(AGENPARL) - Roma, 8 Agosto 2026 - La prima comparsa di veicoli blindati di fabbricazione pakistana a Khartoum ha sollevato preoccupazioni che vanno oltre il corso della guerra in Sudan, dopo che il media indiano “News18” ha citato gruppi del Balochistan che hanno espresso il timore che i proventi di un accordo per la fornitura di armi tra Islamabad e Khartoum, stimati intorno a 1,5 miliardi di dollari, possano diventare un’ulteriore fonte di finanziamento per le operazioni di sicurezza pakistane in Balochistan, in aggiunta alle preoccupazioni indiane per l’espansione della presenza militare pakistana e l’utilizzo di tecnologie cinesi vicino al Mar Rosso.
Astronomia
Un rapporto pubblicato da “News18” il 6 agosto 2026, redatto dal giornalista Manoj Gupta e curato da Saurabh Verma, citando fonti di alto livello dell’intelligence indiana, ha rivelato che veicoli blindati pakistani del tipo “Mohafiz-V” sono apparsi per la prima volta, secondo le fonti, durante una parata militare a Khartoum – considerata la prima prova visiva dell’arrivo di equipaggiamento militare pakistano nelle Forze Armate sudanesi.
Secondo il rapporto, la comparsa dei veicoli blindati si inserisce in un più ampio accordo di difesa tra Pakistan e Sudan, del valore complessivo stimato di circa 1,5 miliardi di dollari, che comprende droni, aerei da addestramento e sistemi di difesa aerea.
Il veicolo blindato “Mohafiz-V” è prodotto dall’azienda statale pakistana “Heavy Industries Taxila” (HIT), costruito su un telaio modificato della Toyota Land Cruiser LC79, e può ospitare otto persone. Offre una protezione balistica di livello B6, è dotato di otto feritoie di tiro e di una torretta girevole a 360 gradi, e ha pneumatici antiforatura che gli consentono di continuare a muoversi fino a 50 chilometri dopo essere stato colpito.
Un pacchetto di armamenti che va oltre i veicoli blindati
Secondo quanto riportato da “News18”, fonti dell’intelligence indiana avrebbero affermato che il potenziale pacchetto includerebbe anche droni armati “Shahpar-2”, munizioni suicide a guida autonoma “Yaya-3” e aerei da addestramento e attacco leggero K-8 Karakorum, oltre a sistemi di difesa aerea di origine cinese.
Il rapporto descrive l’accordo come uno dei tentativi più ambiziosi del Pakistan di espandere le proprie esportazioni nel settore della difesa attraverso la sua industria statale, sebbene l’attuazione dell’accordo abbia subito ritardi e incertezze a causa di cambiamenti nei finanziamenti, in particolare a seguito di notizie secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe modificato il livello del suo sostegno finanziario all’accordo.
Il rapporto affermava che il comandante dell’esercito sudanese, il tenente generale Abdel Fattah al-Burhan, aveva intrapreso iniziative diplomatiche, tra cui visite a Riyadh, nel tentativo di rilanciare gli accordi di finanziamento e garantire la continua fornitura di equipaggiamenti.
L’India osserva il Mar Rosso
Il rapporto aggiunge una dimensione strategica che si estende oltre le due parti dell’accordo, citando le preoccupazioni delle fonti dell’intelligence indiana secondo cui il dispiegamento di equipaggiamento militare pakistano, parte del quale include tecnologie di origine cinese, nella regione del Mar Rosso potrebbe espandersi
La presenza strategica del Pakistan in prossimità delle vitali linee di comunicazione marittima dell’India nell’Oceano Indiano.
Secondo le fonti, l’impiego operativo di piattaforme come “Shahpar-2” e “Yaya-3” in una zona di conflitto attivo potrebbe fornire al Pakistan dati sul campo di battaglia utilizzabili per il futuro sviluppo dei suoi sistemi militari. Le stesse fonti hanno inoltre avvertito, secondo quanto riportato da “News18”, che il trasferimento di sistemi di sorveglianza avanzati, munizioni a guida autonoma e veicoli blindati in un Paese in guerra aumenta il rischio di deviazione di armi e di fuga di tecnologia, nonché la possibilità che queste raggiungano gruppi armati o reti per procura nella regione.
Le stesse fonti sostengono che il finanziamento delle esportazioni nel settore della difesa tramite terze parti regionali potrebbe consentire al Pakistan di ottenere entrate in valuta estera e sostenere la propria produzione interna nel settore della difesa al di fuori dei tradizionali canali di controllo finanziario internazionale.
Il Balochistan aderisce all’accordo
La dimensione internamente più delicata riguarda i timori che l’accordo ha suscitato tra i gruppi del Balochistan. “News18” ha citato il “Congresso del Popolo del Balochistan” (BPC) e le organizzazioni alleate, le quali hanno criticato le notizie riguardanti la fornitura di veicoli blindati, droni, aerei da addestramento e sistemi di difesa aerea all’esercito sudanese, in un momento in cui il Sudan è ancora impantanato in una guerra che ha causato una crisi umanitaria su vasta scala e lo sfollamento di milioni di civili.
Il Congresso ha espresso preoccupazione per il fatto che l’invio di ulteriori armi in Sudan potrebbe aggravare la crisi umanitaria e intensificare la violenza nel Paese, collegando tale preoccupazione all’uso della forza militare da parte dello Stato pakistano nelle regioni del Balochistan, del Sindh e del Pashtun.
Il Congresso si è spinto oltre, avvertendo della possibilità che parte dei proventi derivanti dall’accordo sulle armi, stimati in circa 1,5 miliardi di dollari, potessero essere reinvestiti nelle forze armate pakistane, rafforzandone così la capacità di finanziare le operazioni di sicurezza interna nel Balochistan e in altre regioni.
In sintesi, la comparsa del sistema missilistico “Mohafiz-V” a Khartoum apre un dossier che va oltre l’arrivo di equipaggiamenti pakistani in Sudan, toccando gli interessi di difesa di Islamabad, le preoccupazioni indiane legate alle tecnologie cinesi utilizzate in alcuni dei sistemi e i timori dei gruppi baluchi riguardo alla destinazione finale dei proventi dell’accordo. Tuttavia, questo quadro rimane ancorato a narrazioni e fonti riportate da “News18” che non sono state confermate in modo indipendente, in assenza di qualsiasi annuncio ufficiale da parte di Islamabad o Khartoum in merito all’accordo, alla sua entità o ai dettagli della sua attuazione.