(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - "Aldo Moro è una figura che resiste alla commemorazione. Resiste perché ogni volta che proviamo a chiuderlo in una definizione (statista, docente, giurista, vittima, padre della Repubblica) qualcosa eccede, qualcosa sfugge. E quel qualcosa è il suo pensiero.
Un pensiero che nasce molto prima della stagione politica più nota e che affonda le radici nella sua formazione giuridica e filosofica, negli anni in cui insegnava diritto penale e poi diritto e procedura penale all'Università di Bari. Già allora si era formato uno dei nuclei più radicali del suo pensiero: l'idea che il diritto e lo Stato non possano mai esaurire la persona: lo Stato per Moro è una sovrastruttura, una costruzione storica, necessaria, ma sempre limitata. Al centro e prima di ogni altra cosa, come sostenne fino all'ultimo respiro, deve esserci la persona umana, nella sua irriducibilità.
Ed è qui che prende forma il tentativo del compromesso storico. Moro ha vissuto per anni alla ricerca di una forma più alta di convivenza democratica, di una concordia ordinum, per usare un'espressione che richiama una tradizione lunga. Era un progetto lucido, di una lungimiranza che ancora oggi fa tremare i polsi. Moro conosceva perfettamente i rischi. Sapeva che quel tentativo avrebbe incontrato resistenze profonde, interne e internazionali. E tuttavia lo ha perseguito, provando ad abitare lo spazio del conflitto e delle contraddizioni, senza negarlo né sopprimerlo.

