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CORONAVIRUS, USA: IL FERMO UCCIDE L’ECONOMIA E NON FA BENE ALLA SALUTE

(AGENPARL) – Roma, 26 marzo 2020 Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato che per la domenica di Pasqua intende far ripartire l’economia americana.

Ciò ha innescato polemiche ed un dibattito molto «vivace» negli USA.

Ora negli USA il dibattito nazionale è quanto sono disposti gli americani a tollerare il fermo dell’economia per salvare vite dal coronavirus.

Quanti milioni di imprese siamo disposti a far fallire?

Quante decine di milioni di lavoratori siamo disposti a collocare nelle liste della disoccupazione – 30 milioni? 50 milioni? 100 milioni?

E’ chiaro che la difficoltà di questo calcolo è che non sappiamo se il virus ucciderà 10.000, 100.000 o anche 1 milione di persone.

Ad alcuni sembrerà cinico, , persino crudele, valutare i costi rispetto ai rischi delle azioni politiche quando le vite sono a rischio.

Ma indovinate un po’? I funzionari governativi degli USA prendono sempre queste decisioni. La maggior parte delle normative sono approvate in base ai costi per l’economia rispetto alle vite salvate. Se l’unico obiettivo del governo è ridurre al minimo le morti, il primo passo sarebbe quello di impedire alle persone di guidare le auto, chiudere le piscine, i parchi di divertimento ed eliminare la pancetta (bacon).

Certo, non possono fare queste cose perché, per esempio, come società hanno deciso che i benefici per 320 milioni di americani di avere un trasporto rapido ed affidabile superano di gran lunga le morti in autostrada.

Questo è il motivo per cui il presidente Trump, i governatori e i sindaci della nazione devono riconoscere che anche il blocco dell’economia comporta rischi per la salute.

Non puoi comprimere l’economia senza pensare ed esigere poi un alto grado di miseria umana e persino morti, e senza contare la perdita di ricchezza e reddito per i suoi cittadini.

In un articolo accademico pubblicato nel 2018, i ricercatori universitari di Taiwan Yu Hui Lin e Wen Yi Chen hanno mostrato un legame diretto tra disoccupazione e suicidio, un legame che persiste per due o tre anni dopo la disoccupazione.

Anche una breve recessione ed acuta ha conseguenze durature.

In termini approssimativi, ogni aumento dell’1% della disoccupazione porta a un ulteriore suicidio per ogni 100.000 persone e un aumento dei divorzi di circa 0,5 percento. Se la disoccupazione aumenta del 5 percento nell’attuale chiusura dell’economia, ciò potrebbe significare circa 16.500 suicidi aggiuntivi e 1,5 milioni di divorzi. Un aumento del 10% della disoccupazione potrebbe significare circa 30.000 morti.

Un recente studio del National Survey of Drug Use and Health ha rilevato che il tasso di tossicodipendenza potrebbe essere tanto doppio per coloro che sono disoccupati quanto per coloro che sono impiegati a tempo pieno.

I ricercatori della Federal Reserve Bank di Saint Louis hanno concluso che «durante gli episodi di forte aumento della disoccupazione, il numero di tossicodipendenti può aumentare notevolmente».

Un altro studio del National Bureau of Economic Research rileva che un aumento dell’1% nel tasso di disoccupazione significa un aumento del 3% dei decessi per overdose da oppioidi e un aumento di oltre il 6% nelle visite al pronto soccorso.

Tra gli americani tra i 50 e i 75 anni, uno studio nell’Archivio di medicina interna rileva che i disoccupati hanno il 35% in più di probabilità di subire un infarto.

Infine, Robert Zoellick, ex presidente della Banca mondiale ed ex rappresentante commerciale degli Stati Uniti, e altri hanno notato che le interruzioni della catena di approvvigionamento mettono a rischio la salute e la vita dei pazienti che affrontano rischi per la salute diversi dal coronavirus.

In altre parole, il pedaggio umano da pagare è molto alto e reale per la perdita di lavoro, bancarotta, inattività e così via.

Ci sono circa 20 milioni di americani con cancro (o sopravvissuti), altri 30 milioni con malattie cardiache, 34 milioni con diabete e 35 milioni con malattie polmonari croniche. Circa uno su cinque americani sono in cura per questi disturbi.

Cosa succede se non riescono a ottenere farmaci e trattamenti, grazie al blocco economico?

Se solo uno su mille muore perché non riescono a prendere le loro medicine, o gli ospedali non possono procurarle, ci sono altri 75.000 morti.

Oggi viviamo in un arresto economico che è anche un arresto della catena di approvvigionamento come non si è mai visto prima.

Abbiamo visto le persone che sono già morte a causa di questo coronavirus e il crepacuore ad esso associato.

Gli americani – e aggiungerei anche gli italiani – hanno ragione ad avere paura.

Il presidente Trump si è paragonato a un «Presidente di guerra» che combatte un nemico invisibile.

Essere intelligenti ed equilibrati sui costi e sui benefici di ogni decisione politica strategica è fondamentale per vincere le guerre contro nemici visibili e invisibili.

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