(AGENPARL) - Roma, 10 Settembre 2026 - La diplomazia lascia spazio alla boutade a effetto e alla battuta a tinte forti. Durante una convention del Partito Repubblicano a Dallas, in Texas, Donald Trump ha regalato l’ennesimo show verbale incentrato sullo scacchiere mediorientale, arrivando a proporre un inedito e bizzarro restyling toponomastico per una delle arterie energetiche più calde del pianeta.
Nel corso del suo intervento, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato senza mezzi termini che Washington sta “vincendo” il confronto con Teheran e che, visti i rapporti di forza sul campo, lo Stretto di Hormuz dovrebbe essere ribattezzato “Stretto di Trump”. “Dovrei pur guadagnarci qualcosa”, ha ironizzato dal palco davanti alla platea repubblicana, aggiungendo con sarcasmo che la leadership iraniana accoglierà la novità con grande entusiasmo.
Il registro si è fatto immediatamente più minaccioso quando il tycoon è passato ad analizzare lo stato di salute della Repubblica Islamica, definita un paese “in frantumi” e non più in grado di fare la voce grossa nella regione dopo decenni di pressioni. Affiancando l’annuncio trionfalistico sui mercati petroliferi — dati in imminente calo grazie alla stretta militare — Trump ha puntato i riflettori su potenziali obiettivi strategici come il sito di Pickaxe Mountain, agitando lo spettro di nuovi raid in caso di movimenti sospetti da parte iraniana. “Non possiamo permettere che l’Iran abbia un’arma nucleare, è molto semplice” ha ribadito, confermando la linea dura nonostante gli sforzi diplomatici e i fragili accordi preliminari siglati a giugno per disinnescare la crisi nella rotta marittima.
