(AGENPARL) - Roma, 26 Agosto 2026 - La corsa svedese al nuovo nucleare entra in una fase sempre più concreta. Blykalla ha presentato una seconda domanda nell’ambito del nuovo sistema di sostegno statale destinato alla costruzione di capacità nucleare, rafforzando una strategia che punta a portare piccoli reattori modulari raffreddati a piombo non soltanto nei siti nucleari tradizionali, ma anche vicino ai grandi poli industriali e in aree interne del Paese. Al centro del progetto c’è il SEALER-55, reattore avanzato da 55 MWe con cui la società svedese punta all’avvio commerciale nei primi anni Trenta.
Una seconda candidatura per il nucleare avanzato svedese
Blykalla accelera sullo sviluppo degli Small Modular Reactors in Svezia. La società ha presentato una seconda domanda per un progetto basato sui propri reattori nucleari avanzati, ampliando la presenza industriale che intende costruire nel mercato svedese della nuova generazione nucleare.
La nuova iniziativa segue quella presentata a maggio per la realizzazione di sei unità a Norrsundet, nel comune di Gävle, nella Svezia centro-orientale.
La sequenza delle due domande è significativa. Blykalla non sembra considerare il proprio SMR semplicemente come un nuovo modello di reattore da inserire nell’attuale geografia nucleare svedese. L’obiettivo industriale è più ambizioso: sfruttare dimensioni, modularità e caratteristiche del SEALER per modificare la relazione tra produzione nucleare e territorio.
Il principio è quello di avvicinare la generazione elettrica ai luoghi nei quali l’energia viene consumata, soprattutto quando si tratta di grandi carichi industriali.
È una prospettiva che, se trasformata in progetti economicamente e regolatoriamente realizzabili, potrebbe allargare profondamente il mercato potenziale dell’atomo.
Blykalla: costruire nucleare «dove e quando è necessario»
Il CEO di Blykalla, Jacob Stedman, ha sintetizzato in modo molto chiaro la filosofia alla base dell’espansione.
Secondo Stedman, la società continua a individuare in tutta la Svezia le località nelle quali il nucleare avanzato può produrre il maggiore valore. La caratteristica decisiva dei nuovi reattori sarebbe proprio la possibilità di costruire impianti più vicini all’industria, in nuovi comuni e in località interne, cioè in territori nei quali storicamente le grandi centrali nucleari convenzionali non hanno trovato spazio.
Dietro questa impostazione esiste una trasformazione potenzialmente importante del modello nucleare.
Le centrali tradizionali sono state generalmente concepite come grandi infrastrutture centralizzate, caratterizzate da capacità nell’ordine dei gigawatt e collegate alle principali dorsali della rete elettrica. Un SMR da alcune decine di megawatt elettrici introduce invece una diversa granularità: più unità possono essere aggregate per raggiungere la potenza desiderata e, almeno in linea teorica, possono essere distribuite in funzione delle caratteristiche della domanda.
La modularità diventa così non soltanto una questione costruttiva, ma una strategia territoriale ed energetica.
SEALER-55, il cuore tecnologico del progetto
La tecnologia sulla quale Blykalla sta costruendo la propria strategia è il SEALER, Swedish Advanced Lead Reactor, appartenente alla famiglia dei reattori avanzati raffreddati a piombo.
Blykalla era precedentemente conosciuta come LeadCold ed è nata come spin-off del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, dove la ricerca sui sistemi nucleari raffreddati a piombo risale al 1996.
L’azienda è stata costituita come società per azioni nel 2013 e sta cercando di trasformare quasi tre decenni di ricerca e sviluppo in una piattaforma industriale commercializzabile.
Il modello di riferimento è il SEALER-55, progettato per una potenza termica di circa 140 MWt e una capacità elettrica di 55 MWe.
L’obiettivo dichiarato è avere il primo reattore commerciale pronto per l’esercizio all’inizio degli anni 2030.
La tempistica è ambiziosa, soprattutto perché i reattori veloci raffreddati a piombo appartengono a una generazione tecnologica molto diversa dai grandi reattori ad acqua leggera che costituiscono la maggioranza assoluta della flotta nucleare mondiale.
Perché il piombo
L’utilizzo del piombo come refrigerante costituisce uno degli elementi distintivi della tecnologia sviluppata da Blykalla.
