
(AGENPARL) – dom 09 luglio 2023 LETTERA DEL PRESIDENTE NAZIONALE
DI FEDERCEPICOSTRUZIONI ANTONIO LOMBARDI
Alla Cortese Attenzione del
Direttore Responsabile
del Responsabile Economia
Oggetto: È il momento di agire con coraggio e concretezza. Sburocratizzazione e bond innovativi per finanziare un nuovo Superbonus
Egregio Direttore,
La ragione di questa lettera risiede nell’auspicio che si inizi a rappresentare questo Paese per quello che è effettivamente diventato: giacché le tanto auspicate e decantate riforme, non rappresentano più una necessità, ma un’urgenza imprescindibile per la sopravvivenza di famiglie ed imprese. Un’emergenza economica e sociale.
Tocco soltanto due dei tanti temi di cui si potrebbe trattare, che ritengo tuttavia fondamentali per il futuro di tutti.
Del primo si è parlato ed ancora si parla tanto: fatichiamo a spendere i soldi previsti dal PNRR. La cosa non può purtroppo sorprendere. Storicamente il nostro Paese non è capace di utilizzare le risorse che riceve da Bruxelles. A fine anno rischiamo di perdere una cospicua fetta dei Fondi di Coesione relativi al settennio 2014-2020, perché non siamo riusciti a sostenere negli anni scorsi, in media, investimenti per 9 miliardi di euro l’anno. Come possono sorprendere quindi i ritardi per il Pnrr, peraltro riconducibili in buona parte alle medesime problematiche?
Con il PNRR entro il 2026 dobbiamo spendere mediamente 42 miliardi di euro all’anno per poter realizzare tutti i progetti previsti dal piano. Senza mutare l’attuale stato delle cose, raggiungere questo obbiettivo è oggettivamente impossibile. Ribadisco: non siamo stati in sette anni capaci di spendere 9 miliardi l’anno di Fondi di Coesione non vedo come – non avendo nemmeno sfiorato le cause ostative agli investimenti ed i freni alla spesa – questo possa sorprendere.
Dei Fondi di Coesione – 64,8 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia nel periodo 2014-2020, di cui 17 di cofinanziamento nazionale – poco meno della metà (29,8) sono ancora da spendere. Come Lei ben sa, entro il 31 dicembre: la parte non utilizzata dovrà essere restituita.
Tirando su due somme, tocca investire quasi 72 miliardi entro la fine di quest’anno e 42 miliardi l’anno fino al 2026.
Una discreta opportunità, se non fosse che il nostro Paese ancora si dibatte in storiche problematiche cui appunto non si vuole (o si fatica a) metter mano.
I dati della Banca d’Italia, che si evincono da una delle ultime analisi sono fin troppo eloquenti. Oggi in Italia per realizzare un’opera pubblica occorrono in media 610 giorni, quasi due anni. E i ritardi maggiori si registrano al Sud (685 giorni), quasi totalmente imputabili ad amministrazioni locali (655 giorni contro i 445 del Centro-nord).
La fase di aggiudicazione – a riprova dei ritardi dei governi locali – al Sud dura quasi sei mesi (172 giorni) a fronte degli appena 88 giorni del Centro-Nord. In questa fase procedurale, il divario è evidente sia per i lavori gestiti dal Governo centrale (88 giorni al centro-Nord e 138 al Sud) sia per quelli delle amministrazioni locali (102 al Nord, 198 nel Mezzogiorno).
Le ragioni di questo divario territoriale risiedono nella disorganizzazione e scarsa preparazione delle amministrazioni locali, con uffici sguarniti in uomini e mezzi. Se non si mette mano seriamente alla riduzione di queste tempistiche, ed alle cause chiare ed evidenti che le determinano, con un efficace programma di semplificazione e sburocratizzazione, ed un piano di potenziamento e qualificazione (in uomini e mezzi) delle stazioni appaltanti, rimarremo sempre a tirar le somme dei ritardi, delle opportunità perdute, delle risorse smarrite o revocate.
Urge metter mano a riforme vere e concrete, che puntino anche a cancellare sovrapposizioni di competenze, duplicazioni procedurali, orpelli farraginosi (e onerosi) ed anche (finalmente!) alla coraggiosa soppressione di enti del tutto inutili.
La vera emergenza è questa, o si continuerà, come lo stolto, a fermarsi con gli occhi sulla punta del dito che indica la luna, perdendo quest’ultima totalmente di vista.
Rispettare il cronoprogramma del PNRR, ma anche della nuova programmazione, è fin d’ora materialmente improponibile. Tanto più se si parla di grandi infrastrutture; gli aumenti dei costi delle materie prime e dell’inflazione hanno peggiorato ulteriormente una situazione già di per sé grave.
Occorre avere coraggio ed è questo che, purtroppo, troppo spesso sembra mancare nelle scelte politiche, ad ogni livello istituzionale.
Un ulteriore tema che vorrei sottoporle: la frettolosa soppressione del Superbonus 110% che, a partire soprattutto dal prossimo anno, lungi dal realizzare i tanto declamati risparmi per il bilancio dello Stato, avrà pesantissime ripercussioni sull’economia e sull’occupazione.
L’approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sulle c.d. case green, ripropone con forza il tema dell’adeguamento energetico degli edifici, in particolare per l’Italia, Paese in cui il patrimonio abitativo è vetusto ed energivoro, più che in tante altre realtà europee.
Il 53,7% delle abitazioni italiane, infatti, ha più di 50 anni (risulta costruito prima del 1970); un ulteriore 31% è stato edificato nel ventennio successivo (1971-1990) ed il 7,4% nel periodo 1991-2000. Meno dell’8% è stato edificato nell’ultimo ventennio.