(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Il colosso francese perfeziona la cessione della sua quota del 10% nella joint venture sanzionata dall’Occidente. Restano però i nodi irrisolti delle partecipazioni residue in Novatek e Yamal, bloccate dal regime delle sanzioni
Il colosso energetico francese TotalEnergies ha annunciato di aver completato formalmente l’uscita da Arctic LNG 2, il maxi-progetto russo sul gas naturale liquefatto finito nel mirino delle sanzioni occidentali. L’operazione segna un passaggio chiave nel complesso e doloroso disaccoppiamento energetico tra i mercati europei e la Russia.
Un’uscita da 4,1 miliardi di dollari
Il piano di disimpegno, originariamente delineato dal CEO Patrick Pouyanne in risposta alle conseguenze del conflitto in Ucraina, ha trovato compimento dopo l’ottenimento delle autorizzazioni presidenziali previste da Mosca per la vendita di asset da parte di società straniere. La quota del 10% detenuta dalla multinazionale francese è stata trasferita a NordLine, filiale del socio di maggioranza Novatek.
Il conto per l’azienda è stato particolarmente salato: già nel 2022, in concomitanza con lo scoppio delle ostilità su vasta scala, TotalEnergies aveva registrato una colossale svalutazione di 4,1 miliardi di dollari legata alla partecipazione. Restano inoltre in bilico circa 1,3 miliardi di dollari di prestiti precedentemente concessi al progetto insieme ad altri azionisti; un rimborso che, come ammesso dalla stessa azienda, appare altamente improbabile nell’immediato e subordinato all’evoluzione del quadro sanzionatorio internazionale.
Il paradosso dei legami residui con la Russia
Nonostante la cessione di Arctic LNG 2, i canali finanziari e industriali che legano il gigante francese al settore energetico russo non sono del tutto recisi. TotalEnergies detiene infatti ancora una partecipazione del 19,4% in Novatek e una quota del 20% nel giacimento siberiano di Yamal, impianto da cui continuano a partire forniture di GNL verso l’Europa.
Tuttavia, la vendita di queste ulteriori partecipazioni resta al momento impossibile: le attuali restrizioni e il rigido regime di sanzioni incrociate bloccano di fatto qualsiasi transazione, lasciando il colosso energetico parzialmente “intrappolato” in asset che non può monetizzare né dismettere liberamente.
