(AGENPARL) - Roma, 25 Luglio 2026 - Un doppio binario geopolitico si sta delineando nelle ultime ore tra diplomazia e deterrenza militare. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato ufficialmente l’esistenza di canali di comunicazione aperti con Teheran. Parlando a margine del ricevimento per l’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, il leader statunitense si è detto disposto a valutare le proposte iraniane per risolvere il conflitto. Tuttavia, ha posto una condizione insindacabile: lo stop a qualsiasi programma atomico militare.
Trattative parallele e la questione nucleare
“In questo momento ci stanno parlando. Vorrebbero stringere un accordo”, ha dichiarato Trump davanti ai giornalisti della Casa Bianca. Il Presidente ha frenato però su un’intesa imminente. “Non credo che siano ancora pronti, non ritengo sia giunto il momento. Ma io sono disposto ad ascoltarli”.
La linea di Washington rimane ferma. L’Iran non deve accedere all’arma nucleare. Questa posizione si scontra con le rassicurazioni storiche di Teheran, che difende la natura pacifica dei propri impianti.
Il contesto del conflitto marittimo
La diplomazia si muove mentre sul campo la tensione è massima. Il crollo dell’intesa di giugno ha riaperto le ostilità. L’accordo prevedeva una tregua immediata su tutti i fronti, Libano compreso. Tuttavia, i bombardamenti americani sono ripresi l’8 luglio a causa delle dispute sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Nelle stesse ore, la diplomazia iraniana si è mossa verso Mosca. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incassato l’appoggio russo durante il vertice in Kirghizistan. Araghchi ha ribadito che la sicurezza delle rotte marittime nel Golfo non è negoziabile sotto la pressione militare di Washington.
La risposta militare di Teheran
Sul piano militare, l’Iran ha già applicato la sua nuova dottrina di reazione. Il quartier generale di Khatam al-Anbiya, guidato dal Maggiore Generale Ali Abdollahi, ha formalizzato una formula simmetrica durissima. Teheran promette l’eliminazione di forze americane per ogni vittima civile subita nei raid.
Questa strategia ha guidato la raffica di attacchi missilistici della notte. I Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno colpito le installazioni della Quinta Flotta in Bahrain, Kuwait e Giordania. Di conseguenza, i margini per un immediato contenimento diplomatico appaiono complessi.
