(AGENPARL) - Roma, 6 Settembre 2026 - "I proclami trionfalistici di Palazzo Chigi sugli aumenti di risorse per le cure palliative rivelano tutta la loro inconsistenza non appena si mettono a confronto le cifre sbandierate con la realtà epidemiologica del nostro Paese. La verità nascosta dietro i comunicati della maggioranza emerge nitida applicando una semplice divisione matematica.
Il Governo rivendica con orgoglio i nuovi stanziamenti aggiuntivi: 10 milioni di euro in più l'anno dal 2024, altri 10 milioni dal 2025 e 20 milioni mirati per il personale dal 2026. Somme che, nei titoli dei comunicati governativi, sembrano imponenti. Tuttavia, secondo le stime scientifiche accreditate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Società Italiana di Cure Palliative, in Italia sono almeno 500.000 le persone che ogni anno necessitano di cure palliative nel loro percorso di fine vita. Prendiamo l'ultimo pacchetto aggiuntivo sbandierato, pari a 20 milioni di euro annui: se dividiamo questa cifra per i circa 500.000 pazienti che avrebbero disperatamente bisogno di assistenza, il risultato è impietoso. Parliamo di appena 40 euro in più all'anno per singolo malato. Dunque, anche considerando l'intero incremento complessivo a regime, l'importo pro capite resta confinato a poche decine di euro l'anno per paziente.
Cifre del genere dimostrano l'esiguità assoluta di questi fondi: parliamo di spiccioli che non coprono nemmeno il costo di una singola confezione di farmaci specifici o poche ore di assistenza domiciliare integrata, figuriamoci se possono bastare per strutturare reti territoriali efficienti, assumere medici e infermieri in modo stabile o supportare le famiglie. Spacciare per svolta storica un investimento che si traduce in poche decine di euro a paziente è un insulto ai malati gravi e ai loro familiari, lasciati soli ad affrontare costi insostenibili. Alla propaganda degli annunci preferiamo la matematica della realtà: la sanità pubblica e la dignità del fine vita esigono risorse reali e proporzionate ai bisogni, non elemosine spacciate per grandi riforme.
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