(AGENPARL) - Roma, 24 Giugno 2026 - ROMA, 24 GIUGNO 2026 – "I salari reali in Italia sono fermi da oltre trent'anni, lo certificano OCSE, Istat e Bankitalia. Dopo la pandemia e il successivo shock inflazionistico, i salari reali sono crollati di circa l'8%. Nello stesso periodo Francia, Germania e Spagna hanno registrato aumenti tra il 20 e il 30%. Le ragioni di questo ritardo sono note: bassa produttività, scarsi investimenti in innovazione e l'assenza di strumenti efficaci di tutela salariale, a partire dal salario minimo legale. Davanti a questa emergenza sociale, il Governo presenta un decreto che promette un 'salario giusto' ma non garantisce neanche un euro in più nelle buste paga dei lavoratori. Le risorse previste vanno principalmente alle imprese attraverso sgravi fiscali, mentre chi lavora continua a perdere potere d'acquisto. Particolarmente grave è quanto previsto dall'art. 7, che individua nella contrattazione collettiva il parametro per definire il salario giusto ai sensi dell'art. 36 della Costituzione. Una formulazione che rischia di neutralizzare proprio lo strumento che negli ultimi anni ha consentito ai tribunali di intervenire contro salari indegni e retribuzioni da fame, anche quando previste da contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative". Così il senatore del M5S Orfeo Mazzella intervenendo in Aula al Senato in discussione generale sul decreto Lavoro. "Abbiamo presentato emendamenti per correggere un'altra grave ingiustizia che colpisce i soggetti più fragili: quella dei tirocini di inclusione sociale. Oggi, a causa di un'interpretazione che penalizza questi percorsi, le indennità riconosciute ai tirocinanti possono essere ridotte fino al 50%. Avevamo chiesto un intervento correttivo, ma la maggioranza ha respinto la proposta. Questo provvedimento – ha concluso il vicepresidente della 10a commissione di Palazzo Madama – non affronta il problema dei salari bassi e non tutela adeguatamente i lavoratori e le categorie più vulnerabili. L'Italia ha bisogno di misure che restituiscano dignità al lavoro e aumentino realmente i redditi delle famiglie, non di operazioni di facciata come tale decreto che lasciano immutate le condizioni di chi fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese".
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