(AGENPARL) - Roma, 29 Ottobre 2026 - Il consigliere di Putin Yuri Ushakov ironizza sulla presenza europea ai colloqui di Abu Dhabi: gli europei possono comprare un biglietto, ma non saranno invitati al tavolo. Kiev punta a una de-escalation su energia e mare, allo scambio di prigionieri e al ritorno dei bambini trasferiti in Russia. Il Donbass resta il principale ostacolo a un accordo.
Gli europei possono acquistare un biglietto per raggiungere Abu Dhabi, ma nessuno intende invitarli al tavolo dei negoziati. Con questa battuta, pronunciata il 28 ottobre e riportata da European Pravda, Yuri Ushakov, consigliere diplomatico del presidente russo Vladimir Putin, ha escluso la partecipazione europea al prossimo incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.
La dichiarazione arriva mentre Washington tenta di riaprire il dialogo tra Mosca e Kiev dopo oltre otto mesi di sostanziale interruzione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è disposto a partecipare ai colloqui, ma contesta l’idea che il futuro della sicurezza europea possa essere definito senza coinvolgere direttamente gli Stati del continente.
Dietro la provocazione del Cremlino emerge una divergenza sostanziale. Mosca vuole mantenere il confronto nel formato concordato con Washington e Kiev. L’Ucraina considera invece quel formato un possibile punto di partenza, non una soluzione sufficiente per discutere garanzie di sicurezza, ricostruzione ed equilibri strategici europei.
Il confronto si apre inoltre con obiettivi differenti. Kiev vuole ottenere risultati immediati e verificabili, a partire da una riduzione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche, da misure di cessazione delle ostilità in mare e da nuovi scambi di prigionieri. Mosca continua a porre al centro le questioni territoriali, soprattutto il Donbass, sulle quali le posizioni restano profondamente distanti.
Ushakov: nessun invito agli europei
Il consigliere di Putin ha chiarito che i colloqui previsti per novembre dovrebbero coinvolgere esclusivamente rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti. La partecipazione europea, secondo il Cremlino, non è stata concordata.
La battuta sui biglietti aerei non è quindi soltanto una provocazione verbale. Riassume la volontà russa di delimitare fin dall’inizio gli interlocutori ammessi alla trattativa, riconoscendo agli Stati Uniti il ruolo di principale mediatore e lasciando fuori i governi europei.
Ushakov ha inoltre affermato che la questione non sarebbe stata discussa neppure durante la telefonata del 27 ottobre tra Putin, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. Quel contatto aveva contribuito ad alimentare aspettative sulla ripresa dei negoziati, ma non avrebbe prodotto, secondo la versione del Cremlino, alcuna intesa sulla presenza europea.
Il punto è politicamente rilevante perché gli Stati europei figurano tra i principali sostenitori militari, finanziari ed economici dell’Ucraina. Francia, Germania e Regno Unito hanno già sostenuto la necessità di un ruolo europeo nella ricerca di una soluzione al conflitto.
Un eventuale accordo, inoltre, potrebbe richiedere impegni di lungo periodo da parte dei partner europei. Dalla ricostruzione alla sicurezza dei confini, fino alle garanzie contro una nuova aggressione, molte delle misure necessarie per sostenere una pace duratura coinvolgerebbero direttamente il continente.
L’esclusione annunciata da Mosca apre dunque un interrogativo: chi dovrà contribuire a garantire la pace potrà partecipare anche alla definizione delle sue condizioni?
Zelensky punta a risultati concreti, non a una svolta immediata
Le aspettative ucraine sono state illustrate da Zelensky il 27 ottobre e ricostruite il giorno successivo dal Kyiv Independent, in un articolo di Tim Zadorozhnyy.
Kiev non si aspetta che il primo incontro produca un accordo complessivo sulla fine della guerra. L’obiettivo iniziale è riaprire un canale negoziale regolare e ottenere risultati circoscritti che possano ridurre l’intensità del conflitto.
Il presidente ucraino ha indicato tra le priorità una de-escalation degli attacchi alle infrastrutture energetiche e misure di cessazione delle ostilità in mare. Sono due settori nei quali un’intesa limitata potrebbe produrre effetti concreti senza richiedere una soluzione immediata delle controversie territoriali.
