(AGENPARL) - Roma, 23 Ottobre 2026 - Il governo rafforza Strade Sicure dopo i disordini. I militari presidieranno il territorio senza sostituire le forze di polizia nell’ordine pubblico. Sala sostiene l’intervento, mentre dai sindacati arrivano interrogativi sull’efficacia del dispositivo e sulle tutele per il personale
Cinquecento paracadutisti della Folgore in arrivo a Milano, una città che si prepara a un altro fine settimana delicato dopo gli scontri e i danneggiamenti dei giorni scorsi. Il rafforzamento della sicurezza è stato deciso dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre, nell’ambito dell’operazione Strade Sicure, e sarà attuato dal Ministero della Difesa in coordinamento con le autorità di pubblica sicurezza. L’obiettivo è aumentare la presenza sul territorio, proteggere i punti sensibili e consentire a poliziotti e carabinieri di concentrarsi maggiormente sulle attività di prevenzione e gestione dell’ordine pubblico. Ma l’arrivo di un contingente militare così consistente pone una domanda che va oltre il valore simbolico della decisione: quali risultati potranno produrre i 500 paracadutisti, considerando i compiti e i poteri che la legge attribuisce loro?
La scelta del governo arriva in un clima di forte preoccupazione per le manifestazioni annunciate sabato 24 ottobre. Il sindaco Giuseppe Sala ha espresso il proprio sostegno all’invio dei militari e ha chiesto una risposta più incisiva agli episodi di violenza. Allo stesso tempo, il dibattito apertosi tra i rappresentanti delle forze di polizia e del personale militare mostra che la riuscita dell’operazione dipenderà non soltanto dal numero degli uomini schierati, ma anche da come saranno impiegati. La questione riguarda soprattutto la distinzione tra il presidio del territorio, affidabile anche all’Esercito, e gli interventi di ordine pubblico, che restano di competenza delle forze di polizia.
Chi ha deciso l’invio e quale sarà la missione
Il provvedimento è stato approvato dal Consiglio dei ministri, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la disponibilità immediata dei 500 militari aggiuntivi. Nel comunicato del 20 ottobre, il ministero ha indicato le finalità dell’intervento: rafforzare i presidi, intensificare la vigilanza degli obiettivi sensibili e contribuire al controllo del territorio, alleggerendo il carico delle forze dell’ordine. I paracadutisti della Folgore, provenienti da Siena, saranno inseriti nel dispositivo già previsto da Strade Sicure, sotto il coordinamento delle autorità competenti.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, l’impiego comprenderà servizi di pattugliamento e sorveglianza di aree strategiche, con la possibile disponibilità di strumenti tecnologici come i droni. Le modalità concrete saranno definite in relazione alle esigenze di sicurezza individuate sul territorio. Il punto essenziale è che l’Esercito non sostituirà i reparti di polizia chiamati a gestire eventuali manifestazioni violente. Potrà invece presidiare luoghi e obiettivi, contribuendo a rendere disponibili più operatori delle forze dell’ordine per i servizi che richiedono competenze specifiche.
È su questa redistribuzione del personale che il governo punta per ottenere un risultato immediato. Se i soldati assumono una parte dei compiti di vigilanza, poliziotti e carabinieri possono essere impiegati nelle attività di prevenzione, controllo dinamico e intervento. Il rafforzamento annunciato, dunque, non coincide con l’aggiunta di 500 operatori antisommossa: consiste nell’ampliamento di un dispositivo integrato, nel quale ogni componente conserva funzioni differenti.
Che cosa possono fare i paracadutisti e perché i sindacati chiedono chiarimenti
La cornice giuridica è quella dell’operazione Strade Sicure, avviata nel 2008. Durante il servizio, i militari impiegati nel dispositivo assumono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, ma non ricevono automaticamente le funzioni di polizia giudiziaria proprie di poliziotti e carabinieri. Possono concorrere alla vigilanza, effettuare i controlli consentiti dalla normativa e intervenire nei limiti previsti dalla legge. Non sono invece incaricati di svolgere indagini o di dirigere autonomamente operazioni di ordine pubblico. La differenza è particolarmente importante in una città nella quale il rafforzamento militare viene annunciato proprio alla vigilia di nuove manifestazioni.
