(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - Gli Stati Uniti stanno valutando il ritorno del gas naturale russo sul mercato europeo attraverso la rete di gasdotti che attraversa l’Ucraina, con un’operazione commerciale affidata a un intermediario americano. L’iniziativa, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal citando funzionari statunitensi, europei e ucraini, rientrerebbe nei negoziati promossi dall’amministrazione di Donald Trump per raggiungere una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche prima dell’inverno. La proposta potrebbe aprire nuove opportunità economiche per gli investitori statunitensi, garantire a Kiev entrate dai diritti di transito e offrire a Mosca un incentivo finanziario per accettare una sospensione delle ostilità nel settore energetico.
L’ipotesi sarebbe stata discussa dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner durante le missioni diplomatiche a Mosca e Kiev dello scorso settembre. Il meccanismo prevederebbe la commercializzazione del gas russo attraverso un soggetto statunitense, evitando un rapporto diretto tra i fornitori di Mosca e gli acquirenti europei. Una soluzione che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe superare alcuni ostacoli commerciali, ma che dovrebbe comunque confrontarsi con le restrizioni dell’Unione europea, comprese quelle relative all’origine del gas.
Secondo il quotidiano americano, Washington avrebbe inoltre prospettato la possibilità di depositare i ricavi delle esportazioni russe in un conto vincolato presso un Paese terzo. L’obiettivo sarebbe impedire che le entrate vengano immediatamente utilizzate dal Cremlino per finanziare la guerra. Il meccanismo resta tuttavia un’ipotesi negoziale, senza indicazioni definitive sulle modalità di controllo, sulla gestione dei fondi e sulle garanzie richieste alle parti coinvolte.
Per l’Ucraina, il ripristino del transito rappresenterebbe anche una questione economica. Il passaggio del gas russo attraverso il territorio ucraino si è interrotto il 1 gennaio 2025, dopo la scadenza dell’accordo tra Gazprom e l’operatore della rete nazionale. La riattivazione dei collegamenti consentirebbe a Kiev di tornare a incassare tariffe di transito, ma comporterebbe una scelta politica delicata: permettere nuovamente il passaggio di una delle principali risorse energetiche russe mentre prosegue il conflitto.
Il progetto americano incontra soprattutto la resistenza dell’Unione europea, che ha avviato un percorso normativo per eliminare progressivamente le importazioni di gas russo entro il 2027. La disciplina europea prevede scadenze differenziate per i contratti esistenti e obblighi di verifica della provenienza delle forniture. La presenza di un intermediario americano non sarebbe quindi sufficiente, da sola, a rendere automaticamente ammissibili operazioni incompatibili con i divieti comunitari.
Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha ribadito in ottobre la necessità di rendere permanente l’abbandono del gas russo, anche nell’eventualità di un accordo di pace. La posizione riflette una strategia maturata dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, quando Bruxelles ha accelerato la diversificazione degli approvvigionamenti per ridurre la dipendenza energetica da Mosca.
La questione assume un peso particolare alla vigilia dell’inverno. Le tensioni sui mercati internazionali, le difficoltà nelle forniture di gas naturale liquefatto dal Qatar e il livello degli stoccaggi europei alimentano le preoccupazioni per la sicurezza energetica. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti ritengono che la prospettiva di prezzi più contenuti potrebbe contribuire a rendere meno rigida la posizione di alcuni governi europei.
La proposta si inserisce anche nella più ampia questione dell’efficacia delle restrizioni energetiche nei confronti della Russia. Come approfondito da Agenparl nell’articolo del 1 novembre, “Diesel russo in Europa nonostante l’embargo, Novak solleva il caso della tracciabilità dei carburanti”, le dichiarazioni del vice primo ministro russo Aleksandr Novak hanno riportato l’attenzione sui prodotti petroliferi che possono raggiungere il mercato europeo attraverso filiere commerciali e raffinerie situate in Paesi terzi.
L’approfondimento, disponibile all’indirizzo https://agenparl.eu/2026/11/01/diesel-russo-europa-sanzioni-tracciabilita-carburanti/, esamina i problemi di identificazione dell’origine dei carburanti e i controlli previsti dalla normativa europea. Si tratta di una questione distinta da quella del gas naturale, ma entrambe evidenziano quanto sia complesso conciliare gli obiettivi delle sanzioni con le esigenze di approvvigionamento energetico e con l’evoluzione delle relazioni commerciali internazionali.
Nel caso del piano americano, tuttavia, non si discuterebbe di flussi commerciali già esistenti o di possibili violazioni delle restrizioni, ma di una proposta politica per ripristinare apertamente una parte delle esportazioni russe verso l’Europa. Proprio questa differenza rende l’iniziativa particolarmente significativa: Washington starebbe valutando di utilizzare il commercio energetico come strumento negoziale, mentre Bruxelles continua a considerare la riduzione della dipendenza da Mosca una priorità strategica.
Il dossier potrebbe tornare al centro dei colloqui tra Stati Uniti, Russia e Ucraina previsti ad Abu Dhabi a metà novembre. Secondo le ricostruzioni del Wall Street Journal, Mosca ha finora respinto i tentativi americani di raggiungere una tregua energetica. Non risulta quindi alcun accordo definitivo sul ripristino delle forniture, né un’intesa con l’Unione europea.
Reuters, che ha ripreso questa mattina le informazioni del quotidiano americano, ha precisato di non aver potuto verificarle autonomamente. Resta dunque da chiarire se la proposta possa trasformarsi in un negoziato operativo e soprattutto come potrebbe essere conciliata con le norme europee.
La questione va oltre la possibile riapertura dei gasdotti. Al centro si profila un confronto sul futuro degli equilibri energetici europei: da una parte la strategia comunitaria di uscita dalle forniture russe, dall’altra il tentativo americano di trasformare il ritorno del gas di Mosca in una leva diplomatica e in una possibile opportunità commerciale. Una prospettiva che, se concretizzata, potrebbe modificare non soltanto i rapporti economici tra Russia ed Europa, ma anche il ruolo degli Stati Uniti nella gestione dei flussi energetici del continente.
