(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - Il rappresentante permanente di Damasco al Consiglio di Sicurezza denuncia i raid e le incursioni militari, mentre le Nazioni Unite fanno il punto sulla transizione post-Assad e sul ritorno di milioni di rifugiati
Le attuali incursioni e gli attacchi militari israeliani stanno spingendo l’intera regione verso la catastrofe. È questo il duro monito lanciato dal rappresentante permanente della Siria presso le Nazioni Unite, Ibrahim Olabi, durante il suo intervento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Le accuse di Damasco contro Israele
Secondo quanto riferito da Olabi, il Paese si trova sull’orlo di un conflitto su scala più ampia a causa dei calcoli politici del governo israeliano.
- Israele ha colpito per otto volte la base aerea di Abu Al-Duhur e continua a perpetrare atti di aggressione, tra cui bombardamenti, incursioni terrestri e rapimenti.
- Damasco ha duramente condannato le dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, in merito alla permanenza a tempo indeterminato delle truppe sul Monte Hermon.
- Nonostante le tensioni, la Siria sostiene di volersi impegnare seriamente nei negoziati diplomatici sponsorizzati dagli Stati Uniti per la riduzione dell’escalation.
La situazione umanitaria e la transizione post-Assad
L’intervento al Consiglio di Sicurezza ha offerto l’occasione per fare il punto sulla delicata fase di transizione che il Paese sta attraversando dopo la caduta del regime di Bashar Assad nel dicembre 2024.
- Rientro dei rifugiati: Più di 1,7 milioni di rifugiati e circa 2 milioni di sfollati interni sono già rientrati nelle proprie case, segnando una svolta significativa.
- Emergenza umanitaria: L’assistente segretario generale ad interim dell’ONU, Indrika Ratwatte, ha avvertito che il ritorno dei civili non azzera i bisogni umanitari, con oltre 5,5 milioni di persone ancora sfollate e un appello internazionale finanziato solo al 30%.
- Segnali di ripresa: La Siria ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di rimuovere il Paese dalla lista degli sponsor statali del terrorismo e registra segnali di ripresa economica, tra cui previsioni di crescita a due cifre per il 2026.
L’intervento di Damasco al Consiglio di Sicurezza mette in luce la fragilità di una transizione che prova a guardare al futuro tra speranze di ripresa economica e il costante timore di un’escalation militare. Resta ora da capire se gli sforzi diplomatici internazionali riusciranno a disinnescare le tensioni al confine prima che la situazione degeneri irreparabilmente.
