(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - Il Pentagono conferma il rientro negli Stati Uniti dei bombardieri B-1 schierati nella base britannica. Una fonte americana citata dalla CNN parla di una nuova minaccia e di un “real world incident”. Washington, però, non ne chiarisce la natura né conferma un collegamento con l’indagine antiterrorismo in corso
Perché gli Stati Uniti hanno riportato negli Usa tutti i bombardieri B-1 schierati alla RAF Fairford, invece di trasferirli semplicemente in un’altra base?
La domanda acquista peso alla luce di un’indiscrezione riportata dalla CNN: secondo una fonte americana, il ridispiegamento sarebbe arrivato dopo una nuova minaccia, descritta dalla fonte come un “real world incident”. La stessa fonte ha sottolineato come sia insolito che i bombardieri siano stati riportati direttamente alle loro basi negli Stati Uniti anziché essere spostati verso un’altra installazione militare.
Il Pentagono, tuttavia, non ha fornito questa spiegazione. Il Dipartimento della Difesa ha confermato che i bombardieri statunitensi presenti a Fairford sono stati ridispiegati negli Stati Uniti, spiegando che le esigenze di sicurezza operativa avevano impedito di confermare il movimento in tempo reale.
Il dettaglio della fonte CNN è dunque significativo proprio perché non coincide con una motivazione ufficiale del Pentagono. Al momento non è possibile stabilire pubblicamente quale sia stata la minaccia alla quale fa riferimento il funzionario americano, né se sia direttamente collegata all’episodio che ha portato all’apertura di un’indagine antiterrorismo nei pressi della base.
L’indagine vicino alla base
Il caso Fairford era già sotto attenzione da giorni. Il 27 settembre la polizia britannica era intervenuta dopo la segnalazione di tre furgoni sospetti e di un gruppo di uomini nei pressi della base. Cinque uomini erano stati arrestati e successivamente rilasciati su cauzione. Gli investigatori avevano precisato di non aver trovato esplosivi nei veicoli, mentre era stata rinvenuta una quantità di benzina.
Successivamente era stato arrestato anche un cittadino britannico-iraniano. Complessivamente, sei persone sono state coinvolte nell’indagine e successivamente rilasciate su cauzione.
Il caso ha assunto una dimensione internazionale perché il premier britannico Andy Burnham ha parlato di “forti indicazioni” di un coinvolgimento iraniano. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva invece parlato della possibile presenza della “mano di un attore straniero”. Teheran ha negato ogni coinvolgimento.
Cosa cambia per Washington
Fairford non è una semplice base di transito. L’installazione britannica è utilizzata dall’aeronautica americana come base operativa avanzata e ha ospitato i B-1 impiegati nelle operazioni contro l’Iran.
Il fatto che Washington abbia scelto di riportare i bombardieri direttamente negli Stati Uniti, anziché limitarne temporaneamente la presenza o trasferirli in un’altra base, rende il movimento particolarmente significativo.
Non significa, però, che gli Stati Uniti abbiano perso la capacità di impiegare i B-1 nel teatro mediorientale. Il Pentagono ha sottolineato che la componente bombardieri dell’aeronautica americana resta pronta a condurre missioni anche partendo dagli Stati Uniti.
Il punto ancora senza risposta è quindi un altro: che cosa ha spinto Washington a considerare necessario il rientro di tutti i bombardieri da Fairford proprio in questo momento?
La CNN parla di una nuova minaccia. Il Pentagono non ne specifica la natura. E Londra, per ora, non commenta.
È su questa discrepanza che si concentra la nuova domanda sulla sicurezza della base: non se Fairford sia stata minacciata, circostanza già al centro dell’indagine, ma se sia emerso un elemento ulteriore abbastanza serio da indurre gli Stati Uniti a cambiare la propria postura militare nella base.
