(AGENPARL) - Roma, 24 Agosto 2026 - La partecipazione del presidente Kassym-Jomart Tokayev al vertice del G20 a Miami rappresenta molto più di un semplice evento diplomatico. Questo appuntamento si trasforma in un vero e proprio banco di prova per la politica estera attentamente bilanciata del Kazakistan.
Il crescente interesse degli Stati Uniti per il Paese crea grandi opportunità per una cooperazione economica e strategica più profonda, ma intensifica al tempo stesso la concorrenza tra le principali potenze con le quali Astana ha cercato storicamente di mantenere stretti legami.
Un invito che arriva da Washington
Il Kazakistan non è un membro del G20 e ha partecipato al vertice solo due volte in passato: a San Pietroburgo nel 2013 e ad Hangzhou nel 2016, in entrambi i casi su invito del Paese ospitante. Questa volta, tuttavia, l’impulso arriva direttamente dagli Stati Uniti, nel contesto di una relazione bilaterale in rapida espansione e di un forte aumento dell’attenzione di Washington per l’intera regione Transcaspiana.
L’invito può essere letto sotto una duplice chiave di lettura. Da un lato, segnala che il Kazakistan è diventato un partner strategico ed economico di primo piano per la Casa Bianca. Dall’altro, riflette la più ampia strategia dell’amministrazione statunitense per blindare i legami in un’area cruciale per l’energia, i minerali critici, le rotte commerciali e la tecnologia.
Il pragmatismo economico e la voce degli esperti
La forza tradizionale del Kazakistan — la sua capacità di dialogare con potenze concorrenti senza allinearsi in modo esclusivo — rischia di farsi più complessa man mano che la competizione geopolitica si approfondisce.
Per Iskander Akylbayev, CEO di Xander Group e presidente di CFive, il vertice di Miami sarà altamente pragmatico e orientato alle transazioni. La crescita economica, la sicurezza delle catene di approvvigionamento energetico e l’innovazione tecnologica rappresentano le priorità centrali di Washington. La presenza di Tokayev va dunque vista come un cambiamento nella visione di Washington dell’Asia centrale, spostata ormai dalla periferia geopolitica all’agenda economica globale.
Oltre il ruolo di fornitore di risorse
I numeri spiegano chiaramente il peso di Astana: il Kazakistan genera oltre il sessanta percento del PIL dell’Asia centrale e rappresenta circa il settantacinque percento del commercio regionale con gli Stati Uniti, con scambi bilaterali che nel 2025 hanno raggiunto i cinque miliardi di dollari. A ciò si aggiungono i 29 accordi per un valore di 17 miliardi di dollari firmati durante la visita di Tokayev a Washington.
Tuttavia, come sottolinea Akylbayev, la vera sfida per il Kazakistan non è fermarsi all’accesso politico, ma convertire questa centralità in investimenti tecnologici e industriali. L’ambizione di Astana non deve ridursi a esportare materie prime per poi riacquistare le tecnologie derivate; al contrario, il Paese deve elaborare le risorse a livello nazionale e sviluppare competenze ingegneristiche avanzate.
La tecnologia, il nodo dell’Intelligenza Artificiale e Pax Silica
Se il commercio e i corridoi di trasporto mantengono una natura multipolare, la tecnologia rappresenta il terreno più scivoloso. Darren Spink, amministratore delegato del Janus Forum, evidenzia come l’intelligenza artificiale (IA) possa emergere come il settore in cui Washington è meno disposta ad accettare un approccio neutrale ed equilibrato.
In questo scenario si inserisce a pieno titolo l’adesione del Kazakistan — formalizzata a giugno — all’iniziativa Pax Silicaguidata dagli Stati Uniti, focalizzata su catene di approvvigionamento sicure che collegano semiconduttori, minerali critici, data center e infrastrutture energetiche. Tuttavia, Astana intrattiene contemporaneamente rapporti tecnologici e di governance con la Cina, partecipando ad esempio all’Organizzazione mondiale per la cooperazione all’intelligenza artificiale (WAICO). Per Washington, questo duplice binario potrebbe presto generare attriti, trasformandosi da semplice diversificazione economica a concorrenza tra ecosistemi digitali contrapposti.
Una prospettiva regionale più ampia
L’invito al G20 non riguarda soltanto la bilateralità tra Washington e Astana, ma rientra in una strategia più vasta verso l’intero spazio Transcaspiano, testimoniata anche dai colloqui estesi ad altri leader della regione.
Il Kazakistan possiede asset che le superpotenze valutano con estrema attenzione: geografia, risorse, connettività e prevedibilità politica. La sfida cruciale che il presidente Tokayev porterà a Miami sarà proprio questa: trasformare tali vantaggi in solido potere contrattuale, evitando che la sua stessa centralità diventi il motivo per cui le grandi potenze torneranno a pretendere una scelta di campo netta ed esclusiva.