In termini generali, i reattori raffreddati a metallo liquido mirano a sfruttare caratteristiche termofisiche che consentono di operare secondo principi differenti rispetto ai tradizionali reattori ad acqua pressurizzata.
Per Blykalla la sfida non sarà tuttavia soltanto dimostrare la validità della fisica del reattore. Il passaggio decisivo sarà industriale: trasformare una tecnologia avanzata in un impianto licenziabile, costruibile in serie, finanziabile e competitivo.
Ed è proprio questo il terreno sul quale si giocherà una parte importante della competizione mondiale tra le diverse famiglie di SMR.
La sigla “SMR”, infatti, tende a riunire tecnologie estremamente differenti: reattori ad acqua leggera derivati da architetture convenzionali, sistemi ad alta temperatura, reattori a sali fusi e progetti raffreddati a metalli liquidi. Non esiste quindi un’unica corsa agli SMR, ma una competizione tra piattaforme con livelli differenti di maturità tecnologica e industriale.
L’idea strategica: portare il reattore vicino alla fabbrica
La componente forse più interessante della strategia di Blykalla riguarda però la localizzazione.
La crescita dell’elettrificazione industriale sta aumentando il valore di fonti capaci di produrre energia programmabile e a basse emissioni vicino ai grandi centri di consumo. Acciaio, miniere, chimica, idrogeno, data center e nuove attività manifatturiere possono richiedere grandi quantità di energia con elevata continuità.
Per un Paese geograficamente esteso come la Svezia, la localizzazione della nuova generazione diventa quindi una variabile industriale.
Un reattore modulare potrebbe teoricamente essere dimensionato attorno a un determinato polo produttivo, con più unità installate progressivamente in funzione della crescita della domanda.
È questa una delle promesse fondamentali degli SMR: passare dalla logica del singolo gigantesco progetto a quella della flotta modulare.
Ma sarà il costo effettivo dell’elettricità prodotta, insieme alla capacità di rispettare tempi e budget, a determinare se tale promessa potrà diventare un nuovo paradigma industriale.
La Svezia ha cambiato politica sul nucleare
L’iniziativa di Blykalla deve essere letta all’interno del profondo cambiamento della politica energetica svedese.
Nel maggio dello scorso anno il Riksdag, il Parlamento svedese, ha approvato le proposte governative relative agli aiuti di Stato per le imprese interessate a investire nella costruzione di nuovi reattori.
Il modello nasce dalla consapevolezza di uno dei principali ostacoli economici del nucleare: l’elevatissimo fabbisogno di capitale iniziale.
Una centrale nucleare produce energia per molti decenni, ma richiede grandi investimenti prima che venga venduto il primo megawattora. Di conseguenza, il costo del finanziamento e il rischio attribuito alla fase di costruzione possono avere un impatto determinante sull’economia complessiva del progetto.
La Svezia ha deciso di intervenire precisamente su questo punto.
Prestiti statali e contratti per differenza
Il sistema approvato prevede prestiti destinati a ridurre il costo di finanziamento dei nuovi impianti nucleari.
Il sostegno è limitato a un volume equivalente a circa quattro grandi reattori, ossia approssimativamente 5.000 MWe di capacità.
Sono state stabilite anche condizioni precise: i nuovi reattori destinatari del sostegno devono trovarsi nella stessa area e possedere una capacità installata complessiva di almeno 300 MWe.
Quest’ultimo requisito è particolarmente interessante nel caso degli SMR.
Un singolo SEALER-55, con i suoi 55 MWe, sarebbe molto al di sotto della soglia. Una configurazione composta da sei unità raggiungerebbe invece circa 330 MWe, superando il requisito minimo previsto dal programma.
La modularità diventa quindi anche uno strumento attraverso il quale costruire progressivamente una centrale di dimensioni significative utilizzando più reattori standardizzati.
Il ruolo dei CfD
Il secondo pilastro del modello svedese è rappresentato dai Contracts for Difference, o CfD, a due vie.
Questi contratti potranno entrare in funzione dopo l’avvio del nuovo reattore e una volta ottenuta la licenza per produrre elettricità a piena potenza.
Il principio economico è quello di ridurre l’incertezza sui ricavi di lungo periodo.
Per investimenti infrastrutturali caratterizzati da costi iniziali molto elevati e tempi di recupero pluridecennali, la prevedibilità dei flussi di cassa può essere quasi importante quanto il costo di costruzione.
