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PMI: CENTEMERO (LEGA): CREDITO NON BASTA PIÙ. SERVE PIÙ CAPITALE PER FINANZIARE CRESCITA E INNOVAZIONE
Milano, 28 ago. – "I dati presentati oggi da Confapi pongono una questione che va ben oltre il costo del credito: dobbiamo interrogarci su come finanziamo la crescita delle piccole e medie imprese italiane".
Lo dichiara Giulio Centemero, capogruppo della Lega in commissione Finanze alla Camera, a margine della presentazione del Rapporto congiunturale Confapi.
"Come ha sottolineato il presidente Cristian Camisa, circa due PMI su tre non si rivolgono alle banche per finanziare i propri investimenti, a causa dei tassi, delle garanzie richieste o del timore di vedersi rifiutare il finanziamento. Il risultato è una sorta di rinuncia preventiva al credito e un ricorso crescente all'autofinanziamento, che arriva al 56%".
"Ma se un'impresa è costretta a finanziare prevalentemente con risorse proprie gli investimenti necessari per crescere, innovare e competere, rischiamo progressivamente di indebolirne la struttura patrimoniale. È qui che il mercato dei capitali deve diventare parte della politica industriale del Paese. Non si tratta di sostituire le banche, che restano fondamentali per il nostro sistema produttivo, ma di ampliare le fonti di finanziamento a disposizione delle imprese. Equity, investitori istituzionali, private capital e mercato possono affiancare il credito bancario e accompagnare le PMI nelle diverse fasi della loro crescita. È anche il senso del lavoro che stiamo portando avanti sul mercato dei capitali: rendere più semplice l'accesso al capitale, favorire la quotazione e creare le condizioni affinché una quota maggiore del grande risparmio italiano possa finanziare l'economia reale. Il Rapporto Confapi ci dice inoltre che le imprese hanno già compreso la trasformazione in corso. Gli investimenti nell'intelligenza artificiale crescono e l'AI viene considerata una leva per produttività, riduzione dei costi e gestione dei dati."
I dati dell'indagine indicano infatti piani specifici sull'AI per il 23,3% delle aziende, quota che sale al 43,8% considerando gli investimenti immateriali.
"Abbiamo imprese che vogliono innovare, ma dobbiamo assicurarci che abbiano il capitale per farlo. Questa, insieme alla sicurezza energetica e alla stabilità delle catene di approvvigionamento, è una delle grandi sfide di politica industriale dei prossimi anni".