(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2026 - Il Cremlino ribadisce che Mosca continuerà a combattere fino al raggiungimento dei propri obiettivi. Il presidente ucraino critica l’apertura degli Stati Uniti alle importazioni di gasolio russo e parla di un «regalo di compleanno per Putin». Intanto, Trump invoca un nuovo leader a Kyiv e i colloqui tra Ucraina, Stati Uniti ed europei a Miami si concludono in anticipo
La prospettiva di una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina si scontra con nuove tensioni diplomatiche tra Washington e Kyiv e con una posizione russa che, secondo quanto riferito dal Cremlino, resta orientata alla prosecuzione delle operazioni militari. Al centro della vicenda ci sono la telefonata tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, la decisione americana di autorizzare determinate transazioni relative al diesel di origine russa e le dichiarazioni di Trump contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Un intreccio di sviluppi che arriva mentre i rappresentanti di Ucraina, Stati Uniti, Paesi europei e NATO si sono riuniti a Miami per discutere possibili percorsi verso una riduzione del conflitto e una pace duratura. I colloqui, tuttavia, si sono conclusi prima del previsto, senza una seconda giornata di incontri.
Putin non esclude la guerra: «Fino al raggiungimento degli obiettivi»
A riferire la posizione di Mosca dopo il colloquio telefonico tra Trump e Putin è stato Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo, parlando con i media russi. Secondo la sua ricostruzione, Putin avrebbe ribadito che la linea del Cremlino sulla guerra contro l’Ucraina non è cambiata, escludendo la prospettiva di una ripresa dei negoziati di pace nelle condizioni attuali.
Ushakov ha affermato che il leader russo intende proseguire le operazioni militari fino al raggiungimento di «tutti i suoi obiettivi». Nel corso della telefonata, sempre secondo il consigliere, Putin avrebbe sostenuto che la resistenza ucraina non avrebbe prospettive e che le forze russe manterrebbero l’iniziativa sul campo.
Si tratta della versione fornita da Mosca, che non costituisce di per sé una verifica indipendente dell’andamento militare. Il messaggio politico riferito da Ushakov, tuttavia, evidenzia la distanza tra le aspettative di una rapida soluzione diplomatica e le condizioni che il Cremlino continua a porre.
Il consigliere russo ha inoltre riferito che Trump avrebbe incaricato di trasmettere alla parte ucraina i «segnali» ricevuti da Mosca. I due presidenti avrebbero discusso anche della possibilità di incontrarsi a margine del vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico, l’APEC, qualora entrambi vi prendessero parte. Secondo Ushakov, la telefonata sarebbe durata circa un’ora e mezza.
Il colloquio si è svolto alla vigilia del compleanno di Putin, al quale Trump avrebbe rivolto gli auguri. Un elemento che assume un significato politico alla luce delle successive polemiche sulla decisione americana relativa alle esportazioni di carburante russo.
Diesel russo, Zelensky attacca Washington
La reazione più dura da parte ucraina riguarda proprio la possibilità di esportare diesel russo verso i mercati statunitensi e internazionali. In un’intervista telefonica ad Axios, Zelensky ha criticato la decisione attribuita all’amministrazione Trump, sostenendo che le nuove opportunità commerciali potrebbero garantire a Mosca risorse finanziarie aggiuntive per proseguire la guerra.
«Sai, sembra un regalo di buon compleanno per Putin. Sembra assolutamente terribile», ha dichiarato il presidente ucraino.
Zelensky ha contestato la scelta soprattutto per le sue possibili conseguenze economiche e militari. Secondo il leader di Kyiv, consentire nuove transazioni relative al carburante russo mentre si discute di pace rischia di rafforzare la capacità finanziaria del Cremlino.
«Proprio nel momento in cui stiamo parlando di pace, l’America sta permettendo alla Russia di esportare diesel. Stiamo parlando di milioni, miliardi [di dollari]. In ogni caso, tutti questi soldi vanno verso la guerra», ha affermato.
Sul piano amministrativo, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha pubblicato il 9 ottobre la licenza generale numero 135, che autorizza determinate transazioni riguardanti la vendita, la consegna, lo scarico e l’importazione negli Stati Uniti di carburante diesel di origine russa fino al 17 aprile 2027.
La portata del provvedimento va descritta nei termini previsti dalla licenza: si tratta di un’autorizzazione per specifiche operazioni relative al diesel russo, non di una revoca generalizzata di tutte le sanzioni contro Mosca.
La decisione ha comunque aperto un nuovo fronte di tensione con Kyiv. Zelensky ritiene che le entrate derivanti dalle esportazioni energetiche possano contribuire a sostenere lo sforzo bellico russo, proprio mentre l’Ucraina chiede ai partner occidentali di mantenere la pressione economica sul Cremlino.
Trump: «È ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente»
Le divergenze tra Washington e Kyiv sono emerse anche nelle dichiarazioni di Trump sulla leadership ucraina. Parlando con i giornalisti nel Maryland, il presidente americano ha sostenuto che sarebbe arrivato il momento per l’Ucraina di avere un nuovo capo di Stato, capace di raggiungere un accordo con la Russia.
«Penso che sia ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha dichiarato Trump, aggiungendo che, a suo giudizio, Zelensky avrebbe avuto diverse occasioni per concludere un’intesa senza sfruttarle.
Trump ha inoltre accusato il presidente ucraino di provocare problemi a livello internazionale con gli attacchi alle raffinerie russe. Secondo il presidente americano, le azioni contro le infrastrutture energetiche russe avrebbero ripercussioni sulle forniture di diesel e sui mercati, compreso il settore agricolo statunitense.
Le parole rappresentano un ulteriore elemento di pressione politica su Kyiv. Zelensky, dal canto suo, ha criticato l’intesa annunciata dopo il contatto tra Trump e Putin, sostenendo che l’apertura sul carburante rischia di avvantaggiare la Russia mentre l’Ucraina continua a chiedere garanzie concrete per la propria sicurezza.
La contrapposizione mette in evidenza una differenza di approccio: Trump insiste sulla necessità di arrivare a un accordo e attribuisce a Zelensky parte della responsabilità per il mancato raggiungimento di un’intesa; il presidente ucraino avverte invece che concessioni economiche a Mosca potrebbero compromettere gli sforzi diplomatici e rafforzare la capacità russa di continuare il conflitto.
Colloqui di Miami conclusi in anticipo
In questo contesto si sono svolti a Miami i colloqui tra rappresentanti statunitensi, ucraini, europei e della NATO. L’obiettivo dichiarato era discutere possibili percorsi per ridurre l’escalation e porre fine alla guerra, affrontando nel contempo le esigenze di sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa.
Alex Raufoglu, corrispondente di Radio Free Europe/Radio Liberty a Washington, ha riferito che gli incontri si sono conclusi prima del previsto. «Mi dicono che i colloqui di Miami si sono conclusi prima del previsto. Non ci sarà una seconda giornata», ha scritto su X.
L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha descritto le discussioni come costruttive, riferendo che i partecipanti hanno esaminato possibili percorsi per ridurre l’escalation e porre fine alla guerra prima dell’inverno, oltre a iniziative per costruire una pace duratura.
Tra i temi affrontati figuravano la resilienza energetica in vista dei mesi freddi, le esportazioni di cereali, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, gli assetti di sicurezza a lungo termine per Kyiv e per l’Europa, la ricostruzione e le prospettive di prosperità economica, compreso il percorso di adesione ucraino all’Unione europea.
Witkoff ha aggiunto che lo scambio di opinioni avrebbe permesso di individuare ulteriori ambiti di lavoro in vista dei prossimi contatti statunitensi con la Russia. Non è stato però annunciato un accordo conclusivo capace di colmare le distanze tra le posizioni delle parti.
La delegazione ucraina comprendeva, tra gli altri, Davyd Arakhamiia, Rustem Umierov, Kyrylo Budanov e Serhii Kyslytsia. Secondo quanto riferito dal consigliere per le comunicazioni presidenziali ucraino Dmytro Lytvyn, la delegazione aveva già iniziato il viaggio di ritorno.
Una distanza ancora ampia tra diplomazia e realtà del conflitto
Gli sviluppi del 9 e 10 ottobre mostrano quanto sia complesso trasformare i contatti diplomatici in un percorso concreto verso la fine della guerra. Da una parte, l’amministrazione Trump dichiara di voler favorire un’intesa e mantiene aperti i canali di comunicazione con Mosca; dall’altra, la posizione attribuita a Putin da Ushakov non indica una disponibilità immediata a interrompere le operazioni militari.
La questione del diesel aggiunge una dimensione economica alla disputa. Per Kyiv, l’autorizzazione di determinate transazioni sul carburante russo rischia di tradursi in nuove entrate per il Cremlino. Per Washington, la gestione delle forniture energetiche si inserisce in un quadro più ampio di rapporti con Mosca e di pressioni per raggiungere un accordo.
A rendere più delicato il quadro sono le dichiarazioni di Trump sulla necessità di un nuovo presidente ucraino, che spostano il confronto anche sul piano della legittimità politica della leadership di Kyiv. Nel frattempo, la conclusione anticipata dei colloqui di Miami lascia aperti interrogativi sui prossimi passi diplomatici.
La prospettiva di una pace duratura resta quindi legata a questioni ancora irrisolte: le condizioni poste dalla Russia, le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina, il ruolo degli Stati Uniti e la capacità degli alleati occidentali di mantenere una linea condivisa. I contatti proseguono, ma gli sviluppi più recenti non indicano ancora un superamento delle divergenze fondamentali.
