(AGENPARL) - Roma, 7 Settembre 2026 - La Corte nazionale spagnola ha assunto la competenza sull’indagine relativa al massiccio ingresso irregolare a Ceuta dal territorio marocchino avvenuto tra il 30 e il 31 luglio 2026. Secondo l’ordinanza della giudice María Tardón, i fatti potrebbero configurare diversi reati di particolare gravità, compresi quelli contro la pace o l’indipendenza dello Stato, contro i diritti dei cittadini stranieri e di organizzazione criminale.
Il provvedimento rappresenta un passaggio significativo perché l’inchiesta non considera gli eventi soltanto sotto il profilo dell’immigrazione irregolare. La magistrata ritiene necessario verificare se dietro la mobilitazione di massa vi sia stata un’azione organizzata e coordinata all’estero con l’obiettivo di incidere sull’integrità territoriale e sulla sicurezza della Spagna.
Si tratta, è importante precisarlo, di ipotesi investigative contenute in un provvedimento giudiziario: l’esistenza di responsabilità individuali, di una struttura criminale o di un eventuale coinvolgimento di soggetti istituzionali dovrà essere accertata nel corso dell’inchiesta.
L’allerta prima degli eventi
Un elemento centrale dell’ordinanza è la relazione del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (CENIF).
Secondo quanto riportato nel provvedimento, già il 29 luglio sarebbe stata emessa un’allerta relativa a un rischio “estremo” di ingresso di massa a Ceuta e Melilla. Lo scenario contemplava contemporaneamente tentativi di raggiungere il territorio spagnolo a nuoto e attraversamenti coordinati della recinzione di frontiera.
Per la giudice, quanto accaduto successivamente non presenterebbe quindi le caratteristiche di un fenomeno esclusivamente occasionale o spontaneo. L’indagine dovrà ricostruire il ruolo svolto dai social network nella diffusione degli appelli e verificare chi abbia promosso, organizzato o eventualmente diretto la mobilitazione.
Le ondate e il collasso della capacità di risposta
L’ordinanza descrive diverse ondate di persone dirette verso Ceuta, con intensità e caratteristiche differenti, che avrebbero sottoposto il sistema spagnolo di controllo della frontiera a una pressione eccezionale.
Le conseguenze avrebbero interessato non soltanto la sicurezza pubblica, ma anche sanità, servizi sociali e altre strutture dello Stato.
Particolarmente grave è il bilancio umano indicato nel provvedimento: 83 decessi finora accertati nelle acque spagnole.
Secondo la ricostruzione citata dalla magistrata, tra coloro che tentarono la traversata si trovavano persone particolarmente vulnerabili, compresi anziani e famiglie con bambini. Alcuni avrebbero affrontato il mare con indumenti inadatti e mezzi di galleggiamento precari.
Proprio queste circostanze sono alla base dell’ipotesi di reato contro i diritti dei cittadini stranieri in relazione all’omicidio colposo.
L’indagine guarda anche a quanto accaduto in Marocco
Uno degli aspetti più delicati dell’ordinanza riguarda il comportamento osservato sul versante marocchino della frontiera.
Tardón sostiene che il materiale raccolto dalla polizia contenga elementi che rendono necessario indagare su una possibile facilitazione degli eventi dal territorio del Regno del Marocco.
Il provvedimento fa riferimento a fotografie e video relativi alla spiaggia di Fnideq e alle aree circostanti. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalla giudice, alcuni membri in uniforme delle forze di sicurezza marocchine non si sarebbero limitati a un atteggiamento permissivo: in determinati casi avrebbero fornito indicazioni alle persone sui percorsi da seguire.
Si tratta di un’accusa particolarmente sensibile sul piano diplomatico, ma che allo stato attuale appartiene alla ricostruzione oggetto dell’indagine e non equivale a una responsabilità giudiziariamente accertata del Marocco o delle sue autorità.
L’ipotesi della “guerra ibrida”
La parte politicamente più rilevante dell’ordinanza riguarda il possibile utilizzo strumentale dei flussi migratori.
