(AGENPARL) - Roma, 12 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Mon 12 January 2026 ** AREA MARINA PROTETTA GAIOLA
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** “DAL TAR UNA DECISIONE SBAGLIATA, CONTRO LA COSTITUZIONE”
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** MAREVIVO E GREENPEACE NON SI ARRENDONO
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** PER DIFENDERE LA GAIOLA RICORRONO AL CONSIGLIO DI STATO
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Napoli, 12 gennaio 2025 – Dal Tar Campania una decisione sbagliata e contraria alla Costituzione. Nella battaglia per tutelare il Parco Sommerso di Gaiola, Marevivo, Greenpeace Italia e Delegazione Marevivo Campania non si arrendono e decidono di rivolgersi in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Campania che, lo scorso 6 novembre, ha respinto il ricorso contro il progetto di Invitalia “Infrastrutture, Reti idriche, Trasportistiche ed Energetiche dell’area del sito di interesse nazionale di Bagnoli Coroglio”. Una sentenza che, secondo le Associazioni ambientaliste, è in contrasto con i principi della Costituzione a tutela dell’ambiente poiché trascura le pesanti ripercussioni ambientali del progetto nell’Area Marina Protetta: ecosistemi di altissimo valore ecologico, che la normativa nazionale e internazionale impongono di preservare, sono in serio pericolo.
zione che, secondo Marevivo e Greenpeace Italia, minimizza criticità concrete e apre interrogativi inquietanti sulla reale tutela del mare e dei suoi habitat più vulnerabili.
“Il tratto di mare che separa la Gaiola dall’Isola di Nisida accoglie habitat marini di grande valore, unici nel contesto costiero urbano, come i tre ampi banchi di coralligeno, una delle comunità biologiche più importanti del Mediterraneo, e la Posidonia oceanica, entrambi tutelati dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Barcellona. Eppure, non sono stati effettuati studi adeguati sull’impatto che questi nuovi scarichi potrebbero avere sulla biodiversità esistente, né sono state proposte soluzioni alternative valide” dichiara Rosalba Giugni, presidente Fondazione Marevivo.
“Invece di proteggere un’area marina preziosa come quella di Gaiola, si decide di sacrificarla per un progetto mal scritto che non prevede nessuna tutela per il mare protetto di Napoli. Per l’ennesima volta il mare è considerato un habitat di serie B in Italia, dove le aree marine protette sono poche e troppo piccole, non possiamo permettere che si proceda in questa direzione” dichiara Valentina Di Miccoli, responsabile mare di Greenpeace Italia.
“Il ricorso al Consiglio di Stato è un atto dovuto, un atto di amore e responsabilità per il nostro mare e la nostra terra. Quello che è mancato nella progettazione degli interventi del Programma di Risanamento Ambientale e di rigenerazione Urbana (PRARU) e in tutte le fasi successive. Doveva e poteva essere la grande occasione per il riscatto definitivo del Mare di Napoli, così non è stato” aggiunge Maurizio Simeone, Direttore dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola.
“Tutelare un’area marina protetta è un dovere non solo etico ma legale – chiarisce Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde. – E l’azione per impedire sversamenti serve anche ad evitare la procedura di infrazione comunitaria a carico dell’Italia. Sarebbe utile che lo Stato, in autotutela amministrativa, cambiasse immediatamente il progetto direzionando tutti gli scarichi verso il depuratore di Cuma”.
Nei mesi scorsi, la lunga campagna portata avanti da Marevivo e Greenpeace Italia per difendere l’ultimo paradiso di Napoli ha raccolto un consenso ampio e trasversale: personalità pubbliche, professionisti, cittadini, il mondo scientifico e culturale, insieme a 16 associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare”, hanno contestato con forza il Piano di Invitalia. Una mobilitazione senza precedenti, che ha visto schierarsi anche i miticoltori dell’area e numerose realtà autorevoli – tra cui Fondazione UniVerde, Confcommercio-Imprese per l’Italia, l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale e l’Associazione Premio GreenCare – tutte firmatarie dell’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno del ricorso al Tar Campania. Eppure, tutto questo non è bastato. Purtroppo, è rimasta inascoltata anche la volontà espressa dal Consiglio Regionale della Campania che, definendo “nefasto” il PRARU, aveva approvato all’unanimità la mozione contrari
a presentata dall’ ex consigliera Roberta Gaeta. Un segnale politico inequivocabile, totalmente ignorato insieme con le voci dei territori e alle evidenze ambientali.
Occorre, infine, notare che la sentenza impugnata non tiene conto che il Testo Unico Ambientale definisce “inquinamento”: «l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell’aria, nell’acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri suoi legittimi usi» come si legge nel ricorso presentato al Consiglio di Stato.
La decisione del Tar Campania contrasta anche con l’evoluzione culturale e legislativa degli ultimi cinquanta anni che ha portato il legislatore a inserire nei principi fondamentali della Costituzione “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.
Ufficio Stampa Marevivo ETS
Fondazione Marevivo ETS
Lungotevere Arnaldo da Brescia Scalo de Pinedo, 00196 Roma
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