(AGENPARL) - Roma, 23 Ottobre 2026 - Nonostante l’annuncio del presidente statunitense sul ripristino del servizio satellitare, i militari ucraini segnalano nuove interruzioni. Le restrizioni alla velocità ostacolano i droni intercettori impiegati contro gli attacchi russi. Resta aperta la questione di chi abbia deciso le limitazioni.
l ripristino delle comunicazioni satellitari militari utilizzate dall’Ucraina, annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, non trova ancora piena conferma nelle verifiche effettuate sul campo. Nella mattinata di venerdì 23 ottobre, fonti del Ministero della Difesa ucraino hanno riferito che i sistemi collegati alla rete Starlink e al servizio militare Starshield continuano a registrare perdite di connessione quando le piattaforme su cui sono installati raggiungono velocità intorno ai 160 chilometri orari. Le limitazioni, introdotte nei giorni precedenti, hanno avuto conseguenze sulle operazioni dei droni ucraini, compresi quelli destinati all’intercettazione dei velivoli senza pilota impiegati dalla Russia.
La situazione contraddice, almeno sul piano operativo, quanto dichiarato giovedì 22 ottobre da Trump. Interpellato sulle notizie secondo cui avrebbe chiesto personalmente a Elon Musk di eliminare le restrizioni, il presidente americano ha evitato di confermare la telefonata, sostenendo però che il servizio fosse stato ripristinato. Secondo le testimonianze raccolte oggi da diverse testate internazionali, alcuni miglioramenti sarebbero effettivamente stati osservati, ma non tali da consentire di considerare superato il problema.
Le verifiche del 23 ottobre: la connessione continua a interrompersi
Una fonte del Ministero della Difesa ucraino, citata da Kyiv Post, ha spiegato che le forze armate e gli specialisti del dicastero stanno monitorando costantemente il funzionamento delle connessioni satellitari. I controlli condotti nella mattinata hanno continuato a registrare perdite di segnale a circa 161 chilometri orari. Secondo la stessa fonte, non esiste ancora una conferma della rimozione delle restrizioni.
Anche Serhii Beskrestnov, consulente del presidente ucraino Volodymyr Zelensky per le tecnologie militari, ha dichiarato di non aver rilevato elementi sufficienti per affermare che il limite sia stato eliminato. Alcuni sistemi hanno funzionato occasionalmente a velocità superiori, ma questi episodi potrebbero dipendere dalle modalità operative della rete o da condizioni tecniche particolari, piuttosto che da una modifica generale delle impostazioni.
Un quadro analogo emerge dalle testimonianze raccolte da Politico. Durante le prove effettuate tra giovedì sera e venerdì mattina, alcune unità ucraine hanno riscontrato miglioramenti della connessione, con singoli test condotti anche a velocità più elevate. I problemi, tuttavia, sono ricomparsi durante l’accelerazione dei droni, provocando interruzioni del collegamento. Un operatore ha descritto una situazione nella quale la comunicazione viene persa a velocità elevate e recuperata soltanto quando il velivolo rallenta.
Il dato è importante perché distingue due circostanze diverse: un miglioramento parziale delle prestazioni e il ripristino completo delle capacità precedentemente disponibili. Le testimonianze raccolte oggi indicano che il primo potrebbe essersi verificato, mentre il secondo non risulta ancora accertato.
Perché il limite di velocità ostacola i droni intercettori
Le restrizioni non equivalgono a un’interruzione generalizzata di tutte le comunicazioni satellitari ucraine. Il problema riguarda in particolare i terminali utilizzati su piattaforme in movimento ad alta velocità. Quando il collegamento viene perso durante una missione, gli operatori possono trovarsi nell’impossibilità di mantenere il controllo o ricevere informazioni aggiornate nel momento in cui il drone deve raggiungere il bersaglio.
La conseguenza è particolarmente rilevante per i droni intercettori sviluppati dall’Ucraina per contrastare gli attacchi aerei russi. Questi sistemi devono raggiungere rapidamente velivoli nemici che possono muoversi a velocità considerevoli. Nel caso dei droni d’attacco a propulsione a reazione, il divario tra la velocità necessaria all’intercettazione e quella alla quale il collegamento satellitare rimane stabile può rendere alcune missioni impraticabili.