Un altro tema centrale è lo scambio di prigionieri. Kiev vuole utilizzare la ripresa dei colloqui per favorire il ritorno dei militari catturati e affrontare anche la situazione dei civili ucraini detenuti in Russia.
Nelle dichiarazioni del 28 ottobre, durante la conferenza stampa all’Aia con il primo ministro olandese Rob Jetten, Zelensky ha aggiunto il ritorno dei bambini ucraini trasferiti in Russia tra le questioni umanitarie da affrontare.
Il governo ucraino considera questi dossier possibili terreni di intesa iniziale. Anche risultati parziali potrebbero contribuire a ricostruire un minimo di fiducia tra le delegazioni e consentire incontri successivi.
Secondo una fonte ucraina citata dal Kyiv Independent, il primo appuntamento potrebbe persino concludersi senza risultati immediati, perché le parti dovranno innanzitutto ristabilire un quadro condiviso di discussione dopo la lunga interruzione del negoziato.
L’obiettivo di Kiev è quindi avviare un percorso nel quale ogni incontro possa produrre progressi limitati ma concreti, senza presentare il ritorno al tavolo come la garanzia di una pace imminente.
Il Donbass resta la questione decisiva
La prospettiva di accordi settoriali non elimina il principale ostacolo politico: il controllo dei territori occupati e, in particolare, il futuro del Donbass.
Mosca continua a chiedere che l’Ucraina rinunci anche alle aree della regione che le forze russe non sono riuscite a conquistare militarmente. Kiev respinge questa impostazione e sostiene la necessità di partire da una cessazione delle ostilità lungo l’attuale linea del fronte.
Nel corso delle precedenti consultazioni era stata discussa anche l’ipotesi di una zona demilitarizzata nel Donbass. La proposta non aveva però risolto il nodo fondamentale: chi avrebbe esercitato il controllo effettivo sul territorio.
Zelensky ha confermato che gli interlocutori statunitensi hanno nuovamente sollevato la questione territoriale nei contatti con le delegazioni ucraina e russa. Ha tuttavia ribadito che le concessioni territoriali rappresentano una linea rossa per Kiev.
Il presidente ucraino ha precisato che eventuali decisioni sui territori possono essere affrontate soltanto dai leader dei Paesi in guerra. Le delegazioni tecniche non dispongono quindi, nella posizione di Kiev, del mandato politico per definire un’intesa su questo punto.
L’Ucraina si è detta disponibile a valutare formule come una zona cuscinetto o demilitarizzata su entrambi i lati della linea di contatto. Ma questa disponibilità non equivale all’accettazione delle richieste russe sul controllo del Donbass.
È una distinzione fondamentale. Kiev può discutere strumenti per ridurre il rischio di nuovi combattimenti senza riconoscere automaticamente le rivendicazioni territoriali di Mosca.
La distanza tra le parti spiega perché Zelensky concentri le aspettative del primo incontro su energia, mare e questioni umanitarie. Sono ambiti nei quali potrebbe essere più semplice individuare misure pratiche, mentre il dossier territoriale continua a bloccare la prospettiva di un accordo complessivo.
La sicurezza europea e il ruolo degli alleati
La posizione ucraina sulla partecipazione europea nasce proprio dalla complessità delle questioni ancora aperte.
Zelensky ha sostenuto che il formato trilaterale può servire a riavviare i contatti, ma non può esaurire il confronto sulle garanzie di sicurezza. Queste ultime riguardano direttamente anche gli Stati europei, ai quali Kiev chiede impegni politici e militari per impedire una nuova aggressione.
La ricostruzione pone un problema analogo. L’Unione europea e i governi del continente sono destinati ad avere un ruolo essenziale nel finanziamento delle infrastrutture, nella ripresa economica e nel sostegno istituzionale all’Ucraina.
Per Kiev sarebbe quindi difficile separare completamente il negoziato sulla fine della guerra dalle responsabilità che gli alleati europei dovrebbero assumere dopo un eventuale accordo.
Il presidente ucraino non ha tuttavia trasformato la partecipazione europea in una condizione preliminare per il primo incontro. Ha lasciato aperta la possibilità che il processo inizi con tre delegazioni e si allarghi successivamente.