Lo Stato, in sostanza, cerca di intervenire sui due estremi del rischio finanziario: ridurre il costo del capitale durante lo sviluppo e rendere più prevedibile il quadro dei ricavi durante l’esercizio.
La nuova normativa svedese sugli aiuti di Stato è entrata in vigore il 1° agosto, aprendo formalmente la possibilità alle imprese di presentare le proprie richieste.
Blykalla non è sola: sta nascendo una competizione nucleare
Il dato più interessante è che la società non si muove in un mercato privo di concorrenti.
La prima domanda nell’ambito del nuovo sistema è arrivata a dicembre da Videberg Kraft, con un progetto che prevede l’impiego della tecnologia SMR di Rolls-Royce.
A maggio è arrivata la prima richiesta di Blykalla. A giugno Studsvik ha presentato una domanda di sostegno per un massimo di 1.400 MW di nuova capacità nucleare basata su piccoli reattori modulari.
Successivamente Nordic Baseload Power ha presentato una quarta richiesta, questa volta relativa alla costruzione di due grandi reattori nel sito di Barsebäck, dove le precedenti unità sono in fase di smantellamento.
La seconda domanda di Blykalla amplia ulteriormente questo portafoglio.
Si sta quindi formando una competizione che non riguarda soltanto società differenti, ma due filosofie industriali del nuovo nucleare.
Da una parte grandi unità in siti nucleari consolidati; dall’altra flotte di SMR potenzialmente installabili in nuove località e più vicine alla domanda industriale.
Barsebäck contro il modello distribuito degli SMR
Il confronto è particolarmente significativo.
Barsebäck rappresenta simbolicamente il nucleare europeo del passato: grandi impianti centralizzati, siti dedicati, elevata potenza unitaria e infrastrutture progettate attorno alla centrale.
La strategia descritta da Blykalla punta invece nella direzione opposta: ridurre la dimensione della singola unità e moltiplicare le possibili localizzazioni.
Non significa necessariamente che un modello sostituirà l’altro.
Una delle ipotesi più plausibili per il futuro nucleare è anzi la convivenza tra grandi reattori, destinati a fornire diversi gigawatt alle reti nazionali, e piccoli impianti modulari collocati in funzione di esigenze industriali o territoriali specifiche.
La Svezia potrebbe diventare uno dei laboratori europei nei quali verificare concretamente questa complementarità.
Il vero test sarà la serializzazione
Per Blykalla, come per tutti gli sviluppatori di SMR, esiste tuttavia una questione decisiva: la competitività economica non deriva automaticamente dalle dimensioni ridotte.
Un piccolo reattore perde infatti una parte delle economie di scala proprie delle grandi centrali.
La risposta dell’industria SMR è la serializzazione: ciò che viene perso nella dimensione della singola unità dovrebbe essere recuperato attraverso standardizzazione, produzione ripetitiva, prefabbricazione e apprendimento industriale.
In altre parole, il vantaggio non dovrebbe derivare dal costruire un piccolo reattore, ma dal costruirne molti uguali.
È questa la vera scommessa economica del settore.
Il primo SEALER potrebbe inevitabilmente incorporare costi di sviluppo, qualificazione e prima industrializzazione molto elevati. La sostenibilità del modello dipenderà invece dalla capacità di ridurre progressivamente costi e tempi sulle unità successive.
Sei reattori possono essere più importanti di uno
Da questo punto di vista, la precedente candidatura di Blykalla per sei unità a Norrsundet assume un significato particolare.
Una configurazione multi-unità permette di condividere infrastrutture, personale, sicurezza fisica, connessioni e numerosi servizi di sito. Ma soprattutto offre l’opportunità di trasformare il cantiere stesso in una linea di apprendimento industriale.
Mentre la prima unità viene completata, le squadre possono trasferire esperienza alla seconda; fornitori e procedure vengono riutilizzati; gli errori possono essere corretti; le attività possono progressivamente standardizzarsi.
È la stessa logica che storicamente ha consentito ai programmi nucleari costruiti in serie di ottenere prestazioni migliori rispetto ai programmi caratterizzati da singoli progetti isolati.
Per gli SMR questa logica non è accessoria: è probabilmente una condizione fondamentale del business case.