Intervistato dalla CNN, un ufficiale delle forze armate ucraine ha riferito che le interruzioni possono durare anche 10-15 secondi, complicando il coordinamento e aumentando il rischio di perdere i velivoli impiegati. Lo stesso militare ha parlato di perdite di mezzi superiori alla norma, senza però fornire dati complessivi verificabili. Si tratta quindi di testimonianze operative significative, ma non sufficienti a quantificare l’impatto generale delle restrizioni sull’intero sistema di difesa ucraino.
Il presidente Zelensky ha collegato direttamente il problema alla capacità di contrastare i droni russi più veloci. In un’intervista alla CNN diffusa il 22 ottobre, ha spiegato che le limitazioni della connettività impediscono ad alcuni intercettori di sfruttare pienamente le prestazioni per le quali sono stati sviluppati. Per Kiev, dunque, la questione non riguarda soltanto la continuità di un servizio tecnologico, ma la possibilità di utilizzare efficacemente strumenti destinati alla protezione delle città e delle infrastrutture dagli attacchi aerei.
Trump, Musk e il Pentagono: responsabilità ancora da chiarire
Accanto alle conseguenze militari rimane aperta una controversia sulle responsabilità. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Trump avrebbe contattato Musk chiedendo di eliminare le limitazioni imposte al servizio utilizzato dalle forze ucraine. Il presidente americano non ha confermato esplicitamente questa ricostruzione, ma giovedì ha affermato che il problema era stato risolto.
Le dichiarazioni provenienti da Washington e da SpaceX non hanno però chiarito chi abbia disposto originariamente le restrizioni. Il segretario di Stato Marco Rubio ha negato che Trump o altri rappresentanti dell’amministrazione abbiano ordinato la riduzione del servizio. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha escluso un intervento diretto del Pentagono, richiamando invece le condizioni di utilizzo della tecnologia.
Musk ha sostenuto una posizione differente, affermando che i sistemi Starshield sono controllati dal governo statunitense e che eventuali limiti operativi dipendono dalle autorità militari americane. La distinzione tra Starlink, servizio commerciale gestito da SpaceX, e Starshield, soluzione destinata a impieghi governativi e militari, è centrale nella controversia. Le dichiarazioni pubbliche disponibili non consentono tuttavia di stabilire con certezza quale soggetto abbia autorizzato le limitazioni contestate da Kiev.
La vicenda ha già raggiunto il Congresso degli Stati Uniti. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha promosso un’iniziativa per ottenere chiarimenti sulle decisioni che hanno ridotto le capacità di comunicazione delle forze ucraine. La questione riguarda sia l’impatto sulla sicurezza dell’Ucraina sia i meccanismi attraverso i quali un’infrastruttura tecnologica privata, impiegata in operazioni militari, può essere sottoposta a restrizioni.
La dipendenza tecnologica diventa una questione di difesa
L’episodio evidenzia una vulnerabilità che va oltre il singolo malfunzionamento. Le comunicazioni satellitari sono diventate parte integrante delle operazioni militari moderne: permettono di coordinare unità, trasmettere informazioni e mantenere collegamenti con piattaforme che operano lontano dalle postazioni di controllo. Quando l’accesso a questi servizi dipende da infrastrutture e decisioni esterne, la loro disponibilità diventa un fattore strategico.
Per l’Ucraina, che utilizza sistemi satellitari occidentali in numerose attività militari, il problema è particolarmente delicato. La possibilità di perdere il collegamento durante un’intercettazione non può essere compensata semplicemente dalla disponibilità di un numero maggiore di droni. Occorrono reti affidabili, condizioni di utilizzo compatibili con le missioni e procedure chiare per affrontare eventuali limitazioni.
Le dichiarazioni del 23 ottobre mostrano che il confronto tra Kiev, Washington e SpaceX non è ancora arrivato a una soluzione verificabile sul terreno. Le prestazioni della rete potrebbero essere migliorate rispetto ai giorni precedenti, ma i militari ucraini continuano a segnalare interruzioni durante le operazioni ad alta velocità.
Il punto decisivo, per la difesa ucraina, non è quindi soltanto sapere se il servizio sia stato formalmente ripristinato, ma accertare se i droni possano tornare a operare alle velocità necessarie per intercettare le minacce russe. Fino a quando questa capacità non sarà confermata dai test sul campo, la questione Starshield resterà aperta sia sul piano militare sia su quello politico.