Secondo Tardón, i fatti potrebbero essere esaminati anche nel quadro delle strategie definite di “guerra ibrida” o “zona grigia”, nelle quali strumenti non convenzionali vengono utilizzati per esercitare pressione su uno Stato senza arrivare a un conflitto militare tradizionale.
In questo tipo di scenario possono combinarsi mobilitazioni attraverso internet, campagne sui social network, disinformazione e sfruttamento dei movimenti migratori.
La giudice richiama inoltre le dichiarazioni rilasciate dal presidente del governo spagnolo durante la visita a Ceuta del 31 luglio, quando gli eventi furono definiti un attacco e una violazione dell’integrità territoriale della Spagna.
L’inchiesta dovrà stabilire se esistano elementi sufficienti per trasformare questa interpretazione in una contestazione penale sostenibile.
Perché è competente la Corte nazionale
La competenza della Corte nazionale deriva anche dal fatto che una parte essenziale delle condotte ipotizzate sarebbe stata realizzata fuori dal territorio spagnolo.
Tardón richiama le disposizioni della Legge organica sulla magistratura che consentono alla giurisdizione spagnola di procedere per determinati reati commessi all’estero, tra cui quelli contro la pace o l’indipendenza dello Stato.
L’ordinanza prende inoltre in considerazione l’articolo 590 del Codice penale e le norme riguardanti i reati contro i diritti dei cittadini stranieri, l’omicidio colposo e l’organizzazione criminale.
Una possibile struttura organizzata su più livelli
Un altro elemento rilevante dell’inchiesta è l’ipotesi dell’esistenza di una struttura articolata, con funzioni differenti.
Il primo livello individuato riguarda la massa delle persone che hanno attraversato la frontiera. Un secondo comprenderebbe i promotori dei messaggi diffusi attraverso internet e i social network.
Un terzo livello sarebbe formato dagli organizzatori operativi presenti sul territorio, compresi quelli che la relazione definisce “facilitatori in borghese” e gli eventuali appartenenti alle forze di sicurezza che avrebbero fornito indicazioni.
Il quarto livello riguarderebbe invece la pianificazione dell’operazione, mentre al vertice si collocherebbero gli eventuali soggetti responsabili della direzione e del coordinamento generale.
Per la magistrata, la distribuzione dei compiti, la capacità di mobilitare migliaia di persone e il coordinamento osservato costituiscono elementi sufficienti per approfondire l’ipotesi di una struttura criminale complessa. Saranno però le indagini a dover individuare eventuali responsabili e stabilire se questa struttura sia realmente esistita.
Sotto esame anche la risposta spagnola
L’inchiesta non dovrebbe limitarsi a ciò che sarebbe accaduto sul territorio marocchino.
Tardón ritiene necessario verificare anche le azioni compiute in Spagna, in particolare la risposta predisposta dalle autorità dopo gli avvertimenti sul rischio di un ingresso di massa.
Gli investigatori dovranno quindi accertare quali informazioni fossero disponibili, quali misure fossero state adottate e quale eventuale rapporto vi sia stato tra la preparazione del dispositivo di sicurezza e le conseguenze dell’afflusso.
Una parte degli atti investigativi potrà inoltre essere sottoposta a segreto, come richiesto dalla Procura, quando la riservatezza risulti necessaria per evitare di compromettere le attività in corso.
Un’inchiesta dalle conseguenze anche diplomatiche
Il procedimento si presenta particolarmente complesso perché intreccia diritto penale, immigrazione, sicurezza nazionale, controllo delle frontiere e rapporti tra Spagna e Marocco.
L’elemento decisivo sarà stabilire se gli eventi del 30 e 31 luglio siano stati il risultato di una mobilitazione migratoria eccezionale oppure se esistano prove di un’organizzazione deliberata finalizzata a utilizzare migliaia di persone come strumento di pressione contro lo Stato spagnolo.
La decisione della Corte nazionale non fornisce ancora una risposta definitiva. Apre però formalmente un’indagine nella quale dovranno essere verificate responsabilità individuali, modalità di organizzazione, ruolo dei promotori online, eventuali facilitatori sul terreno e possibili collegamenti con soggetti operanti fuori dalla Spagna.
