(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - Una manovra da dieci miliardi di euro rischia di provocare la caduta del governo belga. Dopo una notte di negoziati conclusa senza accordo, il primo ministro Bart De Wever si prepara a incontrare re Filippo per rimettere il proprio mandato. Al centro della crisi non c’è soltanto la necessità di ridurre il disavanzo pubblico, ma una frattura politica sulla distribuzione dei sacrifici fiscali: chi debba pagare il conto del risanamento e attraverso quali misure.
La coalizione federale, composta da cinque partiti, non è riuscita a superare le divergenze sulla legge di bilancio per il 2027. Le trattative sono proseguite durante il fine settimana e fino alle prime ore di lunedì, senza produrre un compromesso. Il fallimento ha portato De Wever a prospettare le dimissioni, aprendo una fase di incertezza istituzionale in un Paese che ospita le principali istituzioni dell’Unione europea.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Belga e ripreso da diversi media nazionali, il premier dovrebbe recarsi dal sovrano per illustrare l’esito negativo dei colloqui. Al momento delle prime ricostruzioni della mattinata non risultava tuttavia confermata l’accettazione delle dimissioni da parte del re. La distinzione è decisiva: un’eventuale rimessione del mandato non comporterebbe automaticamente la fine del governo, poiché il sovrano potrebbe invitare il primo ministro a tentare nuovamente di ricomporre la maggioranza.
Il nodo principale riguarda l’equilibrio tra nuove entrate fiscali e riduzioni della spesa. I socialisti fiamminghi di Vooruit chiedono che i redditi e i patrimoni più elevati contribuiscano maggiormente allo sforzo di risanamento. Il Movimento Riformista francofono, di orientamento liberale, si oppone invece a un aumento della pressione fiscale e ha respinto alcune ipotesi di revisione dell’imposta sul valore aggiunto.
David Clarinval, vice primo ministro espressione del Movimento Riformista, ha dichiarato al termine delle trattative che sul tavolo rimanevano troppe tasse. Le divergenze hanno impedito di raggiungere un’intesa anche sulle misure necessarie a contenere la crescita della spesa pubblica.
Il confronto si svolge in un quadro finanziario particolarmente difficile. Secondo i dati richiamati dalla Commissione europea, il disavanzo pubblico belga ha raggiunto il 5,2 per cento del prodotto interno lordo nel 2025, un livello nettamente superiore alla soglia del 3 per cento prevista dalle regole fiscali europee. Le prospettive per il 2027 rendono ancora più urgente la definizione di un percorso credibile di consolidamento.
Il Belgio deve inoltre confrontarsi con un debito pubblico superiore al 110 per cento del PIL, condizione che restringe i margini di manovra e aumenta l’attenzione dei mercati finanziari. De Wever aveva indicato come priorità la necessità di dimostrare che il Paese è in grado di rispettare gli impegni assunti a livello europeo.
La dimensione economica della crisi si intreccia quindi con quella politica. La maggioranza deve individuare risorse sufficienti a correggere i conti pubblici senza compromettere gli equilibri tra partiti che rappresentano sensibilità territoriali e ideologiche molto differenti.
La coalizione guidata da De Wever riunisce infatti forze nazionaliste fiamminghe, liberali, cristiano-democratiche e socialiste. Un’alleanza costruita sulla necessità di assicurare stabilità istituzionale al Paese, ma esposta a contrasti profondi sulle politiche fiscali e sociali.
La discussione sul bilancio ha fatto emergere soprattutto la distanza tra chi considera indispensabile chiedere un contributo maggiore ai contribuenti più abbienti e chi ritiene che il risanamento debba avvenire prevalentemente attraverso il contenimento della spesa e senza nuovi aumenti delle imposte.
La scadenza politica è ravvicinata. Il bilancio deve essere approvato dal Parlamento prima della fine dell’anno e il governo aveva individuato nei primi giorni di novembre il momento decisivo per raggiungere un’intesa. De Wever aveva inoltre escluso di affrontare il 2027 facendo ricorso a un esercizio provvisorio basato sulle autorizzazioni di spesa precedenti.
Il ricorso a un bilancio temporaneo consentirebbe tecnicamente la continuità dell’amministrazione, ma rappresenterebbe una sconfitta politica per un esecutivo che ha posto il consolidamento dei conti pubblici tra i propri obiettivi principali.
Non è la prima volta che la politica belga attraversa una fase di tensione durante la preparazione della manovra. Anche lo scorso anno i negoziati avevano superato le scadenze inizialmente previste, rendendo necessario un intervento del primo ministro per fissare un nuovo termine alle trattative.
Questa volta, tuttavia, il rischio di una crisi di governo appare più concreto. L’eventuale impossibilità di ricostruire un accordo tra i cinque partiti potrebbe aprire la strada a nuove consultazioni politiche e, in ultima istanza, a elezioni anticipate.
Un simile scenario presenterebbe ulteriori incognite. I sondaggi indicano una presenza significativa di formazioni esterne all’attuale maggioranza, tra cui il Vlaams Belang, espressione della destra nazionalista fiamminga, e il Partito del Lavoro del Belgio, collocato all’estrema sinistra. Un ritorno alle urne potrebbe quindi produrre un Parlamento ancora più frammentato e rendere complessa la formazione di un nuovo esecutivo.
La crisi assume rilievo anche sul piano europeo. Il Belgio, membro fondatore dell’Unione, è chiamato ad applicare le nuove regole di governance economica in una fase nella quale numerosi Stati membri devono conciliare il risanamento dei bilanci con l’aumento delle spese per la difesa, la sicurezza energetica e gli investimenti pubblici.
Per Bruxelles, intesa come sede delle istituzioni comunitarie, l’evoluzione della vicenda costituisce un ulteriore banco di prova della capacità dei governi nazionali di tradurre gli impegni fiscali europei in decisioni politiche sostenibili.
L’eventuale caduta dell’esecutivo belga non avrebbe conseguenze automatiche sul funzionamento dell’Unione europea, ma potrebbe complicare il percorso di correzione dei conti pubblici e alimentare nuove incertezze sulla tenuta delle coalizioni chiamate a gestire manovre particolarmente impegnative.
L’attenzione resta ora concentrata sul confronto tra De Wever e re Filippo. Il sovrano potrebbe accogliere le dimissioni oppure favorire un ulteriore tentativo di mediazione tra i partiti della maggioranza.
La questione decisiva, tuttavia, rimane irrisolta: trovare un accordo su dieci miliardi di euro di misure correttive senza provocare una rottura definitiva tra alleati che hanno visioni opposte sul ruolo della tassazione e della spesa pubblica.
È su questo terreno che si misura la tenuta del governo De Wever. E il risultato dei prossimi colloqui stabilirà se il Belgio riuscirà a evitare una crisi istituzionale o se la disputa sul bilancio aprirà una nuova fase di instabilità politica.