Su questo punto si concentrano alcune delle riserve espresse dai sindacati. Felice Romano, segretario generale del SIULP, ha criticato in un’intervista al Foglio la prospettiva di una progressiva militarizzazione dell’ordine pubblico, definendola una «involuzione pericolosissima». Secondo Romano, una risposta percepita soprattutto come dimostrazione di forza potrebbe contribuire ad alimentare la tensione, mentre la prevenzione delle violenze richiede attività investigative e competenze specifiche. La sua obiezione non riguarda la preparazione dei paracadutisti, ma l’opportunità di utilizzare personale militare per affrontare fenomeni che richiedono strumenti e formazione propri delle forze di polizia.
Da un’altra prospettiva è intervenuto ITAMIL, sindacato dell’Esercito. In un comunicato del 21 ottobre, l’organizzazione ha chiesto che siano definiti con precisione i poteri operativi dei soldati, le procedure da seguire nelle situazioni critiche e le tutele legali previste per chi agisce durante il servizio. Il sindacato non propone di trasformare i militari in poliziotti: pone il problema di come un soldato debba comportarsi se, durante un pattugliamento o un servizio di vigilanza, si trova davanti a un’aggressione o a un episodio di violenza. La richiesta riguarda quindi la chiarezza delle istruzioni e delle responsabilità, non la denuncia di una loro accertata assenza.
Le due posizioni mettono a fuoco aspetti distinti della stessa operazione. Il SIULP si interroga sull’efficacia della scelta per la sicurezza della città; ITAMIL sulle condizioni nelle quali i militari saranno chiamati a svolgere il proprio compito. Il confronto è rilevante proprio perché evita una contrapposizione artificiale tra Polizia ed Esercito: la responsabilità politica è stabilire obiettivi realistici e assicurare che il dispositivo funzioni senza confondere le rispettive competenze.
Le aspettative di Milano, la posizione di Sala e la prova di sabato
Per l’amministrazione comunale, la priorità è impedire che si ripetano gli episodi di violenza del fine settimana precedente. Dopo la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dei vertici delle forze dell’ordine, Giuseppe Sala ha sostenuto l’arrivo dei 500 militari. Il sindaco ha parlato della necessità di una risposta fondata sul controllo del territorio e sulla repressione dei comportamenti violenti, esprimendo preoccupazione per la giornata di sabato e per la possibile presenza di gruppi intenzionati a provocare nuovi scontri. Ha inoltre annunciato il contributo della Polizia locale al dispositivo predisposto per la città.
L’aspettativa del Comune è concreta: una presenza più capillare nei punti sensibili, maggiore capacità di prevenire danneggiamenti e un intervento tempestivo se dovessero verificarsi nuove violenze. La posizione di Sala, favorevole al rafforzamento, non cancella però gli interrogativi operativi. Per le forze dell’ordine sarà importante capire quanto personale potrà effettivamente essere liberato dai servizi di vigilanza e destinato ai controlli e all’ordine pubblico. Per i militari sarà essenziale conoscere le modalità di impiego e le procedure da seguire quando una situazione di normale sorveglianza dovesse diventare critica.
Il ministro Piantedosi ha insistito sulla mobilità del nuovo contingente e sull’integrazione con il dispositivo di sicurezza esistente. È un aspetto decisivo: una presenza militare distribuita nei punti nevralgici può avere una funzione di deterrenza e presidio, ma la prevenzione degli scontri richiede anche informazioni, coordinamento e capacità di intervento delle forze di polizia. La riuscita del piano dipenderà quindi dalla qualità di questa organizzazione, più che dalla sola visibilità dei paracadutisti nelle strade.
Sabato rappresenterà un primo banco di prova, non una verifica definitiva dell’intera operazione. Per Milano il risultato atteso è evitare nuovi disordini e garantire lo svolgimento delle manifestazioni pacifiche in condizioni di sicurezza. Per il governo sarà necessario dimostrare che l’impiego della Folgore produce un rafforzamento effettivo delle attività di prevenzione e controllo. Per chi indossa l’uniforme, infine, resta una richiesta precisa: sapere quali compiti svolgere, con quali strumenti e secondo quali regole.
L’arrivo dei 500 paracadutisti è una decisione già presa. La questione, adesso, è verificare se e come quella decisione renderà Milano più sicura.
