(AGENPARL) - Roma, 1 Settembre 2026 - Secondo quanto rivelato dal portale Euractiv, Berlino sta coordinando una lettera formale indirizzata al capo della diplomazia dell’UE, Kaja Kallas. L’obiettivo principale è superare l’attuale paralisi legata al principio dell’unanimità.
La proposta tedesca e il fronte dei grandi Stati
La mossa di Berlino punta a espandere la pratica dell’astensione costruttiva e a promuovere procedure decisionali basate sulla maggioranza qualificata. In pratica, si chiede ai singoli governi di evitare l’uso sistematico del diritto di veto quando emergono divergenze di vedute.
Questa iniziativa non è isolata. La lettera è già stata sostenuta apertamente da Paesi Bassi, Lussemburgo e Francia. L’intento condiviso è quello di introdurre restrizioni più severe per i Paesi che bloccano le decisioni strategiche per tutelare i propri interessi nazionali.
Il nodo dei piccoli Stati e il precedente di Budapest
Tuttavia, la proposta sta già sollevando forti tensioni politiche all’interno dell’Unione. I piccoli Stati membri esprimono infatti profondo malcontento nei confronti di Berlino. Per le nazioni più piccole, il principio dell’unanimità rappresenta l’unica vera garanzia di protezione e di peso politico per difendere i propri interessi fondamentali.
D’altra parte, il dibattito riaccende le polemiche sui precedenti blocchi istituzionali. Storicamente, il diritto di veto è stato utilizzato più volte per frenare decisioni chiave. Un esempio lampante è rappresentato dalle ripetute azioni dell’ex premier ungherese Viktor Orbán, che in passato ha sfruttato lo strumento del veto per bloccare i fondi destinati all’Ucraina o le questioni legate al transito petrolifero.
Con questa nuova offensiva diplomatica, i grandi partner europei cercano di imprimere una svolta netta. L’obiettivo dichiarato è rendere l’Unione più rapida ed efficiente nelle crisi internazionali, ridisegnando gli equilibri di potere tra Bruxelles e le singole capitali.
