(AGENPARL) - Roma, 28 Giugno 2023 - (AGENPARL) – mer 28 giugno 2023 Maria Callas arriva a Verona il 30 giugno 1947 in circostanze destinate ad entrare nel mito: ha solo 23 anni,
una figura prosperosa e un po’ goffa, una padronanza minima dell’italiano, i postumi di un viaggio in nave
dall’America e in treno attraverso lo Stivale, in tasca quasi nulla (è stata derubata all’approdo), in mano una
valigia di cartone legata con lo spago. Ha la ‘K’ (solo dopo Kallas diventerà Callas) e ha grande speranza per un
debutto in un teatro internazionale, l’Arena, primo vero palcoscenico importante dopo sfortunati provini a
New York: nella Grande Mela ha fatto da bambinaia ai figli del M° Sergio Failoni che, su insistenza del basso
Rossi Lemeni, le fa ottenere un’audizione da Giovanni Zenatello, storico fondatore del Festival areniano e
direttore dell’edizione ’47. Il compenso delle 5 recite di Gioconda è decisamente ridotto ma la fiducia
accordatale per il ruolo da protagonista in un cast d’eccezione e un pubblico da oltre 15mila spettatori a
serata valgono la pena. Alla prima del 2 agosto, accolta con favore che crescerà ogni sera, ha già al suo fianco
Giovanni Battista Meneghini, che diventerà suo marito due anni dopo (nella chiesa dei Filippini) facendola
residente di Zevio e presenza abituale a Verona, con qualche pausa nella casa di famiglia a Sirmione sul
Garda. Maria si esibirà in 7 leggendarie produzioni areniane e un concerto al Teatro Nuovo fino al 1954,
mentre la figura decresce (di 36 kg) ma cresce la statura dell’artista e della diva, anzi Divina, proiettata nello
star system mondiale dal contratto discografico con la Voce del Padrone e dai trionfi sui palcoscenici di tre
continenti. Già divenuta icona pop, dal ’58, estate degli ultimi scatti tra il pubblico del Festival, il cuore e gli
impegni la allontanano da Verona. Fortunatamente di lei queste terre conservano il lato più umano dei
ricordi, la dimensione quotidiana: prove in giardino, passeggiate sul liston, scambi di ricette, quasi a ricordarci
(doverosamente) non il gossip ma il bisogno di normalità, la fragilità dei grandi, di chi era stata come nessuna
Norma, Violetta, Lucia, Tosca, Gioconda, Anna Bolena, Medea, Amina, e che dietro il rigore e la devozione
all’arte aveva celato, dignitosi ed indicibili, dolore, sensibilità, profondità, al pubblico donando tutto.
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