(AGENPARL) - Roma, 19 Settembre 2026 - La Repubblica Islamica del Pakistan ha formalizzato un’intesa strategica e un contratto di fornitura con Powerus, azienda statunitense specializzata in sistemi senza equipaggio e nota per la produzione della serie di intercettori Guardian. L’accordo, che include un ordine di approvvigionamento limitato e la firma di un protocollo d’intesa (MoU) per una cooperazione futura nei sistemi autonomi, segna un punto di svolta geopolitico e militare nei rapporti di approvvigionamento tecnologico di Islamabad, tradizionalmente orientati verso Pechino.
Il contesto operativo: le lezioni del conflitto del maggio 2025
L’accelerazione nei contatti tra le autorità pakistane e la società statunitense affonda le radici nella recente evoluzione della dottrina di impiego dei sistemi a pilotaggio remoto nell’area asiatica. Nel maggio 2025, infatti, si è registrata una schermaglia quadripartita di confine tra Pakistan e India che ha rappresentato il primo teatro operativo in cui entrambi i Paesi hanno impiegato massicciamente i droni come armi d’attacco diretto.
Mentre l’India ha sfruttato la tecnologia aerea prevalentemente per missioni di ricognizione, sorveglianza e strike di precisione, l’apparato militare di Islamabad ha riscontrato la necessità urgente di dotarsi di contromisure efficaci contro le minacce asimmetriche. La linea di intercettori Guardian di Powerus — progettata specificamente per neutralizzare droni d’attanza unidirezionale a costi contenuti (circa 5.000 dollari per unità, con una capacità produttiva stimata di 3.000 esemplari al mese) — risponde esattamente a questa esigenza di difesa aerea a corto raggio.
La svolta nella politica estera degli Stati Uniti e l’asse industriale
Per decenni, la politica di Washington ha evitato la condivisione di tecnologie avanzate per droni con Paesi come il Pakistan, lasciando campo libero ai produttori esteri. Tuttavia, il cambio di rotta dell’Amministrazione statunitense riflette la volontà di penetrare in mercati della difesa definiti emergenti ma non ancora del tutto maturi, come evidenziato dai vertici di Powerus.
Il CEO dell’azienda, Andrew Fox, e il co-fondatore Brett Velicovich hanno condotto una serie di incontri di alto livello a Islamabad, culminati in un colloquio diretto con il feldmaresciallo Asim Munir. L’obiettivo dichiarato non è una mera fornitura spot, bensì l’instaurazione di una partnership industriale a lungo termine che potrebbe includere la delocalizzazione parziale della produzione di attrezzature direttamente in territorio pakistano, combinando il know-how americano con le risorse locali.
Il posizionamento geopolitico: la diversificazione rispetto alla Cina
Fino ad ora, l’architettura della difesa pakistana è stata fortemente dipendente dalle forniture estere, in particolare da quelle cinesi. Rapporti statistici internazionali evidenziano come tra il 2021 e il 2025 Pechino abbia rappresentato circa l’80% delle acquisizioni militari di Islamabad, per un volume economico stimato intorno ai 5,28 miliardi di dollari, affiancata da piattaforme di origine turca (come i droni CH-4, Wing Loong II, Bayraktar e Asisguard Songar).
Tuttavia, il capo dell’esercito pakistano Asim Munir sta attivamente perseguendo una strategia di diversificazione e riavvicinamento diplomatico-economico con Washington. Tale linea si inserisce in un solco di aperture commerciali già avviato nei mesi scorsi, che ha visto Islamabad siglare intese strategiche in settori chiave come le criptovalute e i minerali critici (tra cui il memorandum con World Liberty Financial).
La galassia societaria e il legame con la famiglia Trump
L’operazione industriale riveste un interesse particolare anche sotto il profilo finanziario e politico per via dei legami societari che sorreggono Powerus. La compagnia statunitense è infatti destinata a completare una fusione inversa (reverse merger) con la Aureus Greenway Holdings per essere quotata sul NASDAQ sotto il ticker “PUSA”.
All’interno dell’assetto proprietario figurano fondi d’investimento e veicoli finanziari riconducibili a Donald Trump Jr. ed Eric Trump (attraverso il fondo American Ventures), oltre al supporto di istituzioni di venture capital e comitati consultivi collegati alla galassia imprenditoriale della famiglia dell’ex presidente statunitense (inclusa la banca d’investimento Dominari Securities e il fornitore di componenti Unusual Machines). Questo accordo rappresenta il terzo e più rilevante investimento dei fratelli Trump nel comparto della tecnologia militare e dei sistemi senza equipaggio, suggellando un asse in cui diplomazia, finanza privata e strategie di difesa globale si fondono in un unicum di grande rilievo geopolitico.
