(AGENPARL) - Roma, 20 Agosto 2026 - Ogni capo di governo a Baghdad ha ereditato la stessa cambiale impossibile: bilanciare l’influenza di Washington e quella di Teheran senza trasformare il Paese in un teatro di guerra permanente. Ma l’approccio del premier iracheno al-Zaidi — 41 anni, un passato da amministratore delegato negli investimenti e nell’energia — segna un cambio di passo netto, ridisegnando la strategia geopolitica con una frase che sa di pragmatismo puro:
“La presenza militare non crea legami tra le società. L’impegno economico sì.”
Dalla sicurezza ai contratti a lungo termine
La visione di al-Zaidi sposta il baricentro dal campo di battaglia alla scrivania dei contratti. Invece di affidarsi alla classica logica delle truppe e della deterrenza armata, l’obiettivo è costruire una partnership economica di lungo respiro con gli Stati Uniti — si discute di accordi di investimento pluridecennali — partendo dal presupposto che i legami commerciali e finanziari tengono insieme le nazioni molto più saldamente della forza militare.
L’Iraq come ponte, non come campo di battaglia
Rifiutando l’idea che il Paese debba essere ostaggio dei conflitti altrui (come dimostrano le tensioni e i contraccolpi subiti anche lungo lo Stretto di Hormuz), la priorità indicata da al-Zaidi è fare dell’Iraq un punto d’incontro neutrale. Una linea che punta sui negoziati a oltranza e sul rafforzamento dell’autorità dello Stato, nella consapevolezza economica che, citando le sue parole sulla storia della regione, “anche il vincitore perde”.
La stabilità passa per il mercato
La scommessa di fondo è tutta economica: offrire ai cittadini un futuro solido attraverso lo sviluppo e il lavoro significa prosciugare il terreno fertile in cui proliferano guerra e settarismo. Un approccio da vero amministratore delegato prestato alla politica, che scommette sui mercati e sugli asset strutturali per dare all’Iraq una rotta di uscita definitiva dall’angolo.
