
CATANZARO La notizia negativa è che nella prima parte del 2019 la crescita dell’attività economica in Calabria è risultata debole – in pratica si conferma il rallentamento già in atto nella seconda metà del 2018. La notizia che quasi ha una vena di positività è che peggio di così non si può andare, visto che “al momento sono quasi del tutto assenti previsioni di un ulteriore peggioramento”. Parola del direttore della filiale regionale della Banca d’Italia, Sergio Magarelli, che questa mattina ha introdotto la consueta conferenza stampa finalizzata ad illustrare il rapporto sull’andamento dell’economia in Calabria, nella sede dell’istituto a Catanzaro, a cura del Nucleo per la Ricerca economica, coordinato da Giuseppe Albanese, affiancato da Antonio Covelli e Iconio Garrì. Che il rallentamento sia pesato su tutto il Mezzogiorno è il mal comune mezzo gaudio che svanisce davanti ad altre percentuali relative alla crescita rispetto alla crisi del 2007: mentre il Nord deve recuperare circa il 3 per cento, il Pil del Mezzogiorno arranca ancora di più, sono infatti 10 punti percentuali da riagguantare rispetto ai livelli pre crisi. Che tradotto in soldoni, in Calabria, significa circa “3 miliardi euro”. Segno ‘più’ ma senza esagerare guardando allo stato di salute dell’industria che registra una crescita moderata, sebbene, gli investimenti “ristagnano” e sulle imprese grava il rallentamento del settore dei servizi. Si riduce anche il trend di forte crescita nel settore delle esportazioni che andava avanti da anni. Quello che preoccupa maggiormente resta, assieme alla grande questione del calo demografico, soprattutto dei giovani – negli ultimi dieci anni sono emigrati circa 26 mila ragazzi e ragazzi, come se un buco nero avesse risucchiato una grande città calabrese – e la disoccupazione soprattutto femminile: il 60 per cento resta inoccupata, congelando il 7 per cento del Pil. Un altro dato, insomma, che penalizza la Calabria e la sua crescita economica e sociale, bloccata tra “due grandi questioni: quella meridionale e quella criminale”. -“Mi piace parafrasare l’ultimo intervento del nostro direttore generale: una crescita come quella che vogliamo non può neanche ipotizzarsi senza risolvere due grandissime questioni che interessano tutto il Paese, la questione meridionale e la questione criminale – ha detto Magarelli -. La prima riguarda circa un terzo della popolazione nazionale, la seconda riguarda tutto il tessuto economico e non solo del nostro Paese. Entrambe devono essere risolte e affrontate a livello politico, economico e, lasciatemi aggiungere, culturale”. (News&Com)