Una partita industriale che va oltre l’elettricità
L’interesse svedese per nuovi reattori va inoltre letto nel contesto della trasformazione dell’industria nordica.
La progressiva elettrificazione di processi tradizionalmente alimentati da combustibili fossili può aumentare considerevolmente la domanda di elettricità stabile.
Il valore di un SMR vicino a un distretto produttivo potrebbe quindi essere misurato non soltanto attraverso il prezzo del megawattora immesso nella rete, ma anche attraverso la capacità di sostenere investimenti industriali che altrimenti richiederebbero grandi ampliamenti della rete di trasmissione.
In prospettiva, il calore prodotto dal reattore potrebbe inoltre diventare una risorsa per applicazioni industriali, a seconda della configurazione tecnica e delle autorizzazioni del progetto.
È il concetto di nucleare come infrastruttura industriale, non semplicemente come centrale elettrica.
Il nodo delle autorizzazioni
La strada verso i primi anni Trenta resta comunque impegnativa.
Una tecnologia nucleare avanzata deve superare un processo regolatorio estremamente rigoroso. Materiali, combustibile, comportamento del refrigerante, sistemi passivi, gestione degli incidenti, componentistica e procedure operative devono essere valutati e qualificati.
La velocità dello sviluppo industriale dovrà quindi convivere con un principio non negoziabile: la sicurezza nucleare.
Per questo il successo degli SMR europei dipenderà anche dalla capacità delle autorità, dell’industria e dei governi di sviluppare processi regolatori rigorosi ma sufficientemente prevedibili da permettere agli investitori di quantificare tempi e rischi.
La prevedibilità normativa è, in ultima analisi, anche una variabile finanziaria.
La Svezia sta costruendo un mercato prima ancora delle centrali
È probabilmente questo l’aspetto più importante della seconda domanda di Blykalla.
Preso isolatamente, un nuovo progetto SMR rappresenta ancora una proposta che dovrà attraversare molte fasi prima di diventare una centrale operativa. Considerato insieme alle richieste di Videberg Kraft, Studsvik e Nordic Baseload Power, racconta però qualcosa di più profondo.
La Svezia sta cercando di creare un mercato competitivo per il nuovo nucleare.
Il governo ha definito una cornice finanziaria. Diverse imprese stanno proponendo tecnologie e configurazioni differenti. Gli sviluppatori iniziano a identificare siti concreti. Il dibattito si sposta progressivamente dalla domanda astratta — “la Svezia costruirà nuovo nucleare?” — a domande molto più industriali: quale tecnologia, in quale località, con quale potenza, a quale costo e con quale struttura finanziaria?
È il passaggio che separa una politica energetica da una politica industriale.
Dai laboratori del KTH alle centrali commerciali
Per Blykalla il percorso è ancora più emblematico.
La tecnologia raffreddata a piombo nasce da attività di ricerca iniziate al KTH nel 1996. Quasi trent’anni dopo, la società sta cercando di trasformare quel patrimonio scientifico in un prodotto energetico commercializzabile.
Se il SEALER-55 riuscirà ad arrivare all’esercizio commerciale nei primi anni Trenta, il risultato non sarà soltanto la costruzione di un nuovo SMR.
Sarebbe la dimostrazione della capacità europea di accompagnare una tecnologia nucleare avanzata lungo l’intera catena del valore: ricerca universitaria, startup, progettazione, licensing, finanziamento, costruzione e infine generazione commerciale.
Ed è precisamente qui che la seconda domanda di Blykalla acquista un’importanza superiore alle dimensioni del singolo progetto.
La società sta scommettendo sull’idea che il nucleare del futuro non debba necessariamente essere confinato nelle geografie del nucleare del passato.
Se questa visione funzionerà, gli SMR potrebbero diventare centrali progettate attorno alla domanda industriale: più piccole, replicabili e distribuite in luoghi nei quali una centrale convenzionale da oltre un gigawatt sarebbe difficilmente giustificabile.
La Svezia sta creando le condizioni finanziarie per verificarlo. Blykalla vuole dimostrare che la tecnologia può farlo.
Il vero verdetto arriverà nei cantieri: perché la rivoluzione degli SMR comincerà soltanto quando modularità e serializzazione riusciranno a trasformarsi da promesse ingegneristiche in megawatt prodotti a costi competitivi.
