(AGENPARL) - Roma, 7 Agosto 2026 - La seconda rivoluzione quantistica indica il passaggio dalla fisica che descrive fenomeni quantistici alla capacità di manipolarli in modo controllato per produrre tecnologie nuove: computer quantistici, reti di comunicazione a sicurezza intrinseca, sensori capaci di misurare grandezze fisiche con precisione mai raggiunta. È una fase diversa dalla prima rivoluzione, quella che ha portato a transistor, laser e risonanza magnetica, perché oggi non si sfrutta più il comportamento collettivo della materia, ma si ingegnerizzano singoli qubit, fotoni, stati entangled. La Commissione Europea, nei documenti del Quantum Flagship (2018–2024), definisce questa transizione come “l’ingresso nell’era delle tecnologie quantistiche abilitanti”, mentre riviste scientifiche come Nature Reviews Physics e Physical Review Applied ne analizzano le implicazioni industriali e strategiche.
La premessa necessaria è che queste tecnologie, pur ancora immature, hanno un potenziale percepito enorme. È questo potenziale, più che le applicazioni già operative, a generare un interesse crescente da parte dei settori militari. Le forze armate guardano ai sensori quantistici per droni capaci di rilevare variazioni minime di campo magnetico o gravitazionale; ai radar quantistici per individuare velivoli “stealth” e monitorare satelliti; agli orologi atomici ultraprecisi per navigare senza GPS; alle comunicazioni quantistiche per garantire canali non intercettabili; e soprattutto ai computer quantistici, che nel lungo periodo potrebbero rendere vulnerabili i protocolli crittografici classici. L’Agenzia europea per la difesa (EDA) e il Dipartimento della Difesa statunitense hanno pubblicato documenti che riconoscono esplicitamente questi scenari, mentre la comunità crittografica internazionale lavora già a standard “post-quantum” (NIST, Post-Quantum Cryptography Standardization, 2022–2024).
È in questo contesto che, nel gennaio 2026, un gruppo crescente di ricercatori ha deciso di dire “No”. Il manifesto Quantum Scientists for Disarmament, firmato da oltre 250 studiosi e discusso in sedi come il Benasque Center for Science, nasce dalla preoccupazione che la ricerca quantistica stia entrando in una fase di militarizzazione silenziosa. Marco Cattaneo, fisico e tra i promotori dell’iniziativa, spiega che la sola possibilità di applicazioni belliche è sufficiente a orientare bandi, partnership e priorità accademiche. Non si tratta di un rischio astratto: la storia della fisica nucleare e del Manhattan Project è un precedente che molti scienziati considerano un monito. La richiesta dei firmatari è chiara: trasparenza sui finanziamenti militari, dibattito etico nelle università, tutela dell’indipendenza della ricerca, rifiuto esplicito di progetti destinati alla sorveglianza o all’offesa.
Le fonti scientifiche che sostengono questo quadro includono articoli su Nature, Science, Physical Review Letters, documenti del Quantum Flagship europeo, rapporti dell’EDA e del NIST sulla crittografia post-quantum. Sul piano normativo, il riferimento è alla legislazione europea sulla ricerca dual use (Regolamento UE 2021/821 sul controllo delle esportazioni di tecnologie sensibili) e alle linee guida etiche della Commissione Europea per la ricerca avanzata (ERC Ethics Guidelines).
In sintesi, la seconda rivoluzione quantistica è una trasformazione tecnologica profonda che apre possibilità straordinarie, ma proprio per questo richiede una responsabilità collettiva. Il “No” dei ricercatori non è un rifiuto della scienza, bensì un tentativo di preservarne la libertà e l’orientamento civile in un momento storico in cui il confine tra innovazione e militarizzazione si sta assottigliando.