È una scelta diplomatica che cerca di conciliare due esigenze: non perdere l’opportunità di tornare a discutere con Mosca e non consentire che le decisioni fondamentali sulla sicurezza dell’Ucraina vengano assunte senza il coinvolgimento dei suoi principali partner.
La posizione del Cremlino è differente. Ushakov presenta il formato trilaterale come quello concordato per la prossima fase e non prevede, almeno per ora, rappresentanti europei al tavolo.
La controversia non riguarda dunque soltanto la presenza fisica a una riunione. Riguarda il momento in cui gli europei potranno intervenire e il peso che avranno nella definizione di eventuali accordi.
Abu Dhabi, la data non è ancora confermata
Anche il calendario resta incerto.
Durante la conferenza stampa del 28 ottobre all’Aia, Zelensky ha indicato come possibile finestra per il primo incontro il periodo compreso tra il 6 e il 10 novembre. Kiev attende una conferma dagli Stati Uniti, che il presidente ucraino ritiene possa arrivare dopo le elezioni americane di metà mandato, intorno al 4 novembre.
La sede prevista è Abu Dhabi, ma lo stesso Zelensky ha riconosciuto che la situazione internazionale potrebbe incidere sull’organizzazione dell’incontro e perfino sulla scelta del luogo.
Mosca non ha ancora confermato una data. Secondo Reuters, Ushakov ha collegato i tempi della ripresa dei colloqui all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, alla situazione sul campo di battaglia e al quadro internazionale complessivo.
Il consigliere del Cremlino ha richiamato in particolare le conseguenze regionali della guerra che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele, sostenendo che potrebbero rendere più difficile organizzare un incontro a breve.
La disponibilità dichiarata a riprendere il confronto non si è quindi ancora tradotta in un appuntamento definitivo.
Resta aperta anche la possibilità di un successivo vertice tra i leader. Zelensky ha indicato che uno o due incontri tecnici potrebbero preparare il terreno per una riunione a livello presidenziale, ma non esiste al momento un’intesa sulla sua convocazione.
Putin continua a proporre Mosca come sede di un eventuale incontro diretto con Zelensky, soluzione che Kiev respinge. Anche questo elemento dimostra quanto sia ancora distante la prospettiva di una trattativa politica conclusiva.
La posta in gioco va oltre il primo incontro
Le dichiarazioni di Ushakov e le aspettative illustrate da Zelensky mostrano due approcci diversi alla ripresa del negoziato.
Per Kiev, la priorità immediata è fermare almeno una parte della violenza, affrontare le emergenze umanitarie e ristabilire un dialogo continuativo. Le questioni più controverse, a partire dal Donbass, richiederebbero invece decisioni politiche al massimo livello.
Per Mosca, la definizione degli interlocutori e dell’agenda rappresenta già un elemento della trattativa. L’esclusione europea permette al Cremlino di concentrare il confronto su Washington e Kiev, mentre resta aperta la possibilità che la Russia tenti di collegare il futuro dell’Ucraina a richieste più ampie sugli equilibri di sicurezza continentali.
Gli Stati Uniti si trovano al centro di questa dinamica. La loro mediazione potrebbe consentire la ripresa dei contatti, ma un accordo duraturo richiederebbe anche il contributo dei Paesi chiamati a sostenerne l’attuazione.
La battuta di Ushakov sui biglietti aerei ha quindi portato allo scoperto un problema che accompagnerà il negoziato ben oltre il primo appuntamento: è possibile avviare colloqui senza l’Europa, ma sarà molto più difficile costruire un sistema di sicurezza europeo senza coinvolgerla nelle decisioni.
Per il momento, Kiev punta a un risultato più immediato: riportare le delegazioni al tavolo e verificare se Mosca sia disponibile ad accettare misure concrete di de-escalation.
La prima prova sarà la convocazione effettiva dell’incontro di Abu Dhabi. La seconda, ben più impegnativa, sarà capire se le parti riusciranno a trasformare eventuali intese limitate in un percorso politico capace di affrontare territori, garanzie di sicurezza e futuro dell’Europa.
Fonti: Kyiv Independent, Reuters, European Pravda, Ukrainska Pravda.
