(AGENPARL) - Roma, 10 Maggio 2026 - Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, nonostante l'incontro a Roma con Meloni, non sembra sia riuscito a ricucire. Con Trump lo strappo è definitivo?
«Quelli che sono i rapporti personali non credo interessino. Dal nostro punto di vista, la strada è sempre la stessa: bisogna perseguire l'interesse nazionale e poi dire all'alleato quandonon si è d'accordo».
Trump è ancora un alleato affidabile per FdI?
«Penso che debbano esserlo gli Stati Uniti, e che lo siano da sempre. Certo, l'affidabilità dipende dal tipo di relazione che si instaura. Se pensiamo di dover essere accondiscendenti, il rapporto sarà impari, sbilanciato, e l'unica affidabilità di cui si parlerebbe sarebbe la nostra, non quella americana, ma se invece continuiamo a perseguire l'interesse nazionale come fatto finora, l'affidabilità si può costruire su elementi più concreti, più solidi».
D'accordo, questo per quel che riguarda gli Usa, ma Trump?
«Trump due anni fa non era presidente Usa e tra tre anni non lo sarà più, mentre credo che Giorgia Meloni sarà ancora presidente del Consiglio».
Sembra abbiate paura che mostrarvi vicini a Trump vi faccia perdere voti, ora che si avvicinano le elezioni.
«Nessuna paura. I nostri elettori hanno ben chiaro come intendiamo i rapporti internazionali: non sono innamoramenti come quello del Pd per Sanchez. Si personalizza troppo».
A proposito di elezioni, in Parlamento è iniziato il percorso della nuova legge elettorale.
«Ci interessa che chi vince possa governare. Vogliamo evitare i governi tecnici e dare stabilità. Partendo da qui speriamo che anche a sinistra ci sia chi vuole cogliere l'opportunità. La cosa più importante è che ci sia un confronto».
Il centrosinistra per il momento non sembra intenzionato a discuterne. Chiedono di cestinare la proposta.
«Alcuni. Poi però vedo anche che Giuseppe Conte – a cui faccio i miei auguri di rimettersi presto – chiede di essere "netti" nel rifiutarla. Sembra un messaggio rivolto all'interno della loro coalizione, perché evidentemente non sono tutti così sicuri di volerla cestinare».
Altrimenti andrete avanti da soli e di corsa?
«La proposta è lì sul tavolo e c'è la volontà di approvarla, ma in questo momento, lo ripeto, non c'è fretta: se si apre un dialogo con l'accoglimento di proposte delle opposizioni, credo sia utile. In quel caso potremmo aspettare, a meno che non si tenti di stravolgerla».
Quelli che la vogliono modificare, per ora, sono soprattutto i vostri alleati di Forza Italia.
«Sulle preferenze deciderà il Parlamento. Sul resto vedremo, il testo non è blindato».
Non vi infastidisce che i vostri alleati vogliano far passare questa legge elettorale come una bandiera di FdI?
«Perché dovrebbero? È una proposta di tutto il centrodestra, non solo nostra».
Perché in un momento come questo, parlare di legge elettorale non fa prendere molti voti.
«Se discutessimo solo di questo avrebbero ragione, ma i temi sul tavolo sono molti».
Le opposizioni sostengono che siate fermi al palo.
«È il gioco delle parti. Danno colpa al governo di tutto quello che succede nel mondo, persino la guerra in Iran. Poi però c'è la realtà»
Cioè?
«Un mercato del lavoro con 1000 occupati al giorno, una riforma fiscale che ha dato agli italiani 21 miliardi in più, la redistribuzione del reddito in favore di fasce più deboli tassando banche ed extra profitti».
E il premierato che fine ha fatto?
«È nel programma e la finestra per approvarlo non è ancora chiusa».
