(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2026 - Una norma che vieta ogni percorso di educazione sessuo-affettiva nella scuola dell'infanzia e primaria, e che nella secondaria la riduce a un simulacro, ostaggio di autorizzazioni scritte e clausole di esclusione che finiscono per discriminare proprio le studentesse e gli studenti più esposti a solitudine educativa e disinformazione. Prossima lo dice senza giri di parole: questa legge è un atto di arretramento culturale e politico. Non è una norma neutra sul "consenso informato": è l'ennesimo tentativo, da parte di questo governo, di piegare la scuola pubblica a un'agenda ideologica, sottraendo alle nuove generazioni un diritto — quello a una formazione laica, pluralista, scientificamente fondata — per consegnarlo al silenzio, al tabù, o peggio, al mercato predatorio della pornografia online, che su quel silenzio prospera. Non ci stiamo.
La destra di governo, con il ministro Valditara in prima linea, ha scelto ancora una volta di usare la scuola come terreno di scontro ideologico, calpestando l'autonomia scolastica e la libertà di insegnamento di docenti e dirigenti che da anni costruiscono, con serietà e competenza, percorsi di educazione all'affettività inseriti nei PTOF. È un'ingerenza che va respinta con la mobilitazione democratica più forte che la nostra Costituzione prevede: il referendum abrogativo. L'educazione sessuo-affettiva non è un'opzione: è uno strumento di salute pubblica, prevenzione della violenza di genere e crescita personale. Negarla per legge, fin dall'infanzia, significa lasciare che a educare le nuove generazioni siano gli algoritmi, i social e i siti porno — che di rispetto, consenso ed emotività non sanno nulla.
