(AGENPARL) - Roma, 3 Settembre 2026 - La tensione geopolitica tra l’Iran e gli Stati Uniti si sposta ufficialmente dai teatri tradizionali ai fondali marini del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz. Il quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan ha esortato apertamente le forze armate e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a interrompere, danneggiare o tagliare i cavi in fibra ottica sottomarini che attraversano la regione, trasformando le infrastrutture digitali in armi di pressione strategica contro Washington e i suoi alleati occidentali.
Una mossa che riaccende prepotentemente l’allarme sulla fragilità della sicurezza informatica globale, dimostrando come i colli di bottiglia geografici del pianeta siano ormai anche i principali snodi vulnerabili della rete internet mondiale.
La linea dura di Kayhan: “Tagliare la loro ancora di salvezza”
In un editoriale infuocato firmato dal direttore Hossein Shariatmadari – figura di primissimo piano e rappresentante diretto della Guida Suprema all’interno del giornale – viene rivendicata la totale legittimità di un’azione mirata contro i cavi di telecomunicazione sottomarini.
“È forse un nostro torto, per mettere in ginocchio queste fonti di male e tagliare la loro ancora di salvezza, impedire che i cavi internet passino attraverso le profondità del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz?”, ha scritto esplicitamente Shariatmadari. Il direttore ha rincarato la dose specificando che la misura, giudicata necessaria, potrebbe essere attuata “seriamente perturbando il funzionamento dei cavi o arrivando persino a tagliarli”.
Il retroscena dei raid preventivi statunitensi
Le farneticazioni del quotidiano non arrivano nel vuoto pneumatico, ma si inseriscono in un contesto di scontri ravvicinati e intelligence incrociata. La presa di posizione giunge infatti a stretto giro da un’indiscrezione bomba diffusa dall’emittente Al-Arabiya, secondo cui i recenti raid preventivi condotti dagli Stati Uniti nella regione sarebbero stati motivati proprio dalla necessità di sventare un imminente piano iraniano volto a sabotare i cavi sottomarini nello Stretto.
Interpellato sulle inevitabili violazioni del diritto internazionale e sui danni collaterali a Stati terzi, Shariatmadari ha risposto con toni da guerra totale:
- “Dite che anche altri Paesi saranno danneggiati?”
- “Noi rispondiamo: i crimini dell’America e dei suoi alleati malvagi non sono forse crimini contro l’umanità?”
- “Perché gli altri Paesi non si ribellano contro di loro?”
Hormuz come chokepoint digitale e le ambizioni dell’IRGC
L’idea di sfruttare le dorsali digitali come ricatto geopolitico non è nuova nei circoli radicali di Teheran. Già all’inizio di maggio, l’agenzia di stampa Tasnim – strettamente legata ai Guardiani della Rivoluzione – aveva iniziato a caldeggiare l’ipotesi di generare profitti e leve di potere dai cavi sottomarini di Hormuz.
Storicamente considerato solo come il più importante chokepoint energetico e petrolifero del pianeta (da cui transita una fetta massiccia del greggio mondiale), lo Stretto viene ora ridefinito dai falchi iraniani come un vero e proprio punto di strozzatura digitale.
I cavi sottomarini attuali trasportano la quasi totalità del traffico internet globale, delle transazioni finanziarie interbancarie (circuito SWIFT incluso) e delle comunicazioni militari e commerciali, cucendo insieme Europa, Asia e Medio Oriente. Mettere le mani su queste arterie invisibili significa minacciare il cuore pulsante dell’economia globale, trasformando un cavo di fibra ottica posato sul fango marino in un detonatore geopolitico di portata inimmaginabile.
