(AGENPARL) - Roma, 20 Gennaio 2025 - (AGENPARL) – lun 20 gennaio 2025 COMUNICATO STAMPA
Gamification: l’investimento finanziario non è un “videogioco”
La trasparenza informativa è pre-requisito essenziale
per contrastare potenziali conflitti d’interesse
Pubblicato l’ultimo Quaderno Giuridico della Consob
L’utilizzo degli smartphone e la diffusione dei social media hanno profondamente cambiato
il mondo del lavoro, dell’informazione, del commercio e, inevitabilmente, anche degli
investimenti. Al punto che, come osserva la Consob nel suo ultimo Quaderno Giuridico
sulla “Gamification degli investimenti finanziari”, la decisione di investire rischia sempre
più spesso di essere presa con la stessa leggerezza con cui si partecipa ad un videogioco,
magari per imitazione di un influencer e perché si pensa che il servizio sia gratuito (ma, come
si dice, “se su internet trovi qualcosa gratis, molto spesso il prodotto sei tu”).
Questi i motivi per cui Consob affronta il fenomeno crescente della gamification, ponendo in
luce come una maggiore trasparenza informativa a tutela dei risparmiatori possa essere
l’antidoto contro il rischio di conflitti d’interesse.
L’analisi parte dal presupposto che la tutela degli investitori non debba né possa passare da
divieti di impronta paternalistica per limitare le attività degli operatori di mercato; deve
piuttosto far leva sulla consapevolezza dei rischi connessi con le pratiche della ludicizzazione
finanziaria, che tende a creare l’illusione di un mero gioco laddove invece si muovono soldi
veri. Da qui l’esigenza di una maggiore trasparenza informativa.
Prendendo spunto dal caso GameStop, che ha dominato le cronache finanziarie degli ultimi
anni e ha portato all’attenzione dei regolatori il fenomeno delle piattaforme dei social network
e dei finfluencer, gli autori dello studio – Concetta Brescia Morra, Dario Colonnello, Matteo
Gargantini, Giulio Sandrelli e Gianfranco Trovatore – mettono a fuoco, tra le altre cose, il
fenomeno del copy trading, ovvero la pratica di replicare le strategie di negoziazione altrui,
mettendosi in scia tramite i social ad un finfluencer, il più delle volte un operatore non
professionale che potrebbe perseguire prioritariamente obiettivi di profitto personale in
contrasto con l’interesse dei suoi seguaci. Altro aspetto messo a fuoco nello studio è quello
dell’apparente gratuità delle negoziazioni, che spesso nasconde, invece, un costo occulto
(Payment for Order Flow) a spese dei risparmiatori, connesso con i volumi di scambio
generato dal leader sulle varie piattaforme.
Roma, 20 gennaio 2025
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