(AGENPARL) - Roma, 2 Settembre 2026 - La tensione tra Stati Uniti e Iran è esplosa in una nuova violenta escalation. Nelle scorse ore, un raid aereo statunitense ha colpito un’abitazione civile a Kuhestak, nella contea di Sirik (provincia di Hormozgan), dove era in corso la festa di una cerimonia nuziale. Secondo le autorità locali, l’attacco ha provocato la morte di almeno quattro persone — tra cui un bambino — e il ferimento di circa settanta civili, trasformando la celebrazione in un lutto.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha condannato duramente l’accaduto definendolo parte di una sistematica catena di atrocità contro i civili e denunciando il rischio di una “normalizzazione” dei bombardamenti da parte della comunità internazionale. Da parte sua, il comando statunitense ha giustificato i raid come risposte mirate contro postazioni e asset militari nella regione.
La risposta militare dell’Iran – La reazione di Teheran non si è fatta attendere con un’offensiva a raggio regionale:
- Attacco in Kuwait: Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha lanciato un’operazione combinata di missili e droni contro la base aerea di Ali Al-Salem in Kuwait, prendendo di mira i posti di comando e gli alloggiamenti del comandante statunitense.
- Raid con droni in Emirati e Bahrain: L’esercito regolare iraniano ha annunciato la trentesima fase dell’operazione Thunderbolt, impiegando dozzine di droni “Arash” contro le basi di Al Dhafra e Al Minhad (Emirati Arabi Uniti) e la base aerea Sheikh Isa in Bahrain, colpendo radar e posizioni delle truppe americane.
Pezeshkian: “Ruolo più forte dell’Onu e stop ai doppi standard” – Sul fronte diplomatico, a margine del vertice SCO in Kirghizistan, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha duramente criticato il mancato rispetto del diritto internazionale da parte di Washington, chiedendo un intervento più efficace delle Nazioni Unite. Durante un colloquio con il segretario generale António Guterres, Pezeshkian ha denunciato i doppi standard occidentali e ribadito che l’Iran non accetterà minacce o l’uso della forza, indicando nel ritorno al protocollo d’intesa di Islamabad e nell’adempimento degli impegni l’unica via per disinnescare il conflitto. Guterres, dal canto suo, ha ribadito la necessità di una soluzione diplomatica e di un rigoroso rispetto dello stato di diritto per evitare il tracollo della regione.
I vertici militari di Teheran hanno intanto promesso una risposta duratura e su vasta scala, mentre la crisi attorno allo Stretto di Hormuz continua a minacciare la stabilità energetica e globale.
