(AGENPARL) - Roma, 5 Agosto 2026 - "La vicenda dell'ex Ilva è ormai il simbolo del fallimento della politica industriale del Governo Meloni e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il Governo di Giorgia Meloni, fieramente rivendicato come il più longevo della storia repubblicana, non è stato in grado di garantire né la tutela della salute dei cittadini di Taranto né la salvaguardia dei livelli occupazionali delle migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati negli stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova-Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi e Marghera. In questi anni l'Esecutivo si è limitato a rincorrere l'emergenza, privo di una strategia industriale credibile, di un piano di rilancio sostenibile dal punto di vista ambientale e di una visione capace di assicurare il futuro della siderurgia italiana.
A certificare questo fallimento è arrivata anche la decisione della Corte d'Appello di Milano, che ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro novanta giorni, rilevando la presenza di amianto non rimosso e il superamento dei limiti di legge delle emissioni di polveri sottili. Una pronuncia che mette in evidenza anche l'inadeguatezza dell'Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025, incapace di subordinare realmente la prosecuzione dell'attività produttiva all'attuazione degli interventi di risanamento ambientale e di decarbonizzazione.
Le conseguenze di questa crisi si ripercuotono sull'intera filiera siderurgica nazionale e su migliaia di lavoratrici e lavoratori che continuano a vivere nell'incertezza più totale. Eppure è stato lo stesso Governo a rivendicare, a più riprese e con particolare solennità, il carattere strategico dell'ex Ilva per il sistema produttivo nazionale. Se davvero l'ex Ilva rappresenta un asset strategico per il Paese, come più volte sostenuto dall'Esecutivo, non può essere lasciata in balia di decisioni improvvisate, dell'assenza di una strategia industriale e dell'incapacità dimostrata nella gestione di questa vertenza. Alle dichiarazioni, infatti, non hanno mai fatto seguito scelte politiche coerenti né un piano credibile in grado di garantire il rilancio della siderurgia italiana, la tutela dell'occupazione e la salvaguardia della salute e dell'ambiente.
