani, pienamente
inseriti nell’area metropolitana regionale, funzioni di eccellenza di
livello meridionale nel campo della logistica, della ricerca avanzata,
dell’industria e dell’alta formazione. Una provincia che ha perciò bisogno
di scelte di programmazione di area vasta e di saper esercitare un peso
politico importante sul piano regionale e nazionale attraverso una
elaborazione ed una iniziativa all’altezza della fase. Deve riconoscere che
di questa malattia il PD è stato fin qui causa e non cura e trarne tutte le
conseguenze. Un congresso di svolta deve servire o è destinato a segnare un
ulteriore declino del partito del peso politico della provincia di Caserta
nel contesto regionale”.
*Con preghiera di cortese pubblicazione*
