Il diplomatico russo Mikhail Melekh richiama rapporti e comunicazioni delle Nazioni Unite sulla libertà religiosa. Documenti dell’OHCHR confermano l’esistenza di criticità, ma le accuse più ampie formulate da Mosca restano la posizione della Federazione Russa
(AGENPARL) - Roma, 25 Agosto 2026 - MOSCA, 25 agosto – Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa accusa le autorità ucraine di non aver dato adeguato seguito alle preoccupazioni espresse negli ultimi anni da organismi delle Nazioni Unite in relazione alla Chiesa ortodossa ucraina (UOC) e alla tutela della libertà religiosa nel Paese.
A formulare l’accusa è stato Mikhail Melekh, rappresentante speciale del Ministero degli Esteri russo per la cooperazione internazionale nel campo della tutela del diritto alla libertà religiosa, secondo dichiarazioni riportate dall’agenzia TASS.
Melekh ha sostenuto che la questione sarebbe stata affrontata ripetutamente dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e da altri meccanismi dell’ONU, aggiungendo che nel 2025 diversi relatori speciali avrebbero sollevato questioni concernenti la UOC.
Su quest’ultimo punto esistono riscontri documentali indipendenti. Il database ufficiale dell’ONU registra infatti una comunicazione congiunta del 14 maggio 2025 (UKR 1/2025), sottoscritta nell’ambito di sette mandati delle procedure speciali, riguardante informazioni ricevute circa presunti episodi di «targeting and persecution» nei confronti di membri della Chiesa ortodossa ucraina. L’Ucraina ha trasmesso una risposta il 15 luglio 2025.
Il dato richiede quindi una precisazione rispetto alla dichiarazione russa secondo cui Kiev «ignora» generalmente tali preoccupazioni: almeno per la comunicazione ONU del maggio 2025 risulta formalmente registrata una risposta delle autorità ucraine. Ciò non equivale, naturalmente, a stabilire se le questioni sollevate siano state risolte nel merito.
I rilievi dell’ONU sulla libertà religiosa
La questione non nasce nel 2025. Una precedente comunicazione delle procedure speciali delle Nazioni Unite, datata 8 novembre 2023, aveva già riguardato presunte limitazioni della libertà religiosa in Ucraina, comprese misure concernenti fedeli e comunità monastiche della UOC.
Anche i rapporti dell’OHCHR hanno documentato episodi problematici. Nel rapporto relativo al periodo dicembre 2023-febbraio 2024, l’Alto Commissariato riferiva che sacerdoti e fedeli della UOC avevano continuato a subire intimidazioni e registrava sei episodi, distribuiti in cinque regioni, nei quali gruppi di persone erano entrati con la forza in chiese della UOC.
Nel successivo rapporto del 2024, l’OHCHR documentava inoltre azioni delle autorità ucraine nei confronti di persone associate alla UOC, comprese vicende giudiziarie sulle quali l’organismo delle Nazioni Unite dichiarava di continuare a monitorare il rispetto del diritto a un processo equo e delle garanzie procedurali.
Particolarmente significativo è il giudizio espresso dall’ONU sulla legislazione ucraina relativa alle organizzazioni religiose collegate a strutture della Federazione Russa. L’OHCHR ha affermato che le nuove disposizioni introducono restrizioni sproporzionate alla libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo, chiedendo che la normativa venga modificata per renderla pienamente conforme al diritto internazionale dei diritti umani.
Un rapporto dell’OHCHR ha inoltre rilevato che alcune disposizioni legislative presentano formulazioni ampie o ambigue e possono determinare conseguenze per intere comunità religiose sulla base delle condotte di singoli soggetti. Lo stesso documento ha registrato episodi di violenza tra appartenenti a differenti comunità ortodosse.
Mosca parla di “persecuzione”, l’ONU formula rilievi più circoscritti
È tuttavia necessario distinguere il contenuto dei documenti internazionali dalla qualificazione politica proposta dal governo russo.
Il Ministero degli Esteri di Mosca utilizza il termine “persecuzione” e sostiene l’esistenza di violazioni su vasta scala contro la UOC, il suo clero e i suoi fedeli. I documenti delle Nazioni Unite consultati confermano preoccupazioni concrete in materia di libertà religiosa, proporzionalità della legislazione, violenze, procedimenti e garanzie individuali, ma ciò non significa che l’ONU abbia fatto propria, in tutti i suoi elementi, la complessiva ricostruzione politica formulata dalla Federazione Russa.
La distinzione è essenziale anche considerando il contesto della guerra.
L’OHCHR documenta parallelamente gravi violazioni della libertà religiosa nei territori ucraini occupati dalla Federazione Russa. In Crimea, per esempio, l’ONU ha denunciato una consistente compressione della libertà religiosa di gruppi minoritari da parte delle autorità di occupazione russe.
La tutela della libertà religiosa deve pertanto essere valutata sulla base degli stessi standard internazionali indipendentemente dall’autorità responsabile e senza sovrapporre automaticamente le risultanze degli organismi internazionali alle narrazioni politiche delle parti in conflitto.
Melekh: cresce l’attenzione internazionale
Secondo Melekh, l’attenzione sulla condizione della UOC starebbe aumentando anche al di fuori della Russia, coinvolgendo media, giuristi, rappresentanti religiosi e alcuni esponenti politici statunitensi.
Il diplomatico ha tuttavia sostenuto che queste iniziative rimarrebbero frammentarie e non avrebbero ancora prodotto, a giudizio di Mosca, cambiamenti tangibili.
Il Ministero degli Esteri russo ha inoltre predisposto un proprio rapporto dedicato alle azioni attribuite alle autorità ucraine nei confronti della UOC. Tale documento rappresenta una fonte governativa russa e le sue conclusioni devono quindi essere distinte dalle risultanze autonomamente accertate dagli organismi internazionali.
Il quadro documentale disponibile mostra comunque che la questione della libertà religiosa in Ucraina e della posizione della Chiesa ortodossa ucraina è stata effettivamente oggetto di attenzione da parte delle Nazioni Unite.
Il punto centrale resta quello dell’applicazione degli standard internazionali: qualsiasi restrizione della libertà religiosa deve rispettare i requisiti previsti dal diritto internazionale dei diritti umani, essere stabilita dalla legge, perseguire finalità legittime ed essere sottoposta a un rigoroso scrutinio di necessità e proporzionalità.
In una materia fortemente condizionata dalla guerra e dalla contrapposizione politica tra Mosca e Kiev, la distinzione tra accuse delle parti, fatti documentati e valutazioni degli organismi internazionali indipendenti rimane indispensabile per una ricostruzione giornalisticamente e giuridicamente rigorosa.
