(AGENPARL) - Roma, 22 Gennaio 2024 - (AGENPARL) – lun 22 gennaio 2024 *COMUNICATO STAMPA*
*Perché alcuni tumori al colon-retto non rispondono alla chemioterapia?*
*La risposta potrebbe arrivare dal microbiota intestinale*
*In uno studio tutto italiano, frutto di una collaborazione tra Università
di Torino e IFOM, un gruppo di ricercatori ha studiato il ruolo di alcuni
batteri intestinali nel promuovere la resistenza alle terapie nel tumore
del colon. Con cellule in coltura in due e tre dimensioni, ottenute sia da
linee cellulari sia da campioni di pazienti, i ricercatori hanno scoperto
che una particolare tossina batterica, chiamata colibactina e presente in
alcuni tumori intestinali, è in grado di addestrare il cancro a resistere
alle cure. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica
internazionale Cell Reports Medicine. Lo studio è stato sostenuto da
Fondazione AIRC e da un grant ERC dell’Unione Europea.*
Milano, 22 gennaio 2024 – La chemioterapia rappresenta ancora oggi un’arma
fondamentale nella terapia dei tumori, specialmente di quelli intestinali.
Sono disponibili in clinica numerosi farmaci, alcuni dei quali condividono
il meccanismo comune di danneggiare il DNA delle cellule tumorali,
sgretolandolo pezzo dopo pezzo, finché il tumore rimane senza “istruzioni”
e regredisce. Si tratta però di farmaci che possono colpire anche le
cellule normali, causando effetti collaterali che possono precludere la
prosecuzione del trattamento. Inoltre non tutti tumori intestinali
rispondono fin dall’inizio allo stesso farmaco. Ottimizzare, dunque, la
scelta terapeutica per massimizzare il beneficio clinico e ridurre la
tossicità collaterale è fondamentale. Attualmente, però, non esistono
ancora criteri univoci per scegliere la chemioterapia più adatta a ogni
paziente.
Un gruppo di ricercatori attivi in Italia, uniti da una collaborazione tra
*IFOM* e il *Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino*, ha
trovato una nuova strategia per selezionare il trattamento più idoneo ai
pazienti con cancro del colon-retto, adottando un cambio di prospettiva
innovativo. Anziché concentrarsi solo sul tumore per predire la possibile
risposta alla chemioterapia, i ricercatori hanno studiato ciò che lo
circonda, tra cui l’insieme dei batteri che popolano l’intestino: il
cosiddetto microbiota. Lo studio, svolto grazie al sostegno di *Fondazione
AIRC* e di un grant ERC dell’Unione Europea, è stato coordinato dal
professor *Alberto Bardelli*, Direttore Scientifico di IFOM e Professore
Ordinario dell’Università di Torino. I risultati sono stati pubblicati
sull’autorevole rivista scientifica *Cell Reports Medicine*.
*“Il microbiota rappresenta un incredibile insieme di microrganismi che
dimorano nell’intestino”* spiega il professor Bardelli. *“Se ognuno di essi
fosse una stella, il microbiota sarebbe grande cento volte la Via Lattea.
Il microbiota svolge molte funzioni importanti e positive per il nostro
organismo, ma ci sono alcuni batteri che promuovono lo sviluppo del cancro.
In particolare è noto che alcune specie di Escherichia coli e altri batteri
intestinali siano in grado di produrre una specifica tossina, chiamata
colibactina, che è stata trovata arricchita in una frazione di tumori
colorettali. Questa tossina è in grado di provocare la trasformazione delle
normali cellule intestinali in tumorali inducendo delle mutazioni, cioè
delle alterazioni nella sequenza del loro DNA, la molecola che è anche il
bersaglio dei chemioterapici usati comunemente in clinica. Ci siamo dunque
chiesti se ci potesse essere una correlazione, cioè se l’esposizione alla
tossina potesse influenzare il modo in cui i tumori rispondono ai
trattamenti”.*
*“Abbiamo avuto l’idea di andare oltre lo studio delle sole cellule
tumorali per capire come possano essere guidate dal micro-ambiente che le
circonda”* prosegue il dottor *Alberto Sogari*, ricercatore sostenuto da
AIRC presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e primo
autore dell’articolo. *“Non è stato facile perché questo cambio di
approccio ha richiesto l’ideazione di nuovi protocolli sperimentali. Con
l’aiuto dei microbiologi del gruppo del professor David Lembo, del
Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino,
abbiamo coltivato in laboratorio cellule tumorali colorettali e batteri
produttori di colibactina, simulando così quello che avviene
nell’intestino. Abbiamo utilizzato sia linee cellulari sia i cosiddetti
organoidi, ossia colture in tre dimensioni di cellule di pazienti con cui
si cerca di approssimare la struttura tridimensionale dei tumori di
origine. In questo modo abbiamo studiato l’impatto funzionale della
colibactina sulle cellule, con tecnologie di sequenziamento e analisi
bioinformatiche all’avanguardia. Abbiamo scoperto che la colibactina
funziona come una sorta di “palestra per i tumori”: questa tossina allena
infatti le cellule tumorali a sopportare un carico costante di mutazioni al
DNA, abituandole. Così, quando si inizia il trattamento con un farmaco
chemioterapico con un meccanismo simile molto usato in clinica,
l’irinotecano, il tumore è già allenato. Avendo imparato a sopportare le
mutazioni causate dalla colibactina, il cancro impara anche a tollerare il
danno provocato dalla chemioterapia, diventando così resistente.”*
Lo studio apre dunque nuove prospettive. I ricercatori hanno infatti
osservato che anche tumori allenati dalla colibactina possono rispondere ad
altri approcci chemioterapici che agiscono con un meccanismo diverso. La
colibactina, quindi, può costituire la chiave per selezionare la strategia
terapeutica adeguata a colpire questi tumori con maggiore efficacia.
*“Nell’ambito della cosiddetta oncologia di precisione”* conclude il
professor Bardelli *“è sempre più importante stratificare i pazienti per
poter rendere i trattamenti il più possibile precisi e mirati. I nostri
risultati mostrano quanto sia importante un approccio integrato a 360
gradi, che guardi sia al tumore sia a ciò che lo circonda. L’obiettivo è
anche scoprire nuovi bio-marcatori, cioè nuovi criteri per selezionare i
farmaci più adatti a ciascun tumore e ciascun paziente. Partendo dai nostri
risultati pre-clinici, abbiamo così cominciato ad analizzare la presenza
della colibactina in campioni clinici provenienti da pazienti dell’Ospedale
Niguarda di Milano, in collaborazione con il Professor Siena e il Professor
Sartore-Bianchi, per correlare l’eventuale presenza della tossina alla
risposta clinica ai farmaci. Abbiamo già ottenuto dei primi risultati
incoraggianti che confermano le ricadute traslazionali della nostra
scoperta*”. L’obiettivo dei ricercatori è adesso di validare questo
approccio su coorti più grandi e rappresentative di pazienti di cancro al
colon.
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Area Relazioni Esterne e con i Media
Università degli Studi di Torino
Settore Relazioni con i Media
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