(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2025 - (AGENPARL) – Fri 09 May 2025 È passato quasi un secolo dalla notte del 3 ottobre 1925, quella che i
fiorentini chiamarono “notte di San Bartolomeo”. Una notte segnata
dagli omicidi di Giovanni Becciolini, antifascista, socialista e massone,
Gaetano Pilati, deputato socialista, Gustavo Console, corrispondente locale
del quotidiano L’Avanti ! e di quattro operai dei quali non si conosce ad
oggi il nome per mano delle squadracce fasciste cittadine, che nei giorni
precedenti imbrattarono Firenze con saccheggi di negozi, pestaggi e incendi
sotto gli sguardi complici di tutte le autorità di pubblica sicurezza.
Il resoconto di quella notte, nella quale la testimonianza di Gaetano
Salvemini, storico e deputato socialista dal 1919 al 1921, riferisce di
oltre duecento appartamenti del centro di Firenze saccheggiati o distrutti,
vive oggi nelle pagine di “Le dittature serrano i cuori” scritto dal
giornalista senese Stefano Bisi, dal 2014 a fine 2024 gran maestro del
grande Oriente d’Italia, presentato a Firenze nella Sala Pegaso della sede
della Giunta regionale toscana.
“Il libro di Stefano Bisi – nelle parole di Eugenio Giani – colma un
vuoto illuminando fatti ancora poco conosciuti ma fondamentali per
comprendere l’ascesa e l’evoluzione del fascismo in Italia.
A Firenze si manifesta nel modo più violento il crepuscolo della
democrazia liberale e il passaggio dalla libertà alla dittatura, in una
città che dopo la Prima guerra mondiale diventa teatro delle imprese
squadriste più ignobili e delle divisioni all’interno della stessa
federazione del partito fascista, dove si confrontano la fazione gentilizia
e nobiliare della “prima ora”, nella quale spicca la figura del
marchese Ridolfi, e quella squadrista che annovera fra le sue fila Amerigo
Dumini che, come ricorda Emilio Lussu nel suo libro Marcia su Roma e
dintorni, gradiva presentarsi come “Dumini, nove omicidi!” “. Era l’uomo
che a Carrara, il 2 giugno 1921, assieme ad altri, uccise il socialista
Renato Lazzeri e sua madre, il 23 ottobre dello stesso anno sequestrò il
parlamentare repubblicano Ulderico Mazzolani. Sempre nel 1921 fu il
fondatore del settimanale “Sassaiola fiorentina”, dove propugna un fascismo
particolarmente violento e oltranzista e il 10 giugno 1924 ebbe un ruolo
determinante nell’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti. Un
epigono di quello squadrismo che verrà descritto proprio da Matteotti
nella sua relazione alla Camera del 30 maggio 1924.
Giacomo Matteotti era un riformista – ricorda Giani – come riformisti e
repubblicani erano Giovanni Becciolini, Gaetano Pilati e Gustavo Console.
Persone pericolose per il loro alto senso della libertà, dei diritti,
della democrazia, dell’attenzione ai fragili e testimoni di quell’alleanza
fra il merito e i bisogni della quale parlava Claudio Martelli nella
stagione migliore del socialismo italiano.
Tre figure straordinarie: il geniale imprenditore Pilati, il giovane
Becciolini che stampa volantini nella sede del dopolavoro ferroviario e
l’avvocato Console, una persona di assoluto prestigio. Persone che per
molti hanno rappresentato uno stimolo e un modello nel loro percorso umano
e politico e dovrebbero essere più conosciute. Il libro di Stefano Bisi è
il contributo ad una memoria condivisa dei loro valori”.
“Questo libro è stato scritto – spiega Stefano Bisi – alla fine del 2024
come promemoria per le istituzioni pubbliche e per i cittadini affinché si
ricordino che il 3 ottobre del 2025 sarà il centenario di quella notte
dell’apocalisse, come la chiamò Vasco Pratolini. Io credo che questo
anniversario vada celebrato degnamente come un itinerario per la libertà.
Sarebbe bello se il 3 ottobre del 2025, in quella serata, le istituzioni
pubbliche, i cittadini, le associazioni andassero nei luoghi dove dove è
stato ucciso Giovanni Becciolini in via dell’Ariento, in via Bertelli dove
a Gustavo Console toccò la stessa sorte e in via Dandolo dove venne
ammazzato Gaetano Pilati. Sarebbe un giusto tributo alla memoria di tre
antifascisti, due dei quali Massoni, i Becciolini e Console che hanno dato
la vita e che non hanno visto l’alba della libertà”.
“Un attacco premeditato, al pensiero libero – continua Bisi – che ha
avuto pesanti conseguenze sui familiari delle vittime. Nel percorso di
approfondimento dei fatti raccontati nel libro ho incontrato le vicende dei
familiari: quelli delle vedove di Giovanni Becciolini, di Gustavo Console e
Gaetano Pilati, dei loro figli costretti ed essere esuli pagando per questo
un prezzo altissimo. L’anniversario dovrebbe essere celebrato anche per
loro, per ricordare quel di più di crudeltà che lo squadrismo fascista
fiorentino della “prima ora” riuscì a mostrare”.
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