
È la notte di Capodanno, e in un sogno alquanto stravagante si dipinge una scena tanto surreale quanto intrigante: la massoneria italiana è in guerra. Non una guerra di logge e compassi, ma una battaglia fatta di conti da quadrare e troni da difendere. I protagonisti? Comunità massoniche in perenne competizione, leader in declino e una gran voglia di mantenere lo status quo.
Le motivazioni che dividono le obbedienze sono variegate: questioni economiche, sete di potere e, naturalmente, l’intramontabile arte dell’intrigo. Nel sogno, una comunità massonica in particolare si mostra particolarmente determinata a far cadere in trappola il candidato Gran Maestro in pectore. Lo scopo? Ovviamente, accaparrarsi iscritti per risanare bilanci che, a quanto pare, traballano come un tempio costruito su sabbie mobili. La competizione non si ferma ai confini nazionali: anche una grande obbedienza estera, afflitta da problemi finanziari, cerca di stringere accordi con le istituzioni massoniche italiane. Dicono che i Sassoni locali non trovino più la massoneria così attraente. E chi può biasimarli?
Nel frattempo, un vento di cambiamento soffia da Nord a Sud. Ma le obbedienze, un po’ come vecchie querce spaventate dalle tempeste, si aggrappano disperatamente alle loro radici, cercando di bloccare ogni possibile rinnovamento. Il sogno ci regala anche un retroscena legale: alcuni avvocati sembrano già pronti con il futuro atto costitutivo di una nuova obbedienza, nel caso in cui la situazione attuale dovesse precipitare.
E non è finita qui. Si narra che il candidato Gran Maestro sia continuamente bersagliato da trappole e tranelli, con l’obiettivo di trascinarlo in accordi poco chiari per portare nuovi iscritti a un’obbedienza in declino economico e con una leadership che ormai fatica a tenere insieme i pezzi. Insomma, un quadro degno di un romanzo d’avventura, o forse di una commedia degli equivoci.
Il sogno è chiaro: la massoneria è un sistema meraviglioso di moralità celato in allegorie e illustrato da simboli. O almeno così si dice. Ah, vorremmo saperlo davvero! Per ora, pare che le allegorie servano più che altro a celare i bilanci in rosso e che i simboli siano strumenti per segnare alleanze e tradimenti. Ma, come in ogni sogno, resta una speranza: che la massoneria italiana riesca a ritrovare la sua vocazione originaria, quella di essere un faro di etica e cultura.
Intanto, la realtà attende il risveglio. E chissà che non sia altrettanto ironica quanto il sogno appena vissuto